Il blocco della caccia in Sicilia apre una questione che va oltre il confronto tra ambientalisti e cacciatori e riguarda il diritto dei cittadini a ottenere tutela quando ritengono di aver subito un danno a seguito di un provvedimento amministrativo annullato dalla giustizia. Dopo la sentenza n. 2953 del 30 ottobre 2026, con cui il TAR di Palermo ha annullato il calendario venatorio 2026-2027 per la mancata revisione del Piano faunistico-venatorio regionale, il Codacons interviene a tutela dei cacciatori che ritengono di aver subito un danno economico e chiede alla Regione Siciliana un risarcimento di 10.000 euro per ciascun soggetto danneggiato.
“Sono un ecologista e un convinto difensore della natura, degli animali e della biodiversità — dichiara Francesco Tanasi, giurista e Segretario Nazionale Codacons — Il Codacons è anche un’associazione di protezione ambientale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e da sempre si batte per la salvaguardia del patrimonio naturale. Non ho mai nascosto la mia contrarietà alla caccia, ma questo non significa negare i diritti di chi la pratica nel rispetto della legge. Non possiamo invocare la legalità soltanto quando coincide con le nostre convinzioni. I diritti devono essere garantiti a tutti, anche a chi compie scelte che personalmente non condividiamo”.
In Sicilia, secondo i dati relativi alle licenze venatorie della stagione 2025-2026, si contano 27.000 cacciatori. Un dato che evidenzia la dimensione della categoria e l’importanza di fare chiarezza sulle possibili conseguenze economiche dell’annullamento del calendario. La sentenza riporta al centro dell’attenzione il mancato aggiornamento del Piano faunistico-venatorio regionale, riferito al quinquennio 2013-2018. Il Codacons chiede di chiarire perché non si sia provveduto alla sua revisione e quali conseguenze economiche possano derivare dall’annullamento del calendario per i cittadini interessati.
L’attività venatoria comporta spese che possono raggiungere diverse migliaia di euro all’anno. Oltre alle tasse e alle assicurazioni obbligatorie, i cacciatori sostengono costi per armi, munizioni, attrezzature, abbigliamento tecnico e trasferte. A queste si aggiungono le spese per il mantenimento, l’addestramento e le cure veterinarie dei cani da caccia. Si tratta di costi di diversa natura ma che danno la misura dell’impegno economico richiesto da questa attività.
Il Codacons chiede pertanto alla Regione Siciliana di riconoscere un risarcimento di 10.000 euro per ciascun cacciatore danneggiato dall’interruzione della stagione venatoria, tenendo conto delle spese sostenute per tasse, assicurazioni, attrezzature, munizioni, trasferte e gestione dei cani da caccia, nonché degli ulteriori pregiudizi economici eventualmente subiti. Una richiesta che l’associazione avanza alla luce dell’annullamento del calendario venatorio, affinché le conseguenze delle carenze nella pianificazione regionale non ricadano sui cittadini. “La nostra posizione a tutela dell’ambiente non cambia — sottolinea Tanasi — Rispettiamo la decisione del TAR e ribadiamo la necessità di proteggere la biodiversità. Ma chi ha rispettato le regole e ritiene di aver subito un danno deve poter chiedere giustizia. Le istituzioni sono tenute a rispettare la legge, esattamente come i cittadini. Quando emergono possibili responsabilità e conseguenze economiche, è giusto che vengano accertate nelle sedi competenti”.
Il Codacons chiede inoltre alle autorità regionali di rendere note le iniziative intraprese negli anni per l’aggiornamento del Piano faunistico-venatorio e di indicare tempi certi per l’adozione di una nuova pianificazione, nel rispetto della normativa e delle esigenze di tutela della fauna selvatica. L’associazione sollecita anche una verifica delle eventuali responsabilità amministrative.
“Non dobbiamo scegliere tra la difesa della natura e quella dei cittadini. Sono due impegni che possono e devono convivere. Continuerò a difendere l’ambiente e gli animali con la stessa convinzione di sempre, ma non volterò le spalle a chi chiede giustizia. Se saranno accertati danni ingiusti e responsabilità, chi ne ha diritto dovrà essere risarcito. La tutela dell’ambiente non può essere contrapposta al rispetto dei diritti, perché entrambi sono principi fondamentali di una società civile”. — conclude Tanasi.

