Salute

Frana Niscemi, mobilitazione per chiedere la messa in sicurezza del territorio e interventi immediati

Redazione 3

Frana Niscemi, mobilitazione per chiedere la messa in sicurezza del territorio e interventi immediati

Lun, 26/10/2026 - 12:37

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“Abbiamo organizzato questa manifestazione per fare memoria dei nove mesi dall’evento franoso che ha colpito tutta la cittadinanza di Niscemi. Chiediamo risposte e soprattutto interventi, azioni certe ed effettive. Vogliamo controlli e verifiche. Non ci sentiamo sicuri, abbiamo paura”. Lucrezia Cinquerrui, una delle voci raccolte da AGI, e’ tra delle organizzatrici del corteo svoltosi ieri a Niscemi per chiedere la messa in sicurezza del territorio e interventi immediati. La mobilitazione, assicura anche oggi, non si ferma, cosi’ come la terra sotto i piedi dei niscemesi. La frattura che si e’ aperta un paio di mesi fa, a monte della scarpata principale della frana centrale, in prossimita’ del plesso scolastico San Giuseppe e via Ustica, ricoperta con un telone in plastica, fa tremare la comunita’. “Un telone sulle fessure non basta – incalza Marzia Pinto – la terra continua a muoversi. Abbiamo paura soprattutto per chi e’ rientrato e abita a ridosso della zona rossa. A oggi abbiamo ricevuto solo tante promesse”. “Vogliamo – ribadisce Iolanda Gatto – vivere in sicurezza. Dopo nove mesi, non e’ cambiato nulla”. Un lungo corteo ieri era partito da largo Spasimo, all’ingresso del centro abitato, a ridosso della strada provinciale 10, una delle due arterie di collegamento, chiuse, insieme alla Sp 12, da quando la frana del 25 gennaio, ha devastato il territorio. Il corteo, con striscioni e cartelli, aveva attraversato le strade transennate che delimitano la zona rossa e si e’ concluso in piazza Vittorio Emanuele con un flash mob dove i manifestanti si sono coperti con teli di plastica. “Niscemi si sta sbriciolando. La frana avanza, la paura continua. Vogliamo sicurezza, non promesse”, c’era scritto nello striscione che ha aperto il corteo”. Nel sesto rapporto di aggiornamento redatto dall’Universita’ di Firenze si ribadiscono “le raccomandazioni gia’ formulate nei rapporti precedenti. In particolare, l’apertura e la progressiva estensione delle fessure di neoformazione in corrispondenza del plesso scolastico San Giuseppe costituiscono una criticita’ che richiede interventi di mitigazione con la massima tempestivita’: l’intervento immediato di carattere provvisionale raccomandato, imperniato sulla posa di teloni impermeabili opportunamente ancorati e sulla gestione controllata delle acque di scorrimento, volto a limitare l’ingresso delle acque meteoriche nelle discontinuita’ riscontrate, in attesa e a integrazione degli interventi di stabilizzazione definitivi”.Per stabilizzare e bloccare il movimento franoso che minaccia il centro abitato, il commissario straordinario Fabio Ciciliano, ha approvato il documento di fattibilita’ delle alternative progettuali che prevede un intervento di mitigazione del corpo centrale della frana. Il progetto individuato, che sara’ sviluppato nelle fasi successive, e’ concentrato sulla realizzazione di una galleria drenante profonda, di 1500 metri, per “il controllo delle circolazioni idriche sotterranee, la riduzione delle pressioni interstiziali e il miglioramento delle condizioni di stabilita’ della frana centrale”. Altri interventi saranno la riprofilatura dei pendii per un chilometro, la sutura delle lesioni e il ripristino del reticolo idraulico finalizzati alla riduzione dei processi erosivi e al ripristino della funzionalita’ del reticolo idraulico minore, la regimentazione delle acque superficiali nelle aree attualmente non servite dalla rete esistente, attraverso la realizzazione di canali di gronda in grado di intercettare e convogliare i deflussi in modo controllato. La stima economica complessiva del progetto di realizzazione della galleria drenante e’ calcolata in 32 milioni di euro. La comunita’ e’ preoccupata. Complessivamente sono stati stanziati 150 milioni di euro: 75 milioni sono destinati agli indennizzi e ai proprietari degli immobili da demolire o per ricostruire in un’altra area (calcolati a circa 1.573 euro a metro quadrato) e altri 75 sono destinati a interventi di prevenzione strutturale, messa in sicurezza del territorio e riduzione del rischio idrogeologico. La procura di Gela indaga per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. La prima fase dell’indagine, con 13 indagati, tra cui spiccano i nomi degli ultimi quattro presidenti della Regione in carica dal 2010 a oggi, coordinata dal procuratore Salvatore Vella, si avvia verso la conclusione. L’indagine punta a far luce su quasi trent’anni di omissioni e ritardi, concentrandosi in particolare sulle opere di mitigazione del rischio idrogeologico che erano gia’ state finanziate e contrattualizzate dopo la frana del 1997, ma che non sono mai state realizzate. Quel che rimane e’ un ammasso di immobili sospesi sul ciglio della frana. Gli edifici in zona rossa sono 576; 236 i nuclei familiari rimasti senza una casa, 574 le persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni. (AGI)

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