Policlinico universitario di Enna, Giuseppe Catania: «Un milione di euro non realizza un Policlinico, ma indica una precisa direzione politica. Caltanissetta non può restare ai margini. Attendo la pubblicazione in GURS dell’emendamento. Pronto a chiedere un’interlocuzione ai vertici della Regione Siciliana per comprendere le scelte compiute e lavorare a un riequilibrio del percorso. Ai deputati nisseni chiedo iniziative concrete, non soltanto rassicurazioni» Le notizie diffuse da alcune testate giornalistiche in merito all’approvazione del comma 23 del maxi-emendamento 122 R, nell’ambito della manovra finanziaria regionale, destano in me forte preoccupazione e impongono una riflessione seria sul futuro della sanità e dell’università a Caltanissetta. Secondo quanto riportato dalla stampa, l’Assemblea Regionale Siciliana avrebbe approvato uno stanziamento di un milione di euro in favore dell’ASP di Enna, destinato alla progettazione del quarto Policlinico universitario siciliano, in collegamento con l’Ospedale Umberto I di Enna. Prima di esprimere un giudizio definitivo, ritengo doveroso attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana (GURS) del testo della disposizione approvata, per verificarne l’esatta formulazione, la portata e le conseguenze. Mi auguro sinceramente che quanto riportato dalle testate giornalistiche non trovi conferma nei termini prospettati o che la norma contenga elementi capaci di salvaguardare e valorizzare il ruolo di Caltanissetta nella programmazione universitaria e sanitaria della Sicilia centrale. Una cosa, però, deve essere chiara fin da subito: so perfettamente che un Policlinico universitario non si realizza con un milione di euro. Sarebbe ingenuo, oltre che tecnicamente infondato, sostenere il contrario. La realizzazione di una struttura di tale complessità richiede investimenti ben più consistenti, una programmazione pluriennale, accordi istituzionali, risorse professionali e una precisa strategia sanitaria e accademica. Ma sarebbe altrettanto ingenuo, e soprattutto politicamente miope, sottovalutare il significato di uno stanziamento destinato alla progettazione di un nuovo Policlinico universitario. Perché quel milione di euro, se confermato nella destinazione annunciata, non rappresenterebbe semplicemente una somma iscritta in bilancio. Rappresenterebbe una scelta, un primo passo concreto, un segnale politico e istituzionale preciso. Indicherebbe una direzione verso la quale la Regione intende orientare la propria programmazione e, potenzialmente, i successivi investimenti. Ed è proprio questa direzione a preoccuparmi: una direzione che, almeno per quanto oggi emerge, non sembra vedere il territorio di Caltanissetta come protagonista, nonostante la sua storia universitaria, le strutture sanitarie esistenti e le legittime aspettative maturate in oltre vent’anni. È questo il vero nodo politico della vicenda. Non l’entità dello stanziamento, ma il significato della decisione che potrebbe esservi alla base.
Caltanissetta ospita da oltre vent’anni il corso di laurea in Medicina e Chirurgia e dispone dell’Ospedale Sant’Elia, presidio classificato come DEA di secondo livello. Si tratta di condizioni oggettive che avrebbero dovuto rappresentare una base solida per costruire un progetto di Policlinico universitario, integrando formazione, ricerca e assistenza sanitaria. Per anni si è discusso di questa prospettiva. Sono stati assunti impegni, formulate proposte e alimentate aspettative da parte del Rettore dell’Università di Palermo, successivamente anche Presidente del Libero Consorzio comunale, e dei vertici del Consorzio universitario. Non possiamo dimenticare la grande mobilitazione dello scorso anno, quando migliaia di studenti e cittadini sono scesi in piazza per rivendicare il riconoscimento del ruolo universitario e sanitario di Caltanissetta. Si era persino prospettata l’ipotesi di un Policlinico della Sicilia centrale, fondato sulla collaborazione tra Caltanissetta ed Enna, nella logica di una rete integrata capace di valorizzare le rispettive strutture, esperienze e competenze. Oggi, invece, apprendiamo dalla stampa di una possibile scelta che sembrerebbe concentrare esclusivamente su Enna l’avvio di un percorso progettuale per un nuovo Policlinico universitario, in un territorio nel quale il corso di laurea in Medicina non ha ancora completato il primo ciclo sessennale. Sia chiaro: non intendo mettere in discussione le legittime aspirazioni di Enna, né alimentare un’inutile contrapposizione tra territori vicini che