I due partiti che dominano la scena da mesi battono in ritirata. Fratelli d’Italia e Partito Democratico perdono terreno, il Movimento Cinque Stelle respira, e alle loro spalle si fa largo un soggetto che fino a poco tempo fa non compariva nemmeno nei radar: Futuro Nazionale. Il movimento guidato dal generale Roberto Vannacci, secondo l’ultima rilevazione dell’istituto BiDiMedia, è ormai il quarto partito italiano. Un dato che, dentro la coalizione di governo, qualcuno comincia a leggere con una certa inquietudine.
Prima di entrare nei numeri, un contesto che pesa. Se si andasse alle urne oggi, l’affluenza si fermerebbe tra il 56 e il 60 per cento. Non proprio un plebiscito di partecipazione. E la quota di indecisi resta inchiodata al 23%: quasi un elettore su quattro, davanti alla scheda, non saprebbe dove mettere la croce. È in questo scenario di disaffezione e incertezza che si muovono le variazioni fotografate da BiDiMedia.
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Fratelli d’Italia resta saldamente il primo partito, ma il 25,4% registrato questa settimana rappresenta un calo dello 0,8 rispetto alla rilevazione precedente. Non un crollo, certo. Però è il segnale di una flessione che, sommata ad altri numeri, racconta una coalizione in affanno.
La Lega, infatti, perde un altro 0,4 e scende al 4,8%. Sotto la soglia psicologica del 5. Forza Italia cresce di un decimale (7,3%), ma non basta a tenere il passo di chi le sta davanti. E chi le sta davanti, adesso, non è più un alleato “classico”: è Futuro Nazionale.
FUTURO NAZIONALE ALL’8%: IL SORPASSO SU FORZA ITALIA
Ecco il dato che fa rumore. Il movimento di Vannacci guadagna lo 0,9 in una sola settimana e tocca l’8 per cento. Abbastanza per scavalcare Forza Italia e piazzarsi al quarto posto nelle intenzioni di voto. La crescita, va detto, non avviene nel vuoto: i voti che Futuro Nazionale incamera arrivano in larga parte dal bacino del centrodestra. La Lega cala, FdI cala, e il nuovo soggetto si nutre di quella emorragia. Per Palazzo Chigi è un problema di aritmetica prima ancora che di politica.
CENTROSINISTRA: IL PD ARRETRA, IL M5S NE APPROFITTA
Dall’altra parte del campo la musica non cambia granché. Il Partito Democratico scende al 21%, lasciando per strada uno 0,4 che brucia, soprattutto perché non si traduce in un vantaggio per gli alleati del cosiddetto campo largo. A beneficiarne è invece il Movimento Cinque Stelle, che cresce dello 0,6 e si porta al 12,6%. Un segnale di vita per i pentastellati, che nelle ultime settimane sembravano appannati.
Per il resto, staticità. Alleanza Verdi e Sinistra si attesta al 6,5% (-0,1), Azione scende al 2,8% (-0,2) e Casa Riformista – Italia Viva si ferma al 2% (-0,2). Numeri che, messi in fila, restituiscono l’immagine di un’area progressista che non riesce a capitalizzare le difficoltà del governo.

