(Adnkronos) – "Non mi ritengo in realtà un profeta. E i profeti sono un po’ sopravvalutati". E' partito da qui, dalla definizione di “profeta” che gli è stata spesso attribuita, Michel Houellebecq, intervenuto a Pordenone in occasione della 27/a edizione di Pordenonelegge per presentare la raccolta "Tutte le poesie", pubblicata da La nave di Teseo. Lo scrittore francese, noto per la sua proverbiale riservatezza e per la rarità delle sue apparizioni pubbliche e delle sue interviste, ha accettato l'invito dell'editore Elisabetta Sgarbi a tenere una conferenza stampa, durata circa 40 minuti, rispondendo alle domande dei giornalisti sui suoi libri, sulla poesia, sulla fantascienza e anche sull'attualità politica europea. Il soprannome di “profeta” è legato soprattutto a "Sottomissione", il romanzo pubblicato nel 2015 nel quale Houellebecq immagina una Francia segnata dalla vittoria alle presidenziali di un partito islamico, la Fratellanza Musulmana, capace di battere al secondo turno il Front National di Marine Le Pen grazie a un’alleanza tra le principali forze politiche repubblicane. "E' un po’ strano il modo in cui si definiscono i profeti", ha spiegato Houellebecq. "Ci sono quelli della Bibbia, che immaginavano ogni disgrazia e lo facevano per opprimere il popolo. Io anche predico disgrazia per opprimere l’umanità, ma sono meno severo e meno cattivo". Una battuta che introduce uno dei temi emersi con maggiore frequenza nel confronto con i giornalisti: il rapporto tra la sua opera e la capacità, attribuitagli spesso, di aver anticipato alcuni aspetti del presente. Houellebecq ha respinto però l'idea di essere un autore profetico in senso stretto, richiamando invece la sua lunga familiarità con la fantascienza. "Quando ero giovane leggevo moltissima fantascienza", ha raccontato. "Veramente dicevo a tutti che ero un grande esperto di fantascienza e bisogna leggerne davvero tanta per poter dire di essere davvero esperti". Per lo scrittore, è "un vero peccato che si sia dimenticata la fantascienza degli anni ’70", proprio mentre alcuni elementi immaginati da quella letteratura "cominciano a concretizzarsi". Tra gli esempi citati c'è naturalmente l'intelligenza artificiale. "Viviamo un’epoca in cui alcuni elementi della fantascienza degli anni ’70 cominciano a concretizzarsi, ad esempio l’intelligenza artificiale", ha osservato. "Alcuni sono stati profeti, più di me". Houellebecq, arrivato al successo internazionale con il romanzo "Le particelle elementari" del 1998, ha ricordato anche il proprio rapporto personale con la fantascienza, arrivando a dire che avrebbe potuto essere un buon curatore di classici del genere. "Potrei essere bravo a editare dei classici della fantascienza oggi. Perché me ne intendo bene", ha detto, sottolineando però che in Francia le persone che conoscono davvero il genere sono numerose. Dalla fantascienza alla scrittura, Houellebecq ha raccontato anche che cosa lo spinge oggi, nel 2026, a continuare a scrivere e se questa motivazione sia cambiata rispetto agli esordi. "Abbastanza spesso si scrive un libro perché si trovano dei difetti in quello che si è scritto prima", ha spiegato. Alla base della scrittura rimane, secondo lui, "l’idea che si riuscirà a fare il libro perfetto e poi si smetterà di scrivere per sempre". Ma, una volta iniziato il nuovo libro, "ci si rende conto che ci sono delle mancanze". Houellebecq ha ammesso di avere ancora difficoltà ad affrontare alcuni dei grandi temi tradizionalmente esplorati dalla letteratura: "Faccio fatica a scrivere dei grandi temi dell’umanità, dei grandi temi tipicamente esplorati dai romanzi, per esempio la relazione col padre. Io ancora non ci riesco". Molto diversa, invece, la motivazione che aveva accompagnato il suo esordio narrativo: "Quando ho scritto il mio primo romanzo, 'Estensione del dominio della lotta', una delle ragioni era che secondo me mancava un informatico nella letteratura". Era, ha ricordato, "la prima fase di espansione dell’informatica" e gli sembrava significativo che un mondo già presente nella vita quotidiana non avesse ancora trovato sufficiente spazio nella narrativa. "Detto in questo modo non sembra tanto appassionante", ha commentato con ironia. Una parte dell'incontro è stata dedicata anche alla situazione politica francese ed europea, a partire dall'avanzata delle destre. Houellebecq ha osservato che la Francia non costituisce, a suo avviso, un caso isolato nel continente. "Non possiamo dire che la Francia sia un caso molto particolare in Europa. È un po’ una minaccia generale, un po’ europea", ha detto, sottolineando che la situazione si sta generalizzando anche in altri Paesi. “Non ho la sensazione però che l’Italia sia andata, o stia andando, verso il fascismo”, ha sottolineato. Rispondendo a una domanda sul successo elettorale dell’AfD in Germania e sul possibile rafforzamento delle destre in Europa, Houellebecq ha osservato che “sembra” esserci una preoccupazione diffusa, "ma l'Italia è pronta a rassicurare il resto dell'Europa". E sull’AfD, ha aggiunto: “Non saprei dire nulla di specifico”. Nel suo ragionamento ha inserito però una riflessione soprattutto sul cambiamento della sinistra francese. "Una delle conseguenze