L’Italia si allontana dagli obiettivi di sostenibilità fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite . A quattro anni dalla scadenza, il 58% dei traguardi quantitativi monitorati non appare raggiungibile, mentre il Paese continua a perdere terreno sul fronte della povertà, delle disuguaglianze e della tutela ambientale. Il rallentamento, inoltre, riguarda anche l’Europa e il quadro internazionale.
È quanto emerge dall’undicesimo rapporto ASviS , intitolato Agenda per la prossima legislatura. E non solo , presentato il 28 ottobre alla Camera dei Deputati. Secondo il documento, nel 2025 sei dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu sono peggiorati e l’indice complessivo è rimasto sostanzialmente fermo. Dei 38 target quantitativi previsti per il 2030, il 58% resta fuori portata, una quota invariata rispetto all’anno precedente nonostante gli effetti positivi del Pnrr.
L’analisi di 45 obiettivi qualitativi mostra inoltre che, in più della metà dei casi, soprattutto nei settori sociale e ambientale, norme e politiche sono state approvate ma vengono applicate in modo insufficiente. «A livello globale, stiamo assistendo a una vera e propria regressione insostenibile», ha dichiarato Enrico Giovannini , direttore scientifico dell’ASviS, chiedendo di superare l’approccio emergenziale che caratterizza le politiche pubbliche italiane.
Povertà e rischio idrogeologico
Il confronto con il 2010 restituisce un bilancio negativo. L’Italia è peggiorata nella lotta alla povertà, nella gestione delle risorse idriche, nella riduzione delle disuguaglianze, nella protezione degli ecosistemi terrestri e nella qualità delle istituzioni. Per altri cinque obiettivi, tra cui salute, innovazione e città sostenibili, i progressi sono stati quasi nulli. I miglioramenti risultano limitati nell’istruzione, nella parità di genere, nell’energia, nel lavoro e nell’azione climatica. Avanzamenti più consistenti riguardano soltanto l’economia circolare e gli ecosistemi marini.
I dati evidenziano le difficoltà strutturali del Paese: oltre 5,4 milioni di persone vivono in povertà assoluta, tra cui 1,1 milioni di minori , mentre il 94,5% dei Comuni italiani è esposto al rischio idrogeologico. Preoccupa anche la condizione delle nuove generazioni: solo il 31,1% dei giovani tra 25 e 34 anni ha una laurea, contro il 45% previsto per il 2030, e quasi un giovane su cinque tra 18 e 34 anni manifesta un disagio psicologico.
Per Ferruccio de Bortoli, il dibattito sulla sostenibilità deve includere non solo la transizione ambientale, ma anche istruzione, benessere delle comunità e coesione sociale. Il rischio, ha osservato l’ex direttore del Corriere della Sera, è continuare a sottrarre alle nuove generazioni una «quota di futuro».
Il rallentamento globale e le ricadute sul turismo
Le difficoltà italiane si inseriscono in uno scenario internazionale preoccupante. Nell’Unione europea, la quota dei traguardi quantitativi considerati raggiungibili entro il 2030 è scesa dal 53% al 47%; nello stesso periodo, sette obiettivi sono peggiorati. Nel mondo, soltanto il 15% dei target dell’Agenda 2030 è sulla buona strada. Il 21% mostra progressi moderati, il 32% avanzamenti marginali, il 17% è fermo e il 15% è in regressione.
Tra i fattori che pesano figurano conflitti, crisi climatica, tensioni geopolitiche e indebolimento della cooperazione internazionale. Nel 2025 gli aiuti allo sviluppo sono diminuiti del 23,1%, mentre la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.900 miliardi di dollari .
Il rapporto lancia un allarme anche per il turismo italiano, legato alla qualità ambientale, alla sicurezza del territorio e alla sostenibilità delle destinazioni. Il rischio idrogeologico, i ritardi nella gestione dell’acqua e la tutela incompleta degli ecosistemi mettono sotto pressione infrastrutture e attività turistiche. Le destinazioni devono inoltre affrontare gli effetti del cambiamento climatico conciliando la crescita dei flussi con la qualità della vita delle comunità residenti.
Tra le priorità indicate dall’ASviS figurano il contrasto alla povertà, la competitività del sistema produttivo, la transizione ecologica e digitale e una maggiore integrazione della sostenibilità nelle politiche pubbliche. «Ogni ulteriore rinvio aumenta i costi sociali, economici e ambientali, soprattutto per i più deboli», ha avvertito Marcella Mallen , presidente dell’ASviS.

