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«Le donne possono scegliere», Fatma Sfar: dal cinema tunisino il racconto della libertà. Al DonnaFugata Film Festival il Mediterraneo è ponte tra storie, persone e culture

Redazione 3

«Le donne possono scegliere», Fatma Sfar: dal cinema tunisino il racconto della libertà. Al DonnaFugata Film Festival il Mediterraneo è ponte tra storie, persone e culture

Sab, 08/08/2026 - 15:37

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RAGUSA – È stata la Tunisia la protagonista ieri sera al DonnaFugata Film Festival. Sul palco del Cortile Grande, insieme al direttore artistico Andrea Traina, sono arrivati l’attrice Fatma Sfar, protagonista di Una sconosciuta a Tunisi, l’attore Aymen Mabrouk e il regista Mourad Ben Cheikh, entrambi impegnati in questi giorni nei workshop della 18esima edizione. Una serata dedicata al cinema tunisino, ma anche al rapporto tra le due rive del Mediterraneo, tema che il festival porta avanti ormai da tre anni, come ha ricordato lo stesso Traina parlando «del cinema come un ponte, come una possibilità concreta di incontro e di integrazione tra le culture del Mediterraneo. E questo è possibile anche grazie a due amici del festival come Aymen Mabrouk e Mourad Ben Cheikh, che quest’anno sono qui per lavorare con noi e con i partecipanti ai nostri workshop».

È proprio questa una delle caratteristiche che distingue il DonnaFugata Film Festival: il Mediterraneo non viene soltanto raccontato attraverso i film, ma vissuto attraverso le persone che il cinema lo fanno, lo insegnano e lo condividono.
Mourad Ben Cheikh ha raccontato il lavoro svolto nei giorni precedenti con i partecipanti al laboratorio, un percorso che ha unito teoria e pratica e che ha portato alla realizzazione di un cortometraggio che sarà proiettato domani sera, domenica, durante la serata conclusiva.
«Abbiamo fatto una vera e propria maratona – ha spiegato Ben Cheikh – perché nel workshop abbiamo cercato di unire la teoria alla pratica. Non ci siamo limitati a spiegare come si realizza un film: abbiamo imparato facendolo. La cosa più affascinante è stata vedere persone diverse, grandi e piccoli, parlare la stessa lingua attraverso il cinema e scoprire che riuscivano a capirsi nello stesso modo».
Il laboratorio di linguaggio cinematografico si è intrecciato con quello di recitazione guidato dall’attore Aymen Mabrouk, fino a confluire nella realizzazione del cortometraggio. «È stato molto stimolante lavorare insieme a Mourad – ha raccontato Mabrouk – e voglio ringraziare tutti i partecipanti, perché hanno saputo affrontare con grande bravura i ritmi e le difficoltà che comporta realizzare un cortometraggio in appena cinque giorni. I due gruppi hanno lavorato insieme e questa collaborazione è stata una parte importante dell’esperienza».
Un’esperienza che al DonnaFugata Film Festival assume un significato particolare: entrare nel cinema dalla porta di chi il cinema lo fa davvero, provando a scrivere, dirigere, recitare e costruire una storia. E anche magari doppiandola, come imparato nel laboratorio curato da Luca Biagini, doppiatore e attore, una delle grandi voci italiane. Particolarmente interessante l’intervento dell’attrice Fatma Sfar, protagonista di Una sconosciuta a Tunisi, film di Mehdi Barsaoui proiettato nella serata di ieri. Dialogando con il direttore artistico Traina, l’attrice ha permesso agli spettatori di entrare ancor di più nel cuore del personaggio di Aya e di una storia che, secondo Sfar, va oltre i confini della Tunisia. «Per me questa storia non ha un tempo e non appartiene a un luogo preciso – ha spiegato – È una storia che può accadere in qualunque città e in qualunque momento. Aya è una donna che prende le proprie decisioni e cerca di seguire la propria strada. Credo che il punto in comune tra me e lei sia proprio questo: il coraggio di inseguire un sogno, la capacità di essere resilienti e di continuare a cercare la propria libertà».
Un tema che Fatma ha collegato anche alla condizione delle donne tunisine, evitando però letture semplicistiche. «Le donne tunisine sono donne libere e possono scegliere. Naturalmente ci sono problemi, ma non credo che la questione riguardi soltanto la Tunisia. Non siamo né il Paese dove la situazione è peggiore, né quello dove è migliore: siamo parte di una realtà molto più ampia».
Per prepararsi al ruolo, l’attrice ha dovuto anche lavorare sulla lingua e sulle diverse inflessioni del film. «Ho dovuto imparare dialetti che non conoscevo. Ho registrato anche le voci di persone del posto mentre parlavano, per ascoltare il modo in cui utilizzavano quelle parole e preparare il personaggio nel modo più accurato possibile».
E poi c’è il rapporto con la critica. Il personaggio di Aya, così diretto e libero, ha provocato reazioni anche molto forti. «Quando interpreti personaggi che possono scioccare o dividere il pubblico devi essere pronto a confrontarti con le critiche», ha raccontato con consapevolezza.
Il film, del resto, nasce da due fatti realmente accaduti, sui quali il regista ha costruito una storia capace di trasformare la cronaca in esperienza umana. Ed è proprio qui che si inserisce una delle riflessioni più profonde della serata, quella di Mourad Ben Cheikh sul ruolo del cinema nel mondo contemporaneo: «Il cinema ci permette di non diventare insensibili. Gli esseri umani non sono numeri e non sono statistiche. Viviamo continuamente immersi nelle informazioni, nelle immagini, nelle notizie e questo rischia di dissolvere l’empatia, che invece dovrebbe essere un sentimento naturale. Pensiamo anche a Gaza: vediamo numeri, vittime, statistiche, ma rischiamo di perdere il peso umano e la dimensione reale di quella tragedia. Il cinema può fare l’opposto: può fermarsi su una persona, sul suo volto, sulla sua psicologia, e permetterci di capire perché quella persona agisce in un certo modo. Può restituire un’umanità che le statistiche non riescono più a raccontare». È questo il senso più profondo della scelta di Traina di aprire sempre di più il DonnaFugata Film Festival al Mediterraneo: non una semplice finestra su cinematografie diverse, ma la possibilità di creare relazioni attraverso il cinema.
Il festival prosegue stasera sabato 8 agosto con il DonnafugaTalks “Storie di donne”, con Stefano Lorenzi e Fabio Schifilliti che presenteranno i film Fili invisibili e Afrodite, prima dell’appuntamento speciale dedicato a Psyco: alle 23 la masterclass Psyco: anatomia di un omicidio, con Marco Cascone, Roy Menarini, Andrea Traina e il quintetto d’archi del Chroma Ensemble, seguita dalla proiezione del capolavoro di Alfred Hitchcock.
Domani, domenica 9 agosto, il gran finale. Alle 20, nel Cortile Grande, il DonnafugaTalks ospiterà l’attore Fausto Russo Alesi, per un incontro dedicato al rapporto tra palcoscenico e macchina da presa e al suo rapporto con il regista Marco Bellocchio di cui saranno proiettati i due capitoli di Se posso permettermi. In conclusione il concerto “Note da Oscar” del Chroma Ensemble, dieci musicisti e dieci film per un viaggio dal vivo attraverso alcune delle colonne sonore più celebri della storia del cinema.

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