Salute

Caltanissetta. Per la Giornata Mondiale dell’Ictus, il dott. Giancarlo Randazzo riafferma il valore dell’Approccio Multidisciplinare alla persona colpita da ictus

Redazione 1

Caltanissetta. Per la Giornata Mondiale dell’Ictus, il dott. Giancarlo Randazzo riafferma il valore dell’Approccio Multidisciplinare alla persona colpita da ictus

Lun, 26/10/2026 - 22:34

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CALTANISSETTA. In occasione della giornata mondiale dell’ictus, del prossimo 29 ottobre, il dott. Giancarlo Randazzo, fisioterapista che, da oltre 30 anni si occupa di riabilitazione post ictus, e fondatore dell’Associazione Motus, ha inteso dare il suo contributo di professionista e operatore della riabilitazione riprendendo una sua presentazione tenuta anni fa in occasione di un convegno il cui titolo era: “Approccio multidisciplinare alla persona colpita da ictus”. “In quell’occasione, il termine “persona” non era stato messo a caso, ma voleva essere una provocazione, una denuncia su come allora e, purtroppo, ancora oggi, la nostra società ha deciso di negare il paziente come persona, facendo emergere il quadro di una patologia come un insieme di numeri, cifre e segni.

Il noto fisioterapista montedorese, tuttavia, alla vigilia della Giornata mondiale dell’Ictus, è tornato a porsi e a porre diverse domande: Ma nell’uomo deve essere proprio così? La conoscenza basata su tutto quello che è misurabile, quantificabile, ci può permettere di comprendere l’uomo e il suo rapporto con il mondo? Non dimentichiamo che per l’ammalato la patologia rappresenta un’esperienza, un vissuto, che ne condiziona il rapporto con la realtà”. “Allora – secondo il dott. Giancarlo Randazzo – oltre ai dati quantificabili e misurabili, assumono significato scientifico altre informazioni, che possono emergere dal linguaggio dell’ammalato stesso, indagando quelli che sono i suoi processi cognitivi”. Diventa importante, insomma, cogliere emozioni, sentimenti, sensazioni, vissuti. Si tratta di componenti che non possono e non debbono in alcun modo essere ignorati, o peggio ancora messi da parte. L’empatia con il paziente colpito da ictus, al pari dell’emergere della sua dimensione umana costituiscono valori aggiunti di un percorso riabilitativo in grado di mettere il paziente al centro dell’intervento fisioterapico.

Perché, come sostiene il dott. Randazzo: “Tenere conto di tutto quello che è misurabile può andare bene per un congegno meccanico ma, nell’uomo è tutta un’altra storia, perché l’uomo prima ancora che meccanicismo, prima ancora che semplice insieme di numeri, è il risultato irripetibile di emozioni, vissuti e sensibilità che, tutti insieme, costituiscono quel gran contenitore chiamato umanità all’interno del quale bisogna operare per avviare un percorso riabilitativo che sia veramente in grado di porre il paziente colpito da ictus al centro e non numeri freddi che, certamente, costituiscono il senso di un approccio che, alla fine, opera senza intervenire tenendo conto del paziente e del suo irripetibile essere che sta alla base della sua stessa umanità.

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