dovrebbero, al contrario, collaborare. Il problema non è ciò che Enna riesce a ottenere. Il problema è comprendere perché Caltanissetta, pur disponendo da tempo di una consolidata presenza universitaria e di un importante patrimonio sanitario, rischi ancora una volta di rimanere ai margini delle scelte strategiche regionali. E soprattutto occorre chiedersi chi stia realmente lavorando per garantire a Caltanissetta un ruolo centrale nella futura organizzazione della sanità universitaria siciliana. C’è poi un aspetto politico della vicenda che merita particolare attenzione. Secondo quanto riportato dalla stampa, l’emendamento sarebbe stato presentato da un deputato regionale ennese del Partito Democratico. Una circostanza che, se confermata, rende ancora più evidente il significato politico dell’iniziativa. Un parlamentare ennese, appartenente peraltro a una forza politica di opposizione rispetto al Governo regionale, avrebbe individuato un obiettivo strategico per il proprio territorio, predisposto un emendamento e lavorato per ottenerne l’approvazione. A quel deputato, al di là delle appartenenze politiche, va riconosciuto il merito di aver saputo tradurre una visione territoriale in una concreta iniziativa parlamentare. Ed è proprio questo che dovrebbe far riflettere la rappresentanza politica nissena. Perché mentre un deputato ennese del PD sarebbe riuscito a far approvare un emendamento che indirizza risorse verso la progettazione di un Policlinico universitario nel proprio territorio, resta da comprendere quale analoga iniziativa sia stata promossa dai parlamentari eletti in provincia di Caltanissetta. E qui la domanda, inevitabilmente, diventa politica: possibile che un deputato di opposizione riesca a trovare le condizioni per far approvare un emendamento strategico per Enna, mentre i nostri rappresentanti, anche quando appartengono alle forze che sostengono il Governo regionale, non riescano a ottenere un risultato altrettanto significativo per Caltanissetta? Secondo le ricostruzioni giornalistiche, peraltro, il provvedimento avrebbe ricevuto anche il voto favorevole dei deputati regionali eletti in provincia di Caltanissetta. Se così fosse, sarebbe lecito domandarsi se, prima di esprimere quel voto, qualcuno si sia posto il problema delle possibili ricadute politiche e strategiche sul nostro territorio. E mentre a Enna si lavora per ottenere atti, finanziamenti e riconoscimenti istituzionali, da noi troppo spesso ci si ritrova a commentare le iniziative degli altri, a fornire rassicurazioni e a spiegare perché non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi. Prendo atto delle dichiarazioni secondo cui lo stanziamento non determinerebbe automaticamente la sede definitiva del quarto Policlinico universitario. È una precisazione importante, ma non risolve la questione politica. Perché il problema non è soltanto sapere se il Policlinico sia già stato assegnato a Enna. Il problema è capire perché Enna abbia ottenuto un finanziamento per avviare un percorso progettuale mentre Caltanissetta, almeno per quanto oggi emerge, non sembra aver ottenuto un analogo riconoscimento della propria centralità. Mi auguro dunque che non ci si limiti a esternare rassicurazioni che nulla è stato ancora deciso. Non vorrei che, alla fine, dovessimo assistere al solito copione: altri territori che portano a casa risultati e noi che ci consoliamo con la spiegazione che, in fondo, non abbiamo perso nulla. Perché in politica non basta poter dire di non avere perso una partita. Bisogna anche dimostrare di aver giocato per vincerla. Naturalmente mi auguro che i nostri parlamentari possano smentire queste preoccupazioni con fatti, iniziative e risultati concreti. Ma sarebbe davvero paradossale se, dopo oltre vent’anni di presenza universitaria a Caltanissetta, dovessimo accontentarci delle rassicurazioni dei nostri rappresentanti mentre quelli degli altri territori riescono a trasformare le proprie ambizioni in atti parlamentari e stanziamenti di bilancio. La politica si misura soprattutto dalla capacità di incidere sulle decisioni, non soltanto da quella di spiegarle quando sono già state assunte. Occorre, peraltro, riconoscere che a Enna, da molti anni, le forze politiche e istituzionali hanno saputo costruire una convergenza attorno allo sviluppo universitario, superando divisioni e appartenenze e ricercando sostegni politici, accademici e finanziari. A Caltanissetta, invece, è mancata troppo spesso una strategia unitaria. Le responsabilità sono diffuse e nessuno può tirarsi fuori.
