Nonostante il significativo calo rispetto al 2015, in Italia i furti negli esercizi commerciali sono vicini ai livelli pre-Covid (-1,4% tra il 2019 e il 2025), mentre le rapine hanno superato i valori del 2019 (+10,6% nel 2025). Nel 2025 un esercizio commerciale su dieci ha denunciato un furto e cinque su mille una rapina. La sicurezza condiziona anche le scelte di consumo: il 72,4% degli italiani fa acquisti solo in aree che considera sicure e il 61,4% valuta la sicurezza della zona prima di scegliere un ristorante. Cresce inoltre l’allarme sociale, soprattutto nelle citta’: circa quattro italiani su dieci ritengono che microcriminalita’ (42,8%), insicurezza (39%) e degrado (38,8%) nella zona di residenza siano in aumento e la quota sale nei comuni con oltre 30mila abitanti.
Questi i principali risultati che emergono da un’indagine Censis-Confcommercio su commercio di prossimita’, sicurezza e vivibilita’ delle citta’ presentata oggi a Bari in occasione dell’evento di Confcom “inCitta’”. A rendere sicuro un quartiere, e’ spiegato, contribuiscono soprattutto una buona illuminazione (72%), la presenza delle forze dell’ordine (62,4%), i negozi aperti (40,7%), le telecamere e i sistemi di videosorveglianza (39,1%). Per l’83,9% dei cittadini i commercianti contribuiscono gia’ oggi al decoro e alla sicurezza del territorio e l’88,7% considera fondamentale rafforzare la collaborazione tra istituzioni locali, forze dell’ordine e associazioni attraverso protocolli di sicurezza condivisi.
Nello studio si spiega come il 95,7% degli italiani acquista nei negozi di prossimita’ e il 90,6% li considera un tratto distintivo della societa’ italiana. Piu’ di otto italiani su dieci dichiarano che la presenza di negozi e locali aperti li fa sentire piu’ sicuri (85,9%), che la loro chiusura favorisce il degrado urbano (83,2%) e che e’ importante poter contare in caso di necessita’ su commercianti, baristi e ristoratori (85,8%). Quasi nove cittadini su dieci (87,3%) si sono rivolti almeno una volta a negozi e pubblici esercizi per un bisogno: dalla semplice richiesta di informazioni (nel 68,8% dei casi) alla segnalazione di comportamenti sospetti o potenzialmente pericolosi (22%), dalla domanda di aiuto perche’ inseguiti o minacciati (16,9%) alla richiesta di contattare le forze dell’ordine dopo aver subito un reato (15,8%).
Per Patrizia Di Dio, vicepresidente di Confcommercio con delega alle politiche della legalita’, “il commercio di prossimita’ non ha soltanto un valore economico, ma rappresenta anche un importante presidio di legalita’, sicurezza e coesione sociale. La desertificazione commerciale non significa solo meno attivita’ economiche, ma anche un peggioramento della qualita’ della vita nei territori. Non possiamo accettare che la paura condizioni le abitudini delle persone, limiti la frequentazione delle nostre citta’ o costringa cittadini e imprenditori a convivere con criminalita’, degrado e illegalita’”.
La sicurezza, prosegue Di Dio, “e’ un diritto fondamentale, una condizione indispensabile per la liberta’ di fare impresa e una responsabilita’ collettiva”. Per questo, aggiunge, “e’ necessario rafforzare la presenza dello Stato sul territorio, garantire interventi efficaci di prevenzione e contrasto alla criminalita’ e consolidare la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine, amministrazioni locali e associazioni di categoria”. Sostenere il commercio di prossimita’, conclude Di Dio, “significa investire nella sicurezza e nella vivibilita’ urbana. Una citta’ sicura e’ una citta’ viva e una citta’ viva ha bisogno delle sue imprese”.

