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Furto al museo di Messina, scattano le prime contestazioni disciplinari per i custodi

Redazione 3

Furto al museo di Messina, scattano le prime contestazioni disciplinari per i custodi

Ven, 02/10/2026 - 09:20

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Sono scattate le prime contestazioni ufficiali nei confronti di alcuni dei custodi presenti al Museo regionale Accascina di Messina (Mume) la notte di Ferragosto, durante il furto delle tavole di Antonello da Messina. L’iter è stato avviato dall’Ufficio procedimenti disciplinari della Regione, che fa capo all’assessorato alle Autonomie locali e funzione pubblica. La procedura ha preso il via sulla base delle segnalazioni messe nero su bianco dal dipartimento dei Beni culturali e dell’identità siciliana rispetto ai comportamenti tenuti dai dipendenti regionali in forza al Mume a Ferragosto e nei giorni precedenti. Il documento inviato dagli uffici del dipartimento, secondo quanto apprende la Dire, contesta ai dipendenti diverse irregolarità riguardanti soprattutto la gestione dei sistemi d’allarme di cui è dotato il museo. Gli addetti avranno comunque la possibilità di esporre la loro versione dei fatti in un’audizione che per alcuni di loro sarebbe già stata fissata. Il procedimento avviato dalla Regione viaggia in parallelo, ma su piani ben distinti, rispetto all’indagine della procura di Messina sul furto delle opere d’arte al Mume. Gli uffici del dipartimento Beni culturali si sono limitati ad evidenziare i comportamenti dei dipendenti in servizio al museo ritenuti non regolari in base alle disposizioni contenute nel Contratto collettivo regionale di lavoro e alle linee guida sulla sicurezza. Il dirigente Generale del dipartimento, Mario La Rocca, intanto, intende attuare il Programma di rotazione 2026-2028 per quanto riguarda “il personale addetto alla fruizione, alla vigilanza e alla custodia” di tutti i musei, i parchi archeologici e le aree monumentali della Sicilia. Si tratta di una misura prevista dal Piao (Piano integrato di attività e organizzazione). Tutti i dipendenti che nel 2026 avranno superato i cinque anni di permanenza continuativa nello stesso luogo e con le stesse mansioni dovranno cambiare sede. Le tre mansioni alle quali fa riferimento il dipartimento sono considerate “a elevato rischio” perché a contatto diretto con il pubblico: per questo motivo la Regione intende dare seguito alla rotazione. La distanza tra la sede di servizio attuale e la nuova destinazione non potrà superare i cinquanta chilometri. Previste alcune deroghe, mentre i trasferimenti dovranno avvenire in base a precisi criteri. Della questione, ad ogni modo, si discuterà oggi stesso in un incontro tra i vertici del dipartimento e i sindacati del pubblico impiego. (Sac/ Dire)

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