CALTANISSETTA – Tre giorni nei quali un’intera città ha idealmente abbracciato Nicola Spena. Tre giorni di ricordi, fotografie, messaggi di affetto e testimonianze che hanno attraversato i social, coinvolgendo generazioni diverse e persone appartenenti a ogni ambiente sociale. Dai più giovani, che avevano imparato a conoscerlo attraverso i racconti, agli amici di una vita, fino ai suoi coetanei. Dai semplici cittadini ai rappresentanti delle istituzioni, dal mondo dell’associazionismo a quello delle tradizioni popolari. Un sentimento collettivo, spontaneo e trasversale, che ha raccontato, forse più di qualsiasi biografia, quanto Nicola Spena fosse profondamente radicato nel cuore della sua Caltanissetta.
Un affetto che ha trovato la sua espressione più intensa mercoledì 14 ottobre, nella Cattedrale di Santa Maria La Nova, dove si sono celebrati i funerali officiati dal vescovo di Caltanissetta, Sua Eccellenza Mons. Mario Russotto. Una partecipazione che ha riunito cittadini, autorità, amici e rappresentanti dell’intero mondo della Settimana Santa nissena, al quale Nicola aveva dedicato gran parte della propria esistenza.

In Cattedrale, un’immagine particolarmente significativa: persone di ogni età, condizione sociale e ruolo istituzionale, tutte sedute le une accanto alle altre, senza distinzioni di ceto, di titoli o di appartenenza. Dal cittadino più umile a chi ricopre incarichi di prestigio e responsabilità, dagli amici di una vita ai rappresentanti delle istituzioni, tutti accomunati dallo stesso sentimento di affetto e riconoscenza. Nessuna differenza, nessuna distanza, soltanto il desiderio condiviso di rendere omaggio a Nicola Spena. Un’immagine che, forse più di tante parole, ha raccontato ciò che Nicola era riuscito a rappresentare per Caltanissetta: un uomo capace di parlare con tutti, di farsi rispettare da tutti e, soprattutto, di non fare mai distinzioni tra le persone.
A rendere ancora più significativo il momento dell’ultimo saluto, la presenza in Cattedrale di due Varicedde, collocate ai lati dell’altare: il Cireneo, appartenente alla famiglia Di Giovanni, del suocero Lucio Di Giovanni, e la Deposizione, più conosciuta come La Scinnenza. Due gruppi sacri che hanno accompagnato simbolicamente l’ultimo viaggio di Nicola, testimoniando quel legame profondo con le tradizioni della Settimana Santa che aveva caratterizzato tutta la sua vita.
Significativa anche la presenza dei presidenti e dei rappresentanti delle associazioni legate alle tradizioni della Settimana Santa nissena, a testimonianza della stima e dell’affetto che Nicola Spena aveva saputo conquistare nel corso della sua lunga attività. In Cattedrale erano presenti i gonfaloni della Real Maestranza e dell’Associazione Giovedì Santo, insieme ai rappresentanti dell’Associazione Gesù Nazareno, della Real Maestranza, dei Fogliamari e dell’associazione ATEPA – Teatro della Parola. E ancora, i portatori delle Varicedde, i musicisti e i maestri delle bande musicali, insieme ai tanti protagonisti e addetti ai lavori che, a vario titolo, contribuiscono ogni anno alla realizzazione delle processioni e dei riti della Settimana Santa. Una partecipazione corale, capace di riunire le diverse anime di una tradizione profondamente radicata nell’identità cittadina, per rendere l’ultimo omaggio a un uomo che aveva dedicato gran parte della propria esistenza a custodirla, valorizzarla e tramandarla alle nuove generazioni.
A dare un significato ancora più profondo a questo ultimo saluto è stata proprio l’omelia del vescovo Russotto, che ha tracciato un ritratto umano, morale e civile di Nicola Spena, intrecciando la sua storia personale con quella della città.
«Nicola si è fatto Cireneo di questa città, Cireneo dei poveri, degli ultimi. Si è fatto Cireneo delle tradizioni nissene della Settimana Santa», ha ricordato il presule, richiamando il legame con la Vara del Cireneo, appartenuta al suocero Lucio Di Giovanni, diventata nel tempo uno dei simboli della sua vita.

Il vescovo ha ripercorso le tappe di un’esistenza costruita con sacrificio e determinazione, dall’infanzia segnata dalla prematura perdita del padre al percorso professionale all’interno del Comune di Caltanissetta. Prima vigile urbano, poi impiegato dell’Ufficio Statistica e infine direttore del Cimitero Monumentale degli Angeli. In ogni incarico, ha sottolineato Russotto, Nicola si è distinto per «l’onestà, un forte senso del dovere, un senso civico e un amore alla città straordinario».
Un amore manifestato anche attraverso la cura del Sinedrio, la Vara comunale del Giovedì Santo, alla quale è rimasto legato fino all’ultima Pasqua, e soprattutto attraverso la fondazione, nel 1994, dell’Associazione Piccoli Gruppi Sacri, la prima realtà associativa di questo genere nell’ambito delle tradizioni pasquali nissene, che avrebbe successivamente ispirato la nascita di altre associazioni. Un impegno portato avanti per venticinque anni, prima di passare il testimone al figlio Michele.
Ma nell’omelia è emerso soprattutto il Nicola uomo, con il suo carattere schietto, talvolta burbero, la sua ironia, la capacità di parlare senza timori davanti a chiunque e il rispetto profondo per le istituzioni.
«Era impossibile tappargli la bocca. Quello che aveva da dire lo diceva. Lo diceva a volte gridando, lo diceva sorridendo, lo diceva con ironia, ma sempre con profonda dignità e grande rispetto», ha ricordato il vescovo, condividendo anche alcuni episodi personali che hanno restituito il lato più autentico e affettuoso di Nicola.
«Di Nicola tutto si può dire tranne che fosse ipocrita, falso, e non parlava mai alle spalle di nessuno», ha aggiunto Russotto, descrivendo un uomo che aveva fatto della sincerità e dell’indipendenza i tratti distintivi del proprio carattere.
Particolarmente significative le parole conclusive del presule: «Con il ritorno di Nicola alla Casa del Padre si chiude un capitolo importante della storia e dei personaggi della nostra amata città di Caltanissetta».
E ancora: «Nicola viene dal popolo, dalla tradizione popolare nissena, ma ha scritto per questa città pagine indelebili con la sua vita».
Parole che sembrano racchiudere il significato di quanto accaduto in questi tre giorni. Perché l’affetto manifestato da una comunità così ampia ed eterogenea non si costruisce in un giorno, né nasce soltanto nel momento dell’addio. È il risultato di una vita vissuta tra la gente, di rapporti umani coltivati nel tempo, di un’identità rimasta sempre fedele alle proprie origini.
E forse proprio questa è l’eredità più importante lasciata da Nicola Spena: aver dimostrato che si può diventare parte della storia di una città senza dimenticare mai di appartenere al suo popolo.
«Grazie Nicola, rimani per sempre nel nostro cuore, abiti la nostra preghiera e nella tua semplicità ti fai ancora maestro di onestà».
Con queste parole il vescovo Mario Russotto ha concluso il suo ricordo. E con lo stesso sentimento Caltanissetta ha salutato uno dei suoi figli più autentici.
La redazione ringrazia Ettore Garozzo per per la concessione delle foto a corredo di questo articolo

