CALTANISSETTA – Ci sono vite che sembrano libri. E ci sono persone con le quali basterebbe sedersi a cena per desiderare che quella serata durasse ore, semplicemente per continuare ad ascoltarle. Perché ogni ricordo ne apre un altro, ogni piccolo aneddoto diventa una pagina e, dietro una vicenda personale, finisce per apparire un pezzo della storia del Paese.
Quella di Rosario Alessi è una di queste storie.
A 94 anni, con una lucidità sorprendente e la serenità di chi può guardare a un percorso straordinariamente lungo, Alessi ha ricevuto la presidenza onoraria dell’Automobile Club di Caltanissetta, sancita simbolicamente dalla consegna di una targa.
E forse il significato più profondo della giornata sta proprio nella geografia di questa storia. C’è un incipit e c’è una fine. E in entrambi c’è Caltanissetta.

Alessi non ha voluto trasformare la cerimonia in una ricostruzione cronologica della propria biografia. Ha regalato piuttosto alcune pillole, piccoli aneddoti e ricordi di una vita trascorsa ai vertici del mondo automobilistico e delle istituzioni. Frammenti sufficienti, però, a restituire la dimensione di un percorso cominciato proprio nella sua città.
Ad ascoltarlo, nei locali della Soprintendenza ai Beni culturali di via degli Angeli, c’erano dipendenti ed ex dipendenti dell’Automobile Club, persone che hanno contribuito a scrivere la storia dell’ente nisseno e tanti amici. Nei loro occhi si leggeva qualcosa che andava oltre l’affetto: l’orgoglio di essere stati vicini a un uomo partito da Caltanissetta e diventato protagonista di una lunga e importante stagione dell’automobilismo italiano e internazionale.

Tra le pillole regalate ai presenti, una riporta proprio alle origini.
Alcuni amici e persone vicine all’Automobile Club di Caltanissetta chiesero al giovanissimo Rosario Alessi una mano per garantire lo svolgimento della Coppa Nissena, che all’epoca si disputava su un percorso molto più lungo e differente rispetto a quello attuale.
C’era la possibilità di rivolgersi allo zio Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione Siciliana. Rosario, non senza qualche titubanza e comprensibile soggezione, partì per Palermo. La richiesta era importante: tre milioni di lire per consentire lo svolgimento della competizione.
La missione riuscì.
Alessi tornò a Caltanissetta con il risultato sperato. Agli occhi di quegli amici che gli avevano chiesto aiuto, quel giovane aveva dimostrato di saper raggiungere un obiettivo. Un episodio apparentemente piccolo se confrontato con ciò che sarebbe arrivato dopo, ma che contribuì ad accreditarlo nell’ambiente dell’Automobile Club.
Nel 1955, ad appena 23 anni, era già vicepresidente dell’Automobile Club di Caltanissetta, allora guidato da Umberto Lo Pinto. Fu confermato nel 1958 e nel 1961. Nel 1963, dopo le dimissioni di Lo Pinto, trasferitosi a Catania, Alessi venne eletto presidente e rimase alla guida dell’ente nisseno fino al 1982.
Ma la vera forza di quella esperienza furono soprattutto i numeri.
Alessi ha ricordato anche presidenti, direttori e uomini che contribuirono a costruire quella stagione, citando tra gli altri Campione. Fu un lavoro di squadra capace di portare l’Automobile Club di una città dell’entroterra siciliano più volte al primo posto in Italia per efficienza organizzativa e produttività, davanti anche a realtà appartenenti a grandi città italiane.
Ed è qui che Caltanissetta smette di essere semplicemente il luogo di nascita e diventa una parte decisiva della storia.
Caltanissetta non fu un limite dal quale Rosario Alessi dovette liberarsi. Fu lo slancio per partire.
Furono anche quei risultati ottenuti nella sua città a costruire la sua credibilità. Quando arrivò il momento di misurarsi con il livello nazionale, Alessi non portava soltanto il nome di un giovane professionista proveniente dalla provincia siciliana: portava i numeri di un Automobile Club capace di primeggiare in Italia.
Nel 1982 arrivò l’elezione alla presidenza nazionale dell’Automobile Club d’Italia. Un passaggio che all’epoca fece storcere qualche naso. I grandi vertici sembravano terreno naturale per uomini provenienti da Roma, Milano, Firenze e dalle grandi realtà metropolitane. Un uomo che arrivava da Caltanissetta, dal cuore della Sicilia, rompeva in qualche modo uno schema.
Rosario Alessi avrebbe guidato l’Automobile Club d’Italia per cinque mandati, fino al 2000.
In mezzo ci sono gli anni d’oro dell’automobile italiana, quando le quattro ruote rappresentavano industria, tecnologia, sport, costume e una parte fondamentale dell’immagine del Paese. L’Italia di Ferrari, Maserati, Lamborghini e di una cultura motoristica capace di imporsi nel mondo.
