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Bimbo morto in asilo ‘ai responsabili pena sospesa, per noi eterna’. La lettera dei genitori del piccolo Tommaso dopo la decisione del Tribunale

Redazione

Bimbo morto in asilo ‘ai responsabili pena sospesa, per noi eterna’. La lettera dei genitori del piccolo Tommaso dopo la decisione del Tribunale

Dom, 20/09/2026 - 17:16

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Lo scorso 16 settembre “nel giorno del verdetto del Tribunale sull’uccisione di Tommaso, Luigi, suo fratello usciva di casa per il suo primo giorno di asilo: sopravviene la suggestione che più che di una coincidenza casuale si tratti di sincronicità, quei fatti apparentemente non collegati che ti portano un messaggio”. Così in una lettera aperta Alessia e Patrizio – i genitori di Tommaso D’Agostino, morto a 4 anni a L’Aquila investito da un’auto, negli spazi dell’Asilo Primo Maggio il 18 maggio del 2022 – squarciano il silenzio su una vicenda che ha visto chiudersi il processo di primo grado con due condanne con pena sospesa e un’assoluzione.

“La pena sospesa – scrivere – è un lusso che a noi non è concesso. La nostra pena sarà eterna e se credessimo alla sincronicità delle righe iniziali e al messaggio che potrebbe portare, valere disertare, potendo, l’obbligo scolastico. Ma Luigi – proseguono riferendosi al fratellino – ha indossato il grembiulino e un nodo ci strozzava le parole. Oggi Tommaso avrebbe otto anni e forse sarebbe stato un ottimo alunno, brillante e curioso come già prometteva. Non gli è stato concesso dalla fatale leggerezza di un sistema in cui gli adulti, bravissimi a schivare responsabilità, ignorano il rispetto”. Il giudice monocratico del Tribunale dell’Aquila ha condannato i due imputati nel processo per la morte del bimbo e per il trasferimento di altri cinque piccoli, tutti investiti da un’auto parcheggiata nella discesa che portava all’edificio e che si era ‘sfrenata’.

Si tratta di una dirigente scolastica, condannata a un anno e mezzo di reclusione, e di un ingegnere, addetto alla sicurezza dell’edificio, a un anno e 8 mesi con i benefici di legge. I due imputati sono stati condannati con l’accusa di cooperazione in omicidio colposo, reato riqualificato in luogo della più grave fattispecie dell’omicidio stradale. “Le famiglie – argomentano i genitori di Tommaso – affidano alle istituzioni il loro bene più prezioso. I nostri figli devono essere protetti da chi li prende in custodia come li proteggerebbe una madre o un padre. Se non accade, la giustizia dovrebbe tuonare”, scandiscono nella lunga missiva. Quel giorno di maggio del 2002, riflette la coppia, “sarebbe bastato tirare un freno a mano, apporre un divieto di accesso alle auto nel cortile”.

Certo, viene evidenziato, “la giustizia non deve essere vendetta, lo sappiamo, ma nella fredda macchina delle procedure fatichiamo oggi a vederci persino il rispetto che abbiamo cercato per quattro anni”. Perché, scrivono ancora i genitori, “quando si misura in pochi mesi di condanna, teorica,la responsabilità di chi quelle banali soluzioni le ha ignorate, l’impotenza e l’incredulità amplificano il dolore e generano solo rabbia. Risulta, visto da qui, persino un offensivo affronto vedere dibattersi come pesci all’amo i protagonisti, le assicurazioni ei loro agguerriti legali per cercare di ridurre una condanna per noi già blanda e con effetti inconsistenti, attraverso appelli e cavilli che suonano grotteschi davanti alla tomba silente di un bambino”, concludon

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