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Salute: Sla, da rm cervello nuovi indizi su evoluzione malattia

Redazione

Salute: Sla, da rm cervello nuovi indizi su evoluzione malattia

Ven, 30/10/2026 - 11:28

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Dalla risonanza magnetica cerebrale e’ possibile capire perche’ la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) progredisce rapidamente in alcune persone, mentre in altre ha un decorso piu’ lento. Uno studio, pubblicato sulla rivista Brain, ha individuato un’associazione tra alcune alterazioni del tessuto cerebrale, generalmente legate alla sofferenza dei piccoli vasi sanguigni, e la gravita’ e l’evoluzione della SLA.

Analizzando le risonanze magnetiche di 399 pazienti, i ricercatori hanno osservato che una maggiore presenza di queste alterazioni e’ associata a difficolta’ motorie e cognitive piu’ marcate e a stadi piu’ avanzati della malattia. Inoltre, i pazienti con alterazioni particolarmente evidenti in alcune regioni cerebrali presentavano una sopravvivenza piu’ breve, anche tenendo conto di altri fattori prognostici noti. Tradizionalmente la SLA viene studiata concentrandosi soprattutto sui motoneuroni, le cellule nervose che controllano il movimento e che progressivamente degenerano nel corso della malattia. Negli ultimi anni, tuttavia, e’ emersa l’importanza dell’ambiente che circonda queste cellule, compresi i piccoli vasi sanguigni che contribuiscono al loro nutrimento e al loro funzionamento.

“Siamo abituati a pensare alla SLA come a una malattia che colpisce principalmente i neuroni responsabili del movimento”, spiega Nicola Ticozzi, direttore dell’Unita’ Operativa di Neurologia dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano e professore associato di Neurologia all’Universita’ degli Studi di Milano. “Questo studio ci ricorda che i neuroni non vivono isolati: la loro Salute dipende anche dall’ambiente che li circonda, compresi i piccoli vasi sanguigni. Il fatto che alcune alterazioni cerebrali associate alla sofferenza dei piccoli vasi siano collegate alla gravita’ della malattia e alla sopravvivenza – continua – suggerisce che la componente vascolare possa contribuire a spiegare, almeno in parte, perche’ la SLA abbia un decorso cosi’ diverso da paziente a paziente. Non abbiamo dimostrato un rapporto di causa ed effetto, ma individuato un elemento che potrebbe aiutarci a comprendere meglio i meccanismi della malattia”. I ricercatori si sono concentrati sulle cosiddette iperintensita’ della sostanza bianca, piccole aree che appaiono piu’ chiare nelle immagini di risonanza magnetica. Queste alterazioni sono frequenti soprattutto nelle persone anziane e vengono generalmente associate all’invecchiamento e a fattori di rischio vascolare, come l’ipertensione. Lo studio ha mostrato che, nelle persone con SLA, la loro presenza e’ associata anche ad aspetti specifici della malattia, tra cui la perdita di forza muscolare, le difficolta’ cognitive e la prognosi.

“L’aspetto particolarmente interessante e’ che non abbiamo utilizzato esami sperimentali, ma immagini di risonanza magnetica come quelle che vengono gia’ acquisite nella normale valutazione neurologica”, sottolinea Alessio Maranzano, neurologo e ricercatore dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano, autore corrispondente dello studio. “Abbiamo scoperto che alterazioni spesso considerate soprattutto una conseguenza dell’eta’ o dei comuni fattori di rischio vascolare possono fornire informazioni rilevanti anche nel contesto della SLA. La loro associazione con la compromissione motoria, le difficolta’ cognitive e la sopravvivenza suggerisce che meritino maggiore attenzione. Il prossimo passo – aggiunge – sara’ capire se queste osservazioni possano aiutarci, in futuro, a caratterizzare piu’ accuratamente i diversi profili di malattia”. I risultati non significano che le alterazioni vascolari siano una causa della SLA, ne’ che intervenire su di esse possa modificarne il decorso. Lo studio e’ infatti osservazionale e non permette di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto. Saranno necessarie ulteriori ricerche, soprattutto studi che seguano i pazienti nel tempo, per comprendere meglio il ruolo di queste alterazioni e verificare se possano diventare indicatori utili per la valutazione prognostica

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