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Enzo Ferrari e quella Coppa Nissena che avrebbe voluto correre: Rosario Alessi racconta il Drake

Redazione

Enzo Ferrari e quella Coppa Nissena che avrebbe voluto correre: Rosario Alessi racconta il Drake

Dal primo incontro con il fondatore del Cavallino al delicato caso del Gran Premio di Kyalami del 1985: a 94 anni il presidente onorario dell’ACI Caltanissetta regala alcune pillole di una vita nel grande automobilismo. E guarda al presente: «Kimi Antonelli è un fuoriclasse, ha qualcosa di speciale».
Gio, 01/10/2026 - 15:44

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CALTANISSETTA – Per gli italiani la Ferrari non è semplicemente un’automobile e neppure soltanto una scuderia di Formula 1. È qualcosa che appartiene all’immaginario collettivo del Paese. Anche chi non segue le corse, quando incontra una Ferrari all’estero, difficilmente riesce a non provare un moto d’orgoglio. Design, tecnologia, motorsport, ingegno italiano: il Cavallino Rampante è diventato uno dei simboli più riconoscibili dell’Italia nel mondo.
E dietro quel mito c’è stato Enzo Ferrari, il Drake.
Tra le pillole regalate da Rosario Alessi, 94 anni, in occasione della sua nomina a presidente onorario dell’Automobile Club di Caltanissetta, alcune delle più affascinanti riguardano proprio il rapporto costruito negli anni con Enzo Ferrari.
Una storia nella quale, ancora una volta, entra prepotentemente Caltanissetta. E lo fa attraverso la sua corsa automobilistica per eccellenza: la Coppa Nissena.
Alessi era stato da poco eletto presidente nazionale dell’Automobile Club d’Italia quando, all’interno dell’ACI, gli venne rappresentata quasi come una necessità istituzionale quella che avrebbe dovuto essere una delle sue prime visite: andare a incontrare l’uomo che più di ogni altro incarnava l’automobilismo italiano.
Enzo Ferrari.


Alessi seguì il consiglio. E non ha nascosto di avere affrontato quell’incontro con una certa soggezione, quella comprensibile di un appassionato di motorsport che si trovava davanti a un uomo già consegnato alla leggenda.
Ma fu proprio Ferrari a sorprenderlo.
Appena seppe che il nuovo presidente nazionale dell’ACI arrivava da Caltanissetta, il Drake gli parlò della Coppa Nissena.
Un particolare che, ancora oggi, Rosario Alessi racconta con comprensibile orgoglio. Enzo Ferrari conosceva quella corsa siciliana e, secondo il ricordo consegnato da Alessi, nel 1924 avrebbe anche voluto parteciparvi personalmente, attratto dalla bellezza e dalle caratteristiche del suo storico percorso.
A farlo desistere sarebbero state soprattutto le difficoltà logistiche di un’altra epoca. Portare una vettura fino in Sicilia significava affrontare un viaggio lungo e complesso, il traghettamento e tutti i problemi connessi al trasporto e all’assistenza dell’auto. Una trasferta impegnativa al punto da indurre Ferrari a rinunciare.
Rimane, un secolo dopo, il fascino di sapere che una gara nata a Caltanissetta fosse conosciuta e avesse suscitato l’interesse di un uomo destinato a diventare un’icona dell’automobilismo mondiale. Un racconto che assume un significato ancora più particolare negli anni in cui la Coppa Nissena ha conquistato la massima titolarità nazionale della Supersalita.


E quella stessa Coppa aveva avuto un posto particolare anche nella giovinezza di Rosario Alessi.
Nel corso della conversazione, infatti, ha raccontato di averne disputate due edizioni di nascosto dal padre, tenendo celata in famiglia la propria partecipazione. Una piccola trasgressione giovanile figlia della passione per le automobili.
Anni dopo, quel ragazzo che aveva corso la Coppa Nissena senza dirlo al padre sarebbe diventato presidente nazionale dell’ACI e si sarebbe ritrovato davanti a Enzo Ferrari a parlare proprio della corsa della sua città.
Da quel primo incontro nacque un rapporto istituzionale e personale destinato a proseguire.
E un altro aneddoto raccontato da Alessi porta direttamente dentro la Formula 1 degli anni Ottanta, in una vicenda nella quale automobilismo, politica internazionale e diplomazia finirono per intrecciarsi.
Era il 1985 e attorno al Gran Premio del Sudafrica di Kyalami si era creato un clima estremamente delicato a causa dell’apartheid e delle fortissime tensioni internazionali. Alcune squadre boicottarono effettivamente quell’edizione; il Gran Premio venne comunque disputato il 19 ottobre 1985.