Non possiamo continuare a lamentare le scelte degli altri senza interrogarci sulle nostre incapacità di costruire una visione comune, di difenderla nelle sedi istituzionali e di trasformarla in risultati concreti. Ma proprio perché ritengo che la questione sia troppo importante per essere affidata soltanto alle dichiarazioni pubbliche, sono pronto a chiedere personalmente un’interlocuzione con i vertici della Regione Siciliana, per comprendere nel dettaglio il percorso istituzionale e programmatorio che si intende avviare, le ragioni delle scelte annunciate e le prospettive riservate al territorio di Caltanissetta. Non si tratta di contestare le aspirazioni di Enna, ma di verificare se esistano le condizioni per riequilibrare un percorso che, almeno sulla base delle notizie oggi disponibili, sembrerebbe orientato prevalentemente verso un solo territorio. Ritengo necessario comprendere se la Regione intenda realmente perseguire un modello di Policlinico della Sicilia centrale, capace di valorizzare in maniera integrata le strutture sanitarie e universitarie di Caltanissetta ed Enna, oppure se si stia procedendo verso una scelta che rischia di escludere il territorio nisseno da una prospettiva strategica di grande rilevanza. L’obiettivo dell’interlocuzione non sarebbe quello di alimentare contrapposizioni territoriali, ma di individuare soluzioni concrete, anche attraverso eventuali correttivi nella programmazione regionale, affinché Caltanissetta possa svolgere un ruolo effettivo e qualificato nel futuro assetto della sanità universitaria siciliana. Sono convinto che, prima di assumere posizioni definitive, sia necessario conoscere, approfondire e confrontarsi nelle sedi istituzionali competenti. Ma sono altrettanto convinto che non si possa rimanere immobili nell’attesa che le decisioni vengano definitivamente assunte. Per questo ritengo che sia il momento di affiancare alla legittima preoccupazione un’iniziativa istituzionale concreta, finalizzata non soltanto a ottenere chiarimenti, ma anche a verificare ogni possibile spazio per correggere o riequilibrare le scelte in corso. Parallelamente, se la scelta annunciata dalla stampa dovesse essere confermata, sarebbe necessario aprire una riflessione sulla strategia universitaria di Caltanissetta e sui rapporti con l’Università di Palermo. Il Consorzio universitario e gli enti soci dovrebbero valutare, senza pregiudizi e senza posizioni precostituite, nuove forme di collaborazione accademica, compresa la possibilità di un accordo di rete con l’Università Kore di Enna, non soltanto per Medicina, ma anche per gli altri corsi di laurea. Non possiamo continuare a considerare immutabile un rapporto esclusivo con l’Università di Palermo, che negli anni non sempre ha garantito al Polo nisseno le opportunità di crescita auspicate, mentre altri territori, come Trapani e Agrigento, hanno beneficiato dell’attivazione di ulteriori percorsi formativi. Anche la recente notizia relativa a un accordo dell’ASP di Caltanissetta per l’attivazione di percorsi di specializzazione medica collegati all’Università di Catania, con attività previste a Caltanissetta e Gela, meriterebbe un approfondimento e un confronto istituzionale. Sorprende, in particolare, l’assenza di una posizione pubblica del Consorzio universitario, del quale la stessa ASP è socia. Ancora una volta emerge il limite di un sistema nel quale ciascun soggetto sembra procedere autonomamente, senza un coordinamento effettivo e senza una visione strategica condivisa. L’università e la sanità rappresentano due pilastri fondamentali per il futuro di Caltanissetta. Dalla loro integrazione dipendono opportunità di formazione, occupazione qualificata, ricerca, attrazione di investimenti e miglioramento dei servizi sanitari. Non possiamo permettere che anni di investimenti, aspettative e mobilitazione civile vengano vanificati dall’incapacità di costruire una proposta istituzionale forte e credibile. Per questo, nell’attesa di conoscere il testo ufficiale della norma, rivolgo un preciso invito ai deputati regionali nisseni, al Sindaco, al Presidente del Libero Consorzio, ai vertici del Consorzio universitario e dell’ASP: chiariscano quale sia lo stato reale delle decisioni assunte e quali iniziative intendano promuovere per garantire il futuro universitario e sanitario di Caltanissetta. Non è il momento delle polemiche fini a sé stesse, ma neppure quello del silenzio o delle rassicurazioni generiche. Servono trasparenza, responsabilità, una strategia condivisa e soprattutto atti concreti. Non possiamo rassegnarci a essere ancora una volta figli di nessuno, spettatori impotenti di decisioni che rischiano di accelerare il declino e la desertificazione del nostro territorio. Perché il vero rischio non è perdere un finanziamento di un milione di euro. È perdere il diritto di essere protagonisti delle scelte che determineranno il futuro della sanità, dell’università e dello sviluppo della Sicilia centrale. Il futuro del nostro territorio non può essere affidato soltanto alle promesse o rassicurazioni, ma deve essere costruito attraverso iniziative, responsabilità e risultati concreti

