Licata: “Un accordo con Gela per salvare l’Università”

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Ingegneria chimica legata all’ambiente, ingegneria navale, economia aziendale. Potrebbero essere le nuove strade dei percorsi universitari del consorzio nisseno, da intraprendere magari con un partner d’eccezione come l’Eni al fianco, come sottolinea il consigliere provinciale Giuseppe Licata di “Insieme per la provincia”, che non rinuncia all’idea di un rilancio del progetto che significa “affrontare il futuro di questo territorio, il futuro di tanti giovani che soffrono più di tutti la crisi non solo economica ma anche valoriale della nostra società”. “Per questo – dice – parlare di università significa avere la capacità di uscire da una emarginazione culturale e sociale, da un impoverimento delle conoscenze che la nostra provincia subisce più  di qualsiasi altra provincia della nostra Regione”.

“Il problema – continua il consigliere provinciale Licata – è che spesso i rappresentanti istituzionali del nostro territorio vedono nell’università solo un’occasione per guadagnarsi un po’ di visibilità, facendo annunci e lanciando iniziative ognuno per conto proprio, in preda ad un personalismo esasperato e deleterio”. E rilancia al presidente Federico l’invito a far sì che la Provincia Regionale si riappropri finalmente del proprio ruolo di maggior finanziatore del consorzio universitario.

La crisi del consorzio in questo  momento, sottolinea Licata, che non riguarda comunque solo l’università nissena, va cercata soprattutto “nella generalizzata situazione di difficoltà finanziaria delle istituzioni locali e delle università centrali, nel proliferare di corsi di laurea non spendibili nella realtà socio-economica del territorio, nella scellerata riduzione degli interventi da parte del governo nazionale nella formazione e nella ricerca, nella stessa riforma Gelmini, che tende ad eliminare i decentramenti universitari. E pur non essendo totalmente favorevole ad una “provincializzazione” dell’università, quando questa non risulta supportata da una qualificata ed efficiente offerta formativa e da servizi idonei a garantire il diritto allo studio, tuttavia riconosco che in molti contesti l’università di provincia ha vitalizzato con la sua sola presenza la vita culturale e scientifica della periferia altrimenti depressa ed isolata, assicurando con il transito dei docenti una certa circolazione di idee ed innovazione, producendo anche laureati di buon livello e consentendo notevoli risparmi alle famiglie”.

E’ dunque tempo di approntare immediatamente il nuovo statuto del consorzio universitario per consentire a nuovi soci di fare il loro ingresso, dando ad ognuno il giusto peso nel consiglio di amministrazione, che dovrebbe raccogliere quante più adesioni possibili perché “il consorzio non è un problema esclusivo del capoluogo”, precisa ancora Licata, sottolineando anche come il comune di Gela sia oggi veramente pronto a fare la sua parte. “Alla luce delle recenti dichiarazioni del sindaco Angelo Fasulo – dice il consigliere provinciale – particolarmente sensibile al problema universitario, sono sicuro che il comune di Gela vuole essere protagonista di un nuovo processo di formazione e di integrazione della istituzione universitaria, in stretta sintonia con le vocazioni e le risorse del  territorio, inteso a sviluppare l’istituzione di centri di ricerca  ed a favorire l’innovazione tecnologica”.

Necessaria dunque una immediata concretezza nell’agire e nel concepire un nuovo modello di consorzio universitario, capace di garantire un coordinamento efficace dei soggetti locali (comuni, Provincia, Camera di Commercio, Asp, Eni, imprese, associazioni di categoria, ordini professionali, istituti scolastici e di formazione professionale) per permettere loro di parlare con una voce sola alle università centrali e alla Regione. “Solo così – dice Licata – le pretese e le proposte del nostro territorio possono avere forza e autorevolezza, solo così  possiamo rilanciare e programmare  un nuovo percorso formativo ed arginare  la carenza dei fondi destinati all’istruzione.

Ferma restando la necessità di consolidare il polo biomedico del capoluogo nisseno.

“Mi chiedo – dice Licata – in virtù del protocollo d’intesa stipulato tra Regione ed Eni, se è davvero impossibile chiedere, oltre alla strada Gela-Catania e al ripristino della diga foranea, anche un impegno tangibile dell’Eni sull’università e sulla cultura, magari con il finanziamento di corsi di laurea legati alla vocazione del territorio e con la promozione di investimenti sulla formazione e la ricerca in materia di risanamento ambientale e sviluppo sostenibile?”

E intanto il sindaco di Caltanissetta Michele Campisi continua con “fughe in avanti” delle quali non è chiara l’utilità, l’ultima in ordine di tempo la convocazione di una conferenza dei servizi per il prossimo 16 febbraio per l’agonizzante corso di laurea in Scienze dell’amministrazione (definitivamente giunto al capolinea poiché vive ormai non più di docenze ma di tutoraggi, con gli studenti che risultano ormai iscritti non più nella sede decentrata di Caltanissetta ma a Catania, perché è evidente la volontà dell’ateneo di ritirarsi tra le proprie mura, esigenza dettata anche dalla riforma Gelmini), scavalcando di fatto gli organismi statutari del consorzio stesso (non ultimi gli stessi rappresentanti del comune, nominati appena qualche settimana fa) e creando inutili aspettative negli studenti