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Operazione “Nexus” a Siracusa, affidamento di appalti pubblici in cambio di sostegno elettorale

Redazione 3

Operazione “Nexus” a Siracusa, affidamento di appalti pubblici in cambio di sostegno elettorale

Mer, 14/10/2026 - 12:59

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Un presunto sistema di affidamento degli appalti pubblici per favorire imprese “amiche”, ricompensare il sostegno elettorale e distribuire vantaggi economici. È quanto ricostruito dalle indagini della Digos di Siracusa nell’ambito dell’operazione “Nexus”, che ha portato all’esecuzione di 7 misure cautelari. Le indagini, coordinate dai procuratori europei delegati Amelia Luise e Calogero Ferrara dell’ufficio di Palermo della Procura Europea, hanno portato all’emissione di un’ordinanza del gip del Tribunale di Siracusa che dispone una custodia cautelare in carcere, due arresti domiciliari e, nei confronti di quattro operatori economici, il divieto per 12 mesi di esercitare attività imprenditoriali che consentano di presentare richieste di contributi comunitari o statali. Le accuse contestate a vario titolo comprendono associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, traffico di influenze illecite, corruzione elettorale, favoreggiamento personale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Gli accertamenti sono partiti dagli affidamenti relativi alla realizzazione e al successivo ampliamento dell’ostello per lavoratori migranti di Cassibile, struttura destinata ad accogliere gli stagionali impiegati in agricoltura. Il progetto di ampliamento, denominato “Acca – Azioni di contrasto al Caporalato – Emergenza alloggiativa”, è stato finanziato con circa 1,67 milioni di euro di fondi europei destinati al Comune di Siracusa.Secondo quanto ricostruito dalle indagini, al centro del presunto sistema ci sarebbero stati rapporti tra un politico locale, un carabiniere all’epoca in servizio nella sezione di polizia giudiziaria della Procura di Catania, un tecnico comunale responsabile unico del procedimento per alcuni appalti pubblici e diversi imprenditori del settore delle costruzioni. Gli affidamenti sarebbero stati utilizzati come strumento di “compensazione” del sostegno elettorale e di attribuzione reciproca di vantaggi economici e personali. Il carabiniere, indicato dal gip come figura apicale del presunto sodalizio e collegamento tra politica e imprenditori, avrebbe sfruttato le proprie relazioni per favorire l’assegnazione di lavori pubblici e, in altre occasioni, acquisire e divulgare informazioni investigative riservate. È nei suoi confronti che è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figura anche un “pizzino” con l’elenco delle imprese considerate “amiche”, che sarebbe stato consegnato al politico in vista di successivi affidamenti. Dalle conversazioni intercettate emergerebbero inoltre un patto di riservatezza tra i protagonisti, l’utilizzo di sistemi di comunicazione ritenuti non tracciabili e la disponibilità a modificare successivamente la documentazione amministrativa per giustificare anomalie nell’esecuzione dei lavori.In una delle conversazioni, il politico avrebbe riconosciuto che alle imprese vicine erano stati assegnati lavori in quantità “tanto” elevata e “oltre misura”, per un valore vicino al milione di euro in un solo anno. Le indagini avrebbero inoltre documentato ipotesi di pagamenti illeciti collegati agli affidamenti, con somme destinate a esponenti politico-istituzionali, versamenti periodici a tecnici comunali e denaro corrisposto al Carabiniere come compenso per il procacciamento dei lavori. In un altro episodio di presunto traffico di influenze sarebbe stata promessa una percentuale sul corrispettivo di lavori pubblici, oltre a una cifra fissa, in cambio dell’intermediazione. (LaPresse)

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