CALTANISSETTA – Ricordare Rosario Livatino senza limitarsi alla commemorazione, ma trasformando la sua testimonianza in un messaggio capace di parlare alle nuove generazioni. È stato questo il cuore di “Il valore della scelta – Vita, lotta e legalità nel racconto di Renato Cortese”, l’incontro che si è svolto ieri, 21 settembre, al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta, in occasione del 36° anniversario dell’uccisione del giudice Rosario Livatino.
Una mattinata dal forte valore educativo che ha visto la partecipazione di quasi 300 ragazze e ragazzi delle classi quarte e quinte degli istituti superiori. Una platea giovane chiamata non semplicemente ad assistere a una celebrazione, ma a confrontarsi con temi come legalità, responsabilità, coraggio, servizio allo Stato e, soprattutto, con il significato delle scelte che ciascuno è chiamato a compiere.
Protagonista dell’incontro è stato il prefetto Renato Cortese, che attraverso il racconto della propria esperienza professionale ha ripercorso storie, uomini e momenti della lotta alla criminalità organizzata. A dialogare con lui il giornalista e scrittore Salvo Toscano, che ha accompagnato il pubblico lungo oltre due ore di narrazione e confronto.

A scandire alcuni dei passaggi più significativi della mattinata anche le proiezioni dedicate a importanti operazioni di polizia e i momenti musicali affidati agli studenti del Liceo Musicale e Coreutico dell’IISS Manzoni-Juvara, con la professoressa Rosa Maria Chiarello. Musica, immagini, testimonianze e domande degli studenti hanno così costruito un percorso pensato per rendere la memoria qualcosa di vivo e attuale.
A sottolineare il significato dell’iniziativa è l’assessore comunale all’Identità Pierpaolo Olivo, che ha fortemente creduto nell’organizzazione dell’evento e che, all’indomani della manifestazione, non ha nascosto la soddisfazione per la risposta arrivata soprattutto dai giovani.
«Volevamo ricordare Livatino, certo – dichiara Olivo – ma non l’abbiamo fatto con un minuto di retorica, ma parlando ai giovani e con i giovani. E ieri quei giovani ci hanno dato la risposta più bella. Attenti, partecipi, rispettosi, curiosi».
Un coinvolgimento che ha rappresentato probabilmente il risultato più importante dell’intera iniziativa. Per oltre due ore i ragazzi hanno seguito in un silenzio quasi assoluto il racconto di Cortese, ascoltando, partecipando e lasciandosi coinvolgere da vicende che appartengono alla storia recente del Paese ma che continuano a interrogare il presente.

«È stato emozionante vedere una platea così numerosa di ragazzi lasciarsi coinvolgere da una storia che appartiene al passato, ma che parla profondamente al loro presente e al loro futuro – continua Olivo –. Perché la memoria ha davvero un senso quando riesce a diventare consapevolezza. E la legalità acquista forza quando smette di essere soltanto una parola e diventa una scelta quotidiana».
Numerose anche le autorità presenti, che hanno condiviso il momento di memoria e riflessione. Olivo ha rivolto il proprio ringraziamento al prefetto Renato Cortese e a Salvo Toscano, ai dirigenti scolastici e ai docenti degli istituti che hanno aderito, alla professoressa Rosa Maria Chiarello e agli studenti del Liceo Musicale e Coreutico.
Un ringraziamento è andato inoltre ai dipendenti dell’Ufficio Cultura e dell’Ufficio di Gabinetto, alla responsabile del Cerimoniale del Comune Irene Culò e a tutti coloro che hanno lavorato dietro le quinte per la riuscita dell’appuntamento.
Ma il pensiero principale dell’assessore è rivolto proprio ai quasi trecento studenti che hanno riempito il Regina Margherita.
«È per loro che abbiamo voluto fortemente questo evento – conclude Olivo –. Perché ricordare Rosario Livatino non significa soltanto guardare indietro. Significa avere il coraggio di guardare avanti e consegnare alle giovani generazioni una domanda semplice, ma immensa: da che parte scegliamo di stare?».
Ed è proprio questa domanda a racchiudere il senso della mattinata. La memoria di Rosario Livatino diventa davvero patrimonio collettivo quando esce dalle celebrazioni e riesce a entrare nelle coscienze dei più giovani. Se quei quasi trecento ragazzi sono usciti dal teatro portando con sé una riflessione in più sul significato della legalità, della responsabilità e delle proprie scelte, allora il ricordo non è rimasto confinato al passato: ha trovato un modo concreto per continuare a vivere nel futuro.

