Salute

Sommatino, appalti pubblici e presunti illeciti: la Procura conclude gli accertamenti su 14 persone

Redazione

Sommatino, appalti pubblici e presunti illeciti: la Procura conclude gli accertamenti su 14 persone

Sotto la lente degli investigatori affidamenti di lavori, somme di denaro e gestione di manifestazioni. Coinvolti ex amministratori comunali, tecnici e operatori economici. Tredici le contestazioni formulate dagli inquirenti.
Gio, 22/10/2026 - 15:22

Condividi su:

SOMMATINO – Arriva a una nuova fase giudiziaria la vicenda che ha interessato l’amministrazione municipale di Sommatino e i rapporti tra esponenti istituzionali e operatori privati. La magistratura nissena ha notificato a quattordici persone il provvedimento che sancisce il completamento dell’attività investigativa, delineando un quadro accusatorio che comprende tredici distinti addebiti.

Il fascicolo, seguito dal procuratore aggiunto Santi Roberto Condorelli e dal sostituto procuratore Luigi Lo Valvo, prende in esame diverse vicende amministrative nelle quali sarebbero emerse condotte riconducibili, secondo le ipotesi degli inquirenti, a corruzione, concussione, induzione indebita, falsità documentali e favoreggiamento.

Tra i destinatari del provvedimento figurano Salvatore Letizia, già alla guida del Comune, Mariangela Castellano, che ha ricoperto l’incarico di vicesindaco, e gli esponenti della giunta Jean Pierre Rumeo e Antonino La Quatra.

Compaiono inoltre il dirigente dell’ufficio tecnico Roberto Alotta, la segretaria comunale Laura Tartaglia, Calogero Vendra, Lorenzo Pulci, Luigi Pulci, Diego Caramazza e Federica Caramazza. Completano l’elenco Vincenza Valentina Calabrò, Alessandro Ignazio Patti e Domenico Danisi.

Uno degli episodi esaminati riguarda la manifestazione agricola organizzata nel novembre 2024. Secondo la ricostruzione della Procura, alcuni rappresentanti dell’amministrazione avrebbero subordinato la disponibilità di servizi essenziali per gli espositori al pagamento di importi giornalieri non dovuti, arrivando a prospettare l’interruzione della fornitura elettrica a chi non avesse accettato le richieste economiche.

Su questa vicenda si innesta anche un’ulteriore contestazione. Gli investigatori ritengono che Calabrò, Patti e Danisi avrebbero posto in essere comportamenti finalizzati a ostacolare l’accertamento delle responsabilità attribuite a Castellano. Per Danisi viene ipotizzato un intervento diretto anche a favorire Letizia.

Particolarmente rilevante, nell’impianto accusatorio, è il capitolo relativo agli interventi di riqualificazione di Villa Garibaldi e alle prospettive di ulteriori opere presso il camposanto cittadino.

L’imprenditore Diego Caramazza, secondo quanto prospettato dagli investigatori, avrebbe messo a disposizione complessivamente 45 mila euro, destinati in parti uguali a Letizia, Alotta e Vendra. Il presunto accordo avrebbe avuto come contropartita l’assegnazione senza procedura competitiva degli interventi alla società Edilroad, insieme all’aspettativa di ottenere successive commesse comunali.

Nella medesima vicenda viene chiamata in causa Federica Caramazza, alla quale gli inquirenti attribuiscono un ruolo nella predisposizione del contante che sarebbe stato consegnato all’allora primo cittadino.

Un diverso episodio interessa Roberto Alotta. Al funzionario viene attribuita una presunta richiesta di 50 mila euro rivolta all’imprenditore Luigi Pulci, collegata agli interventi necessari per consolidare il versante roccioso nella zona di contrada Sant’Anna.

Gli accertamenti riguardano anche alcuni beni che Alotta avrebbe ricevuto, tra cui uno smartphone del valore di circa 1.800 euro e un computer.

A rappresentare gli indagati figurano, tra gli altri, i legali Giuseppe Dacquì, Vincenzo Vitello, Walter Tesauro, Boris Pastorello, Giuseppe Barba, Salvatore Manganello, Giuseppe Ribaudo, Salvatore Patrì, Antonella Macaluso e Antonella Pecoraro.

Con la comunicazione di conclusione delle indagini si apre adesso la fase nella quale le persone coinvolte, attraverso i rispettivi difensori, potranno presentare memorie, produrre documentazione e chiedere di essere interrogate, prima delle successive determinazioni della Procura.

Le contestazioni restano, allo stato, ipotesi accusatorie ancora da sottoporre al vaglio giudiziario. Per tutti gli indagati vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

banner italpress istituzionale banner italpress tv