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Caltanissetta, la Madonna degli Angeli torna al suo splendore: restituito alla città lo storico dipinto dopo il restauro

Redazione

Caltanissetta, la Madonna degli Angeli torna al suo splendore: restituito alla città lo storico dipinto dopo il restauro

Nella chiesa del Collegio di Maria la riconsegna dell'opera alla presenza del vescovo Mario Russotto. L'intervento della Soprintendenza, guidata da Daniela Vullo, ha riportato alla luce preziosi dettagli pittorici. Il presule ne ha illustrato il profondo significato teologico, elogiando l'impegno della soprintendente nella tutela del patrimonio culturale nisseno.
Ven, 23/10/2026 - 12:27

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CALTANISSETTA – Un prezioso tassello del patrimonio storico, artistico e religioso di Caltanissetta torna alla collettività. Questa mattina, venerdì 23 ottobre, nella chiesa del Collegio di Maria, è stato riconsegnato il dipinto raffigurante la Madonna degli Angeli, al termine di un accurato intervento di restauro curato dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta.

Alla cerimonia ha preso parte il vescovo della diocesi nissena, S.E. Mons. Mario Russotto, che ha offerto un’interessante lettura teologica dell’opera, soffermandosi sul significato dei simboli e dei particolari pittorici che caratterizzano la raffigurazione della Madonna con il Bambino, circondata da sei angeli.

Presente anche padre Giuseppe Canalella, rettore del Collegio di Maria, visibilmente soddisfatto per il completamento del restauro e per la restituzione alla collettività di un’opera di particolare valore storico, artistico e religioso, profondamente legata alla tradizione e alla devozione cittadina.

L’intervento, finanziato dal Dipartimento regionale dei Beni Culturali per un importo di circa 8.500 euro, è stato eseguito dalla ditta Alaimo e Gulino Conservazione e Restauro di Gangi, sotto la direzione dei lavori dell’architetto Daniela Vullo, con il geometra Michele Nicosia nel ruolo di responsabile unico del procedimento.

Visibilmente soddisfatta la soprintendente Daniela Vullo per il risultato raggiunto, frutto di un lavoro che ha consentito non soltanto di recuperare importanti elementi pittorici, ma anche di approfondire la complessa storia dell’opera e le trasformazioni subite nel corso dei secoli.

Il dipinto, databile tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento, era stato infatti sottoposto a due precedenti restauri, rispettivamente nel 1836 e nel 1981, che ne avevano modificato alcuni elementi originari.

Il primo intervento venne eseguito dal pittore nisseno Raimondo Butera, che ricevette dal Decurionato quattro onze per il restauro dell’antica immagine di Maria Santissima degli Angeli. A lui si devono alcune modifiche agli scudi presenti nella parte inferiore del dipinto: quello della famiglia Moncada, quello con le insegne papali e un terzo, nel quale inserì la scritta «vuoto per non potersi rintracciare». Una scelta che nel 1872 suscitò le critiche dell’archeologo Antonino Salinas, che definì Butera un «fantasioso epigrafista».

Particolarmente interessante la questione della data MCLIII, corrispondente al 1153, presente nell’opera. Le indagini diagnostiche effettuate durante il restauro, attraverso riflettografie a infrarossi, radiografie e saggi stratigrafici, hanno permesso di approfondire la lettura dell’iscrizione, senza tuttavia risolverne definitivamente il significato.

Gli accertamenti hanno evidenziato che della lettera L risulta conservato soltanto il tratto verticale, mentre manca quello orizzontale. Si è quindi scelto di confermare l’interpretazione proposta da Butera, reintegrando il tratto mancante attraverso la tecnica del rigatino, che consente di distinguere l’intervento moderno dalla pittura originale a un’osservazione ravvicinata.

Secondo una delle ipotesi avanzate dall’architetto Vullo, la data 1153, certamente non riferibile all’esecuzione del dipinto, potrebbe richiamare la consacrazione dell’Abbazia di Santo Spirito, suggerendo una possibile destinazione originaria dell’opera diversa dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli. Una ricostruzione che rimane comunque da verificare attraverso ulteriori approfondimenti storici e documentali.

