CALTANISSETTA – Una visita al cimitero per portare dei fiori sulla tomba del padre si è trasformata in un’esperienza particolarmente difficile per un cittadino con disabilità motoria. A raccontare quanto accaduto domenica 25 ottobre al cimitero di Caltanissetta è Andrea Centorbi, che ha inviato una lettera alla nostra redazione per segnalare le difficoltà incontrate e chiedere chiarimenti sulle modalità di accesso riservate alle persone con ridotta mobilità.
Centorbi, originario di Caltanissetta ma residente da diversi anni in un’altra città siciliana, convive con una rara patologia genetica progressiva che ne ha compromesso la capacità di camminare. Nonostante le difficoltà, continua a tornare periodicamente nella città d’origine, soprattutto per visitare le tombe dei propri familiari.
«Per me non si tratta di una semplice consuetudine religiosa o di un dovere sociale. È un gesto di amore e di rispetto verso chi mi ha preceduto, un modo per mantenerne viva la memoria – dichiara Andrea Centorbi –. Un cimitero non è soltanto un luogo di lutto. È anche un luogo della memoria, nel quale le persone che abbiamo amato continuano a essere parte della nostra storia».
Proprio per evitare le difficoltà legate alla maggiore affluenza prevista nei giorni della commemorazione dei defunti, Centorbi aveva deciso di anticipare la visita. Il giorno precedente, racconta, la moglie aveva telefonato al cimitero per chiedere informazioni sull’accesso con un’automobile munita di regolare contrassegno per persone con disabilità, ricevendo conferma dell’apertura della struttura per tutta la mattinata.
Domenica, intorno alle 12, Centorbi è arrivato al cimitero accompagnato dalla madre di 87 anni, cardiopatica, con l’intenzione di raggiungere la tomba del padre.
«Con mia grande sorpresa, all’ingresso mi è stato comunicato da un addetto che l’accesso in automobile alle persone con disabilità era consentito soltanto fino alle ore 11, nonostante il cimitero rimanesse aperto fino alle 13 – racconta Centorbi –. Ho spiegato la situazione, riferendo dell’informazione ricevuta telefonicamente il giorno precedente. Ho chiesto se fosse possibile fare una piccola eccezione, anche solo per una visita di pochi minuti. La risposta è stata negativa».
Secondo quanto riferito nella lettera, anche un successivo tentativo di contattare telefonicamente gli uffici del cimitero sarebbe rimasto senza risposta. A quel punto Centorbi ha deciso comunque di raggiungere a piedi la tomba del padre, aiutandosi con un bastone e accompagnato dall’anziana madre.
«Ho scelto di andare da mio padre – prosegue –. Ho parcheggiato l’automobile e, appoggiandomi al mio bastone, ho affrontato il percorso insieme a mia madre, 87 anni, visibilmente affaticata al mio fianco. Abbiamo deposto i nostri fiori. Abbiamo pregato per pochi minuti. Poi abbiamo affrontato il percorso inverso, ancora più faticoso, lungo le ripide curve che conducono verso l’uscita».
Durante il tragitto di ritorno, riferisce ancora Centorbi, sarebbe stato avvicinato da un altro responsabile della struttura, qualificatosi come direttore, che gli avrebbe offerto un passaggio in automobile fino all’uscita.
«Era, purtroppo, troppo tardi – afferma –. Alla mia contestazione per quanto era accaduto mi è stato inoltre risposto che non sarei neppure dovuto entrare. Ne è seguito uno scambio dai toni spiacevoli che, a mio avviso, non sarebbe mai dovuto avvenire, tanto meno in un luogo come quello».
Centorbi riferisce di essere rientrato a casa amareggiato e con un ginocchio gonfio. Nella sua lettera pone alcune domande sulle disposizioni che regolano l’ingresso dei veicoli autorizzati e sulla possibilità di conoscere preventivamente, in maniera chiara, gli orari e le condizioni di accesso.
«Perché l’accesso in automobile per una persona con disabilità deve terminare ben due ore prima dell’orario di chiusura del cimitero? Perché una persona con difficoltà motorie non può conoscere preventivamente, con chiarezza e certezza, giorni e orari nei quali le è consentito accedere con il proprio mezzo? – si domanda Centorbi –. Non pretendo privilegi. Chiedo soltanto che la mia disabilità non diventi un ostacolo aggiuntivo creato proprio da chi dovrebbe rendere accessibile un servizio pubblico».
La lettera contiene anche una richiesta rivolta direttamente all’Amministrazione comunale di Caltanissetta, affinché venga verificato l’episodio e siano chiarite le disposizioni relative all’accesso delle persone con disabilità al cimitero.
«Chiedo che giorni, orari e condizioni di accesso riservati alle persone con ridotta mobilità siano adeguati e comunicati in maniera chiara, univoca e facilmente consultabile – sottolinea Centorbi – evitando che informazioni incomplete o discordanti possano mettere altri cittadini nella stessa situazione che ho vissuto io».
L’autore della segnalazione precisa inoltre di riservarsi la possibilità di rappresentare formalmente l’accaduto alle istituzioni competenti per la tutela dei diritti delle persone con disabilità.
«Sono tornato nella mia città semplicemente per portare dei fiori sulla tomba di mio padre. Non pensavo che, per riuscire a farlo, avrei dovuto mettere alla prova le mie gambe e la mia dignità – conclude Andrea Centorbi –. Continuo a sperare che da una brutta esperienza possa nascere qualcosa di positivo e che Caltanissetta sappia essere una città capace di avere cura anche dei suoi cittadini più fragili».
La vicenda, così come ricostruita nella lettera pervenuta alla redazione, viene quindi sottoposta all’attenzione dell’Amministrazione comunale, alla quale Centorbi chiede una verifica di quanto accaduto e chiarimenti sulle modalità di accesso al cimitero per le persone con disabilità. Resta da conoscere l’eventuale riscontro degli uffici competenti rispetto alla segnalazione.

