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Caltanissetta, come coltivare la coscienza nell’epoca della dispersione al centro del saggio “Il Giardino Invisibile” di B. Marco Guarneri

Nunzia Caricchio

Caltanissetta, come coltivare la coscienza nell’epoca della dispersione al centro del saggio “Il Giardino Invisibile” di B. Marco Guarneri

Ven, 02/10/2026 - 14:05

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Che cosa accade quando ruoli, aspettative e stimoli continui diventano più forti della direzione personale?

È da questa domanda che parte il libro “Il Giardino Invisibile – come coltivare la coscienza nell’epoca della dispersione” di B. Marco Guarneri.

Uscito nel gennaio 2026 per Davide Falletta Editore, il libro è un saggio simbolico e interdisciplinare sul rapporto tra identità, condizionamento, coscienza e libertà di scelta. “Il Giardino Invisibile” osserva come l’ambiente sociale possa trasformarsi in legge interiore e interroga la possibilità di riconoscere ciò che appartiene davvero alla persona.

Biagio Marco Guarneri nasce a San Cataldo e vive a Caltanissetta; è alla sua prima esperienza editoriale e attraverso le trecentoventi pagine del libro ha voluto trasmettere un messaggio universale chiaro e profondo: «Ogni persona è speciale, unica e irripetibile. Ogni essere umano persegue la propria ghianda per diventare una magnifica quercia. Per essere felici bisogna seguire la propria stella polare, la propria direzione. La felicità vera non è il consumo e nemmeno una risposta preconfezionata da altri; ma è trovare un significato che ci consenta di rendere il nostro essere possibile.»

B. Marco Guarneri conduce una ricerca indipendente sui processi di condizionamento, sul linguaggio e sulla coscienza, mettendo in relazione esperienza personale, scienze umane, filosofia e sistemi contemporanei. E “Il Giardino Invisibile” esprime tale ricerca utilizzando una scrittura saggistica, sostenuta da un immaginario allegorico e simbolico.

Ragazzo attento ai dettagli e sensibile, B. Marco Guarneri ieri viveva «una vita apparentemente normale, non mi mancava nulla – racconta -. Sentivo, però, un vuoto profondo che non riuscivo a colmare. Durante un’esperienza di vita molto particolare mi sono fermato, sono andato al parco Dubini e ho iniziato a camminare. Poi a scrivere. Ogni mattina andavo lì e camminavo e scrivevo.»

Passo dopo passo, parola dopo parola, Marco si rese conto che «qualcosa dentro di me stava emergendo, anche se ancora non avevo capito cosa.» E quell’intuizione incomprensibile, oggi è diventata materia viva e concreta con “Il Giardino Invisibile”. Un titolo che è anche principio, dove l’invisibile domina il visibile; la maggior parte dei nostri processi di pensiero, di emozioni e di azioni, come spiega Guarneri, sono processi inconsci: è dunque opportuno rendere conscio il nostro inconscio, altrimenti sarà lui a guidare la nostra vita.

«Dopo ogni camminata e sessione di scrittura mi sono accorto che stavo riorganizzando le idee – spiega l’autore –. Stavo ripercorrendo tutta la mia vita e ho capito che il male peggiore dell’essere umano è la mancanza di conoscenza di se stesso.»

Bisogna perdersi per ritrovarsi. È necessario che questo accada e che tale percorso di consapevolezza vada fatto individualmente, quando spazio e tempo saranno utili e favorevoli per la ghianda, quel codice originario che ci rende unici e irripetibili, e che all’interno del saggio Guarneri lo indica con un linguaggio simbolico. È un percorso individuale che non va forzato, fatto di lettura e di consapevolezza di sé, lungo il cammino della coscienza nella nostra vita.

E di simboli all’interno del saggio ve ne sono altri, scelti non come decoro ma dovuti a un’esperienza diretta dell’autore: «Io quei simboli li ho vissuti in prima persona mentre camminavo al parco. Da lì iniziavo a immaginare la ghianda, la quercia, il bonsai, la stella polare, la trinità spezzata. E così ho dato loro delle metafore per comprenderli.»

