Gela, agguato contro dirigente comunale: due arresti dopo 19 anni

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Aveva messo fine alla procedura amministrativa della “somma urgenza” nella gestione degli appalti e per questo la Stidda nel 1992 tento’ di uccidere il dirigente delle ripartizioni Urbanistica e Lavori pubblici del Comune di Gela, Renato Nunzio Mauro senza
riuscirci perche’ la pistola s’inceppo’. A distanza di 19 anni dall’agguato, scattato il 15 maggio 1992, la Squadra mobile  guidata dal vice questore aggiunto Giovanni Giudice, ha
arrestato mandante ed esecutore materiale di quel tentato omicidio. Due le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip
del Tribunale di Caltanissetta Alessandra Giunta, nell’ambito dell’operazione “Summa Urgentia”. In manette sono finiti due
presunti affiliati alla Stidda, accusati di tentato omicidio e di associazione mafiosa: Salvatore Di Giacomo, 67 anni, impiegato comunale in pensione ed ex consigliere provinciale
dell’Udeur; l’ordinanza di custodia cautelare e’ stata invece notificata in carcere a Giovanni Di Giacomo, 39 anni, pregiudicato.

I due sono rispettivamente zio e nipote. Il primo
e’ accusato di essere il mandante del tentato omicidio; l’altro di essere l’autore materiale, insieme a Giuseppe Di Giacomo,deceduto. Importanti le dichiarazioni dei collaboratori di
giustizia. Salvatore Di Giacomo, nel ’92 era dipendente del Comune di Gela, con la qualifica di assistente proprio alla ripartizione
Lavori pubblici, settore manutenzione, del Comune di Gela. Secondo gli inquirenti, Di Giacomo avrebbe imposto e scelto le ditte alle quali affidare i lavori di somma urgenza e
preteso dalle stesse una tangente. Il 15 maggio del ’92, due giovani, a bordo di un ciclomotore, esplosero un colpo di
pistola calibro 22 ferendo l’ingegnere Mauro al viso mentre la
vittima si trovava a bordo della sua Renault 5. Mauro, ancora  oggi dirigente, si insedio’ a capo delle due ripartizioni il 2
aprile del ’92 e, nell’intento di razionalizzare e modernizzare  il settore dei lavori pubblici e delle manutenzioni, imparti’
una serie di direttive che impedivano di fatto il ricorso alla  procedura della somma urgenza, soprattutto per i lavori di
manutenzione stradale.

A rimanere vittima di un agguato, quello
stesso anno, fu anche l’allora assessore ai Lavori pubblici, Grazio Trufolo