Il secondo restauro, eseguito nel 1981 dal professor Rosolino La Mattina, aveva comportato modifiche significative, soprattutto nella pavimentazione e nel trono della Madonna. In quella circostanza la tela venne separata meccanicamente dal supporto ligneo sul quale era originariamente montata, provocando estese lacune pittoriche successivamente interessate da ridipinture. Una scelta probabilmente dettata da problemi conservativi del legno, ma che ebbe conseguenze rilevanti sull’integrità dell’opera.

L’attuale intervento ha permesso di consolidare la superficie pittorica, ristabilire l’adesione tra la tela originale e quella di rifodero, rimuovere stuccature e ridipinture successive e recuperare particolari che erano stati nascosti o alterati. Tra i risultati più importanti, il ripristino dell’andamento prospettico e della colorazione più scura della pavimentazione, oltre al recupero delle iscrizioni aggiunte da Butera e successivamente coperte.

Le integrazioni pittoriche sono state eseguite prevalentemente con la tecnica del rigatino, prima dell’applicazione di uno strato protettivo superficiale.

Particolarmente significativo, nel corso della presentazione, il riconoscimento espresso dal vescovo Mario Russotto nei confronti della soprintendente Daniela Vullo. Il presule ne ha evidenziato il profondo legame con il territorio, descrivendola come una professionista innamorata della propria terra, costantemente attenta alle esigenze della comunità e alla salvaguardia del patrimonio culturale. Un impegno che, come sottolineato dal Vescovo, trova concreta espressione nei numerosi interventi di tutela e valorizzazione promossi dalla Soprintendenza.

Uno dei momenti più interessanti della mattinata è stato quello dedicato alla lettura teologica del dipinto, proposta dallo stesso monsignor Russotto, che ha invitato a osservare con attenzione i particolari dell’opera.

«Perché sono sei gli angeli? Perché non due, non quattro?», si è interrogato il Vescovo, spiegando come, nella sua interpretazione, il numero sei richiami il sesto giorno della Creazione, quando Dio creò l’uomo. I sei angeli diventano così testimoni della nuova creazione rappresentata da Cristo, il nuovo Adamo, che porta a compimento l’opera divina.

Il presule si è quindi soffermato su un altro particolare: la nudità di Gesù Bambino, unico soggetto non vestito dell’intera composizione. Un elemento che richiama il concetto teologico della kenosi, lo spogliamento di sé del Figlio di Dio, descritto da San Paolo nella Lettera ai Filippesi.

«Qui c’è il Dio umiliato, il Dio spogliato, il Dio bambino», ha sottolineato Russotto, spiegando come l’immagine esprima il mistero dell’Incarnazione.

Il Bambino indica inoltre il libro aperto sulle ginocchia della Madonna, simbolo della Parola di Dio. Un riferimento al prologo del Vangelo di Giovanni e al Verbo che si fa carne.

Un’ulteriore riflessione ha riguardato i colori degli abiti di Maria. Nella tradizione iconografica occidentale, ha spiegato il Vescovo, il rosso richiama l’umanità, mentre il blu rappresenta il cielo e la dimensione divina. Maria è dunque pienamente donna, ma rivestita della grazia di Dio, secondo il significato dell’Annunciazione.

Gli angeli che circondano la scena, alcuni raffigurati con strumenti musicali, esprimono infine la lode davanti al mistero di un Dio che si abbassa fino ad assumere la condizione umana. È il mistero dell’Incarnazione, al centro della riflessione proposta dal presule, che ha invitato a cogliere nel dipinto non soltanto la bellezza artistica, ma anche la profondità del messaggio cristiano.

La restituzione della Madonna degli Angeli alla collettività rappresenta così un momento significativo per Caltanissetta, che recupera un’importante testimonianza della propria storia e delle proprie tradizioni religiose. Un risultato che sottolinea il valore del lavoro della Soprintendenza e l’importanza di continuare a investire nella tutela e nella valorizzazione di un patrimonio culturale che costituisce parte integrante dell’identità cittadina.

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