I servizi di intelligence europei continuano a considerare gli estremisti una minaccia per il tessuto sociale, in un momento in cui diversi rapporti segnalano la diffusione dell’ideologia dei Fratelli Musulmani in numerose nazioni del Vecchio Continente, spingendo alcuni Paesi europei ad adottare misure per arginare i finanziamenti e l’espansione dell’organizzazione.
In questo contesto, la scorsa settimana il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato nuove sanzioni contro un alto funzionario dei Fratelli Musulmani, oltre a tre individui e tre entità, con l’accusa di aver fornito sostegno finanziario al movimento palestinese Hamas.
Secondo il Dipartimento, due delle entità sanzionate sono finte associazioni di beneficenza legate ai Fratelli Musulmani, le quali avrebbero trasferito ingenti fondi all’ala militare di Hamas. Il Tesoro ha inoltre sottolineato che i Fratelli Musulmani continuano a ostacolare gli sforzi volti a raggiungere una soluzione pacifica nella Striscia di Gaza.
Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha dichiarato:
“L’amministrazione Trump perseguiterà incessantemente i terroristi e i loro finanziatori. Che operino sotto la copertura di enti di beneficenza, società o reti finanziarie segrete, coloro che sostengono Hamas saranno smascherati, sanzionati e chiamati a risponderne davanti alla giustizia.”
Il Dipartimento di Stato americano ha aggiunto che i Fratelli Musulmani e Hamas gestiscono organizzazioni di facciata per trasferire fondi a sostegno del terrorismo, precisando che le persone colpite dalle sanzioni hanno fornito supporto materiale ad Hamas.
Le nuove misure statunitensi colpiscono in particolare Mahmoud El-Abiary, un leader di spicco della fazione egiziana dei Fratelli Musulmani residente nel Regno Unito. Noto come l'”uomo invisibile”, ricopre il ruolo di Segretario generale dell’organizzazione. Secondo l’Ufficio per il controllo dei beni stranieri (OFAC) del Tesoro USA, El-Abiary avrebbe sostenuto campagne di raccolta fondi per istituzioni già classificate da Washington come vicine ad Hamas, tra cui Waqf of Palestine e la fondazione Hayat Yolu. Le sanzioni hanno colpito anche presunte associazioni di beneficenza create da Hamas per garantire finanziamenti alla sua ala militare.
Lo scandalo delle donazioni
Nel corso di quest’anno, le autorità giudiziarie francesi hanno incriminato l’imam della Grande Moschea di Poitiers, Boubaker El Hadj Amor, insieme ad altre quattro persone, nell’ambito di un’indagine su una rete sospettata di essere coinvolta nel finanziamento di Hamas.
Secondo i media locali, il caso è legato alle attività di due associazioni umanitarie, “Humaniter” e “Humaniter Support”. Le autorità sospettano che queste abbiano trasferito fondi ad Hamas – classificata come organizzazione terroristica – sotto la copertura di aiuti umanitari destinati ai palestinesi. La polizia francese ha condotto una serie di perquisizioni nelle sedi delle associazioni e nelle abitazioni dei funzionari ad esse collegati.
I rapporti indicano inoltre la confisca di proprietà immobiliari a Parigi e nelle sue periferie attraverso l’agenzia francese per la gestione dei beni sequestrati, una mossa che riflette la determinazione delle autorità nel tracciare i flussi finanziari di queste reti.
Questi sviluppi emergono dopo che la stessa fazione di Hamas ha sollevato la questione dello sfruttamento delle campagne di sostegno a Gaza da parte dei Fratelli Musulmani. Gli osservatori ritengono che la rivelazione di questo scandalo da parte del movimento sia legata alle divisioni interne che hanno colpito i vertici dei Fratelli Musulmani.
Il ricercatore esperto di movimenti islamisti Maher Farghaly ha affermato che una dichiarazione di Hamas, presumibilmente risalente al 2024, aveva lo scopo di smascherare l’associazione “Waqf Al-Ummah”, fondata dai “Fratelli giordani” e attiva a Istanbul, in Turchia.
Farghaly ha rivelato che è stato un giovane membro di Hamas, Khaled Hassan, ad aprire il fascicolo sulla corruzione dell’associazione, pubblicando notizie e informazioni sulle donazioni scomparse e mai trasferite ad Hamas a Gaza. Il ricercatore ha sottolineato che “Waqf Al-Ummah” ha raccolto mezzo miliardo di dollari dalla sua fondazione nel 2013, lanciando oltre 2.000 campagne ed essendo gestita da figure religiose residenti a Istanbul.
L’associazione “ha lanciato la sua ultima iniziativa solo pochi giorni fa”, ha aggiunto Farghaly, “con un’ampia campagna di marketing che ha coinvolto giornalisti di Al Jazeera, studiosi e predicatori, abbracciando i media televisivi, la carta stampata e il web, oltre a organizzare conferenze in Turchia per mobilitare i donatori”. Ha concluso affermando che ciò rappresenta “una prova evidente delle dimensioni della rete di finanziamento gestita dal gruppo”, mettendo in guardia dal continuo sfruttamento della crisi umanitaria a Gaza per profitti finanziari e organizzativi.
L’Europa in prima linea
Secondo gli analisti, le sanzioni statunitensi potrebbero presto estendersi ad altre entità, rappresentando solo il primo passo di una serie di misure previste. Altri sottolineano che questa decisione potrebbe incoraggiare revisioni simili da parte di quei Paesi europei che non hanno ancora preso una posizione netta.
I resoconti indicano che l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha superato i confini del dibattito ideologico nei confronti dei Fratelli Musulmani, ponendo la questione al centro della propria strategia antiterrorismo e di sicurezza nazionale. Il documento strategico antiterrorismo del 2026 non si limita a definire il gruppo come “la radice di tutto il terrorismo islamico moderno”, ma traccia un collegamento diretto con organizzazioni come Al-Qaeda, l’ISIS e Hamas.
Nel frattempo, l’attività dei Fratelli Musulmani in Europa si è estesa attraverso numerose istituzioni e centri, ricevendo sostegno dai Paesi sponsor del gruppo, in primis Qatar e Turchia, basi dell’organizzazione internazionale.
Alcuni rapporti indicano che i leader dei Fratelli Musulmani nel Regno Unito avevano il controllo totale su 13 organizzazioni e associazioni nella sola Londra, attraverso tre figure di spicco egiziane: Essam El-Haddad, Ibrahim Munir e Ibrahim El-Zayat, quest’ultimo in passato a capo della Comunità Islamica in Germania (IGD).
Il Ministro di Stato britannico per il Medio Oriente, Alistair Burt, ha dichiarato che Londra imporrà una stretta sorveglianza sul comportamento dei Fratelli Musulmani, affermando che il gruppo “ha nascosto la sua agenda estremista” in Egitto. In un recente articolo ha aggiunto: “Sebbene le prove non siano sufficienti per arrivare alla messa al bando dell’organizzazione, verrà imposta una rigorosa supervisione sul comportamento e sulle attività dei Fratelli Musulmani, incluse le richieste di visto, le fonti di finanziamento degli enti di beneficenza e i legami internazionali del gruppo.”