spiacevoli di questo, in Francia – almeno, non so negli altri Paesi europei – è che la sinistra è diventata super cattiva". Houellebecq ha collegato questo cambiamento alla perdita di una parte della precedente egemonia culturale e intellettuale. "Quando ero giovane, ma era molto tempo fa, o anche quando ero relativamente adulto, la sinistra era così dominante, in particolare nel campo culturale e intellettuale, che poteva permettersi di essere tollerante". Oggi, secondo la sua lettura, "come questa dominazione può essere meno contestata, diventa davvero quella che sorveglia". Lo scrittore ha quindi raccontato un episodio personale che, a suo giudizio, mostra quanto sia cambiato il clima culturale. "La cosa più sorprendente che mi sia capitata è che sono stato praticamente trattato da fascista, o qualcosa del genere, perché una volta sono andato a una riunione di un piccolo gruppo monarchico. Ero convinto che tutti avrebbero considerato i monarchici una sorta di vestigia folkloristica, non certo qualcosa di pericoloso. Assolutamente no: hanno fatto come se fosse qualcosa di molto pericoloso. E mi hanno dato del fascista". Dalla politica alla poesia, il discorso è tornato al titolo della raccolta italiana, "Tutte le poesie", e in particolare al sottotitolo: "Si perde sempre". Che cosa si perde? E ha ancora senso la lotta di cui Houellebecq ha parlato a lungo nella sua opera? "La lotta che si perde sempre è quella contro la morte", ha risposto. "È questo il senso". Lo scrittore ha rifiutato però l'idea della rassegnazione davanti alla morte: "Rispetto alla morte non mi piace il discorso della rassegnazione. È sciocco, ma mi dà sui nervi". Da qui il riferimento al buddhismo e alla figura del Buddha.: "Buddha era un principe, era nato in condizioni sociali molto favorevoli, viveva in un palazzo. A un certo punto decide di uscire dal palazzo e scopre sulla sua strada un vecchio, un malato e un morto". Da questa esperienza, ha proseguito, Buddha "deduce che la vecchiaia, la malattia e la morte sono tre cattive cose". E Houellebecq ha osservato con una punta di ironia: "E' quindi buffo che questa constatazione, questa osservazione abbia dato luogo a una religione, anziché, per esempio, decidere di portarlo verso una vocazione medica". Un'altra domanda ha riguardato una sua precedente riflessione su un mondo nel quale "respiriamo male", nel quale si manifesta "un disgusto" e cresce "una voglia di fuggire senza voltarsi indietro", fino alla difficoltà di leggere i titoli dei giornali. Parole che, ha confermato, valgono ancora oggi. "Sì, comunque", ha risposto. "Se ci si collega per qualche tempo a un’informazione in continuazione, c’è comunque un disgusto che si manifesta se si ha voglia di mettere una catena con immagini della natura, delle cose così". Inevitabile, nel confronto con i giornalisti, il riferimento a "Sottomissione", il romanzo in cui aveva immaginato una Francia attraversata da una trasformazione politica e culturale radicale. Se dovesse scriverlo oggi, lo riscriverebbe? "Direi di sì", ha risposto Houellebecq. Ma con una precisazione: "Le possibilità che questa pubblicazione possa realizzarsi sarebbero minori". Secondo lo scrittore, un elemento del romanzo si è rivelato "abbastanza profetico", almeno per quanto riguarda l'università francese, da lui descritta come "una zona di debolezza". Houellebecq ha ricordato in particolare l'antisemitismo. "Quando ho scritto 'Sottomissione', mi aggiravo in un’università perché volevo tastare il polso della situazione. Sono stato sorpreso di vedere le prime protesta contro l’arrivo di un ricercatore israeliano". Quello che allora aveva osservato, ha aggiunto, "si è sviluppato molto nell’università. Meno nel resto della società". Tra le domande anche quella sul rapporto fra libertà mentale, indipendenza e solitudine, temi presenti in diverse raccolte poetiche e in particolare ne "La ricerca della felicità". "Io non mi sento assolutamente indipendente", ha risposto Houellebecq. "L’indipendenza forte non è totale. C’è una forte indipendenza, ma non è totale". A questo proposito ha citato l'esperienza dei monasteri. "Mi è capitato di fare visita a dei monasteri, accolgono spesso dei visitatori, degli ospiti anche. E questi monaci, con mia sorpresa, sembravano molto felici, hanno l’aria felice". La libertà, dunque, non viene presentata come una condizione assoluta, ma come una possibilità che convive con forme di dipendenza, comprese quelle legate all'amore e alle relazioni. Alla domanda se esistano ancora poesie che non ha scritto, Houellebecq ha risposto con maggiore incertezza rispetto ai romanzi. "Per i romanzi è più facile rispondere. Probabilmente ce ne saranno altri, ma per la poesia non so, perché non so esattamente da dove mi venga l’ispirazione". A volte, ha raccontato, può bastare un cambiamento di ambiente. "Qualche volta basta recarsi in un luogo che non si conosce e si viene ispirati a scrivere una nuova poesia proprio perché è un luogo sconosciuto". (di Paolo Martini)
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Houellebecq: ‘Non mi ritengo un profeta, i profeti sono un po’ sopravvalutati’
Dom, 20/09/2026 - 16:53
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