Nel racconto di Alessi, negli organismi internazionali dell’automobilismo esistevano serie preoccupazioni anche sotto il profilo della sicurezza e per il rischio di possibili attentati.
Enzo Ferrari, invece, teneva particolarmente alla disputa di quel Gran Premio. Riteneva Kyalami un circuito sul quale le caratteristiche delle sue monoposto avrebbero potuto esprimersi al meglio e, con quella fermezza che ne caratterizzava il temperamento, chiese ad Alessi di portare con forza questa posizione a Parigi.
Una richiesta che mise il presidente dell’ACI in una situazione non semplice. Alessi non voleva sottovalutare le valutazioni sulla sicurezza né la delicatezza politica della vicenda. Scelse allora la strada che tante volte avrebbe caratterizzato la sua esperienza: le relazioni istituzionali e la diplomazia.
Nel suo racconto ha ricordato di essersi rivolto direttamente a Giulio Andreotti, che nel 1985 era effettivamente ministro degli Affari Esteri, per chiedere alla Farnesina quale fosse la reale situazione in Sudafrica e quali rischi esistessero.


Secondo la testimonianza di Alessi, attraverso quei contatti si arrivò anche a Desmond Tutu, una delle figure simbolo della lotta all’apartheid e vicino a Nelson Mandela. Le informazioni ricevute permisero di avere rassicurazioni sulla situazione specifica di Kyalami e vennero riportate da Alessi negli ambienti internazionali dell’automobilismo.
Il Gran Premio, alla fine, si disputò.
È una delle pagine che Alessi oggi può raccontare anche con un sorriso. Perché, dopo le insistenze del Drake e tutto quel lavoro di relazioni e diplomazia, il risultato sportivo non premiò particolarmente la Ferrari: Michele Alboreto si ritirò dopo otto giri e Stefan Johansson terminò quarto. La vittoria andò alla Williams-Honda di Nigel Mansell.

Piccoli e grandi episodi che aiutano a comprendere quale fosse diventata la dimensione nella quale si muoveva Rosario Alessi: il ragazzo partito da Caltanissetta e appassionato della Coppa Nissena era arrivato ai vertici dell’automobilismo, dialogando con Enzo Ferrari e muovendosi tra federazioni internazionali e istituzioni.


E proprio parlando di Ferrari abbiamo provato a portare Alessi dalla Formula 1 di allora a quella di oggi.
Gli abbiamo chiesto cosa pensasse di Andrea Kimi Antonelli e di quel curioso sentimento che accompagna ormai tanti appassionati italiani: il cuore inevitabilmente rosso Ferrari e, contemporaneamente, la voglia di vedere vincere un giovanissimo italiano che corre con la Mercedes.

Una sorta di piccolo “logorio” domenicale davanti alla televisione: Ferrari o Antonelli?
Alessi ha risolto il dilemma con la diplomazia che lo contraddistingue: si possono tifare entrambi.
Ma il suo giudizio su Antonelli è particolarmente significativo proprio perché arriva da un uomo che ha attraversato decenni di automobilismo internazionale, visto correre grandi campioni e conosciuto molti dei protagonisti della Formula 1.
Per Alessi, Antonelli è un fuoriclasse, un giovane nel quale intravede qualcosa di speciale e con grandi prospettive davanti a sé.
E non soltanto per quello che riesce a esprimere dentro una monoposto. Di Antonelli apprezza anche il ragazzo: la genuinità, l’educazione, il rapporto con la famiglia e quell’immagine pulita di un giovane arrivato prestissimo nel mondo più competitivo dell’automobilismo senza perdere la propria semplicità. Caratteristiche che, secondo Alessi, possono renderlo anche un modello positivo per le nuove generazioni.
E allora il dilemma del tifoso italiano può trovare una soluzione: tifare Ferrari e tifare Antonelli. Perché una vittoria del Cavallino continuerebbe a portare nel mondo uno dei simboli più potenti dell’Italia; vedere emergere Antonelli significa invece accompagnare il talento di un ragazzo italiano nella massima espressione del motorsport mondiale.


In fondo è quasi un ponte tra generazioni.
Da Enzo Ferrari, che davanti a un giovane presidente dell’ACI proveniente dalla Sicilia riconobbe immediatamente Caltanissetta attraverso il nome della sua Coppa Nissena, ad Andrea Kimi Antonelli, nel quale Rosario Alessi, dopo una vita trascorsa nell’automobilismo, dice di vedere qualcosa di speciale.
In mezzo c’è quasi un secolo di motori, uomini, corse e passioni.
E c’è Rosario Alessi che, a 94 anni, continua a raccontarlo con negli occhi la stessa passione di quel ragazzo che, tanti anni fa, correva la sua Coppa Nissena di nascosto dal padre.

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