Le metafore rendono visibili processi interiori e sociali. E i simboli stessi non sostituiscono l’argomentazione del saggio: la concentrano. Ogni immagine dà un nome leggibile a un’esperienza concreta e permette al lettore di riconoscerla.

Una chiave di lettura offerta attraverso il simbolo del Giardino, inteso come la condizione di presenza e coerenza nella quale la persona può riconoscere e coltivare la propria natura: del Bonsai, l’individuo che possiede un potenziale reale, ma cresce dentro limiti, potature ed etichette imposte; della Ghianda, l’essenza unica e il potenziale personale, ciò che chiede di essere conosciuto prima di scegliere una direzione; del Serpente, la voce del condizionamento e del giudizio interiorizzato, capace di trasformare la pressione esterna in legge interna; della Piccola voce amica, il richiamo interiore che orienta senza imporre e riporta la persona verso ciò che riconosce come proprio; della Trinità, la condizione di pensiero, emozione-azione e abitudine, il punto di partenza da osservare con lucidità; della Stella polare, la destinazione autentica, la forma verso cui orientarsi dopo aver riconosciuto la propria Ghianda.

Ad affiancare il linguaggio simbolico ne “Il Giardino Invisibile” c’è una componente pratica che parte dalla conoscenza di sé e conduce alla scelta. Tale cuore operativo si suddivide in quattro fasi di un modello che l’autore chiama “F.L.O.W. Model”, un codice che unisce il sentire (Feel), il guardare (Look), l’esplorare (Options), lo scegliere (Work). Una struttura che organizza il passaggio dalla ricerca interiore all’azione, seguendo un ordine preciso: Feel, conoscere la Ghianda, ovvero riconoscere la propria natura, il potenziale personale e ciò che chiede autenticamente di svilupparsi; Look, guardare destinazione e partenza, dove dopo la Ghianda, è bene guardare fuori verso la Stella Polare, poi dentro, riconoscendo il punto di partenza che è la condizione della propria Trinità; Options, esplorare le possibilità, aprendo il campo delle alternative oltre automatismi, ruoli e risposte già confezionate; Work, scegliere e mettersi al lavoro, trasformando la direzione in una scelta concreta e in azione, è la fase in cui destino e libero arbitrio possono coincidere.

«La filosofia da sola non basta – continua Guarneri –. Sono necessarie disciplina e razionalità. Nel libro ho proposto una sorta di percorso simile a un modello attraverso il quale la coscienza dapprima conosce se stessa e dopo guarda sia fuori, sia dentro. Esplora il tempo delle infinite possibilità ogni volta che i nostri pensieri e le nostre emozioni e anche le nostre azioni sono utili al raggiungimento della Stella polare – prosegue –. Dopodiché è necessario mettersi al lavoro, è indispensabile che il libero arbitrio crei una versione migliore di noi stessi, rendendo felici sia noi, sia gli altri.»

“Il Giardino Invisibile” di B. Marco Guarneri desidera mostrare come dalla nascita fino all’età adulta veniamo condizionati, «ridotti come bonsai in miniatura. Alberi belli e piccoli che non riescono a dare i frutti che dovremmo, perché la voce del Serpente, il condizionamento, spezza la nostra Trinità interiore, cioè i nostri pensieri, le nostre emozioni – conclude l’autore –. Crea un cortocircuito e una contraddizione dell’essere che ci porta verso il Deserto della dispersione.»

Ed è proprio partendo da quel Deserto che l’essere umano troverà se stesso, conoscendo la propria Ghianda, guardando verso la propria Stella polare e compiendo tutte le azioni necessarie per raggiungerla.

Il libro è un invito, come scrive l’autore nell’introduzione, “a spogliarti dalle etichette, a scendere dalla croce dell’ego, a smettere di recitare una parte che non hai scritto tu e a tornare a camminare scalzo nel tuo Giardino. Perché, come ricorderemo spesso, solo chi guarda dentro… si sveglia.”

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