La carriera di Alessi assunse presto anche una dimensione internazionale. Nel 1982 entrò nel Bureau du Comité della FIA, la Federazione Internazionale dell’Automobile; nel 1995 fu eletto presidente dell’AIT – Alliance Internationale du Tourisme, con sede a Ginevra; nel 2001 divenne presidente del Senato della FIA, con sede a Parigi, e presidente della relativa Foundation, con sede a Londra, impegnata sui temi della sicurezza stradale, della tutela dell’ambiente e della mobilità sostenibile.
E mentre Alessi regalava ai presenti alcuni frammenti della propria memoria, alle sue spalle scorrevano le immagini di una vita.
Fotografie con Enzo Ferrari e Gianni Agnelli, Jean Todt e Bernie Ecclestone, Silvio Berlusconi, Papa Giovanni Paolo II, Sergio Mattarella. Protagonisti dell’automobilismo mondiale, dell’industria e delle istituzioni entrati, in momenti diversi, nella quotidianità della sua lunga esperienza istituzionale.
Una sequenza impressionante, eppure raccontata senza ostentazione.
Forse proprio questo contrasto rendeva ancora più emozionante il momento: da una parte le immagini di una vita trascorsa accanto a uomini che hanno scritto pagine della storia italiana e dell’automobilismo mondiale; dall’altra Rosario Alessi che, con semplicità e serenità, accompagnava quelle fotografie con un ricordo, un sorriso, un piccolo aneddoto.
Come se stesse sfogliando un vecchio album insieme agli amici.
Dalle sue parole è emerso anche un altro tratto importante del suo percorso: la capacità di guardare avanti.
Quando l’automobile era soprattutto sinonimo di libertà, velocità e sviluppo, Alessi aveva già individuato nella sicurezza stradale una delle questioni decisive del futuro. A lui viene legata anche l’intuizione del numero di soccorso ACI, esperienza per la quale ricevette un riconoscimento in Australia. Una sensibilità che avrebbe poi accompagnato i suoi incarichi internazionali, insieme alla tutela dell’ambiente e alla mobilità sostenibile.
Temi che oggi appartengono alla quotidianità, ma che decenni fa richiedevano capacità di visione.
E tuttavia la parte forse più importante della giornata non sta nelle cariche ricoperte, nei nomi illustri, nei cinque mandati nazionali o nei prestigiosi incarichi internazionali.
Sta nel messaggio che questa storia può consegnare ai giovani di Caltanissetta.
Per un ragazzo che nasce nel Sud della Sicilia può essere facile convincersi che vivere lontano dalle grandi metropoli significhi partire inevitabilmente svantaggiato. La storia di Rosario Alessi non offre formule magiche e non racconta che il successo sia garantito.
Nella vita servono talento, preparazione e lavoro. Servono incontri, circostanze favorevoli e anche fortuna. Esistono occasioni che forse passano una sola volta e bisogna avere la capacità di riconoscerle.
Ma servono anche passione, ambizione, caparbietà, grinta e il coraggio di provarci.
Ed è proprio qui che la vicenda di Alessi acquista una forza particolare: la sua città non rappresentò un disvalore. Al contrario, fu proprio Caltanissetta a offrirgli il primo terreno sul quale dimostrare le proprie capacità e a fornirgli quei risultati che sarebbero diventati il biglietto da visita per il salto nazionale.
Non “nonostante Caltanissetta”, dunque.
Ma anche grazie a ciò che era riuscito a costruire a Caltanissetta.
Visibilmente emozionato il figlio Carlo Alessi, attuale presidente dell’Automobile Club di Caltanissetta. Una presenza che ha aggiunto alla dimensione istituzionale quella familiare: il figlio oggi alla guida dello stesso ente nel quale il padre aveva mosso i primi passi da ragazzo.
E allora la targa consegnata a Rosario Alessi assume un significato che supera quello di un riconoscimento formale.
Dentro ci sono oltre settant’anni di vita. Il giovane chiamato dagli amici a dare una mano per la Coppa Nissena, i tre milioni di lire chiesti a Palermo, i numeri dell’ACI nisseno, i cinque mandati alla presidenza nazionale, la FIA, l’AIT, Ferrari e Agnelli, Todt ed Ecclestone, le istituzioni, la sicurezza stradale e una vita trascorsa a muoversi in una dimensione internazionale.
Ma soprattutto ci sono un incipit e una fine che si incontrano nello stesso luogo.
Caltanissetta fu lo slancio per partire. Oggi Caltanissetta è il luogo del ritorno simbolico, con la nomina a presidente onorario dell’Automobile Club della sua città.
A 94 anni Rosario Alessi torna così, idealmente, al punto dal quale era cominciato tutto.
E forse è questa la pagina più bella da consegnare ai ragazzi, ai figli e ai nipoti di questa terra: partire dalla provincia non significa necessariamente partire indietro.
Credendoci, lavorando e sapendo cogliere le occasioni, anche da Caltanissetta possono cominciare grandi storie. Storie che, molti anni dopo, tornano a casa e vale ancora la pena raccontare.

