La Corte d’appello di Caltanissetta ha confermato la condanna dell’Asp di Enna per i danni subiti da una donna dopo l’interruzione terapeutica di gravidanza eseguita nel febbraio 2013, alla diciannovesima settimana a causa di una malformazione fetale, all’ospedale Umberto I. In primo grado il tribunale nel 2022, con sentenza adesso conferma in secondo grado, aveva disposto un risarcimento di 192.432,36 euro in favore della paziente, oltre a 20.000 euro al marito e 10.000 euro al figlio minorenne, nonché al rimborso delle spese mediche e processuali. La sentenza arriva dopo 4 gradi di giudizio ed il rinvio alla Corte d’appello di Caltanissetta degli atti da parte della Cassazione.
Durante un trattamento farmacologico si verificarono gravi complicanze che portarono alla rottura dell’utero. La donna, per essere salvata, fu sottoposta a un’isterectomia subtotale con la conseguente perdita definitiva della capacità di avere altri figli . L’Azienda sanitaria si era appellata e la Corte d’appello aveva respinto le contestazioni di carattere processuale. Intanto la ginecologa che era in servizio il 24 febbraio del 2013 era stata assolta in sede penale. Dopo il ricorso in Cassazione, la vicenda era stata rinviata ai giudici della corte d’Appello civile che hanno riconosciuto efficacia alla decisione, ma non escludendo la responsabilità dell’Asp che è stato oggetto di autonoma valutazione nel giudizio civile.
“Il caso si è risolto con un successo in sede civile contro l’Asp – dice il legale della donna, l’avvocato Dario Seminara – ma va osservato che la definizione perviene dopo 13 anni dai fatti, durante i quali vi sono stati, a seguito della denunzia penale, ben quattro gradi del giudizio promosso per la sanzione della ginecologa poi assolta e, in sede civile, dopo la consulenza tecnica preventiva, due gradi. Decine di magistrati, tra Enna, Caltanissetta e Roma, hanno quindi studiato il caso. Troppi. E’ il caso di introdurre più severe barriere preclusive per la sanzione penale dei medici, dovendo invece nella sola sede civile trovarsi la pronta adeguata risposta risarcitoria”.

