SERRADIFALCO. Da diversi mesi, un segnale stradale di divieto assoluto di transito campeggia all’inizio della Strada Provinciale 46, in corrispondenza del cantiere per la costruzione della nuova e discussa discarica in contrada Cerausi, nel territorio di Serradifalco. Un blocco totale della circolazione in entrambe le direzioni di marcia, le cui motivazioni restano ancora sconosciute.
Più volte, attraverso i canali ufficiali, si è cercato di comprendere le ragioni della collocazione di quel segnale, ma da mesi ormai nessuno fornisce spiegazioni.
Ripercorrendo la vicenda in ordine cronologico:
- 7 aprile 2026: Il Sindaco di Serradifalco invia una prima istanza formale al Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta per richiedere chiarimenti e le motivazioni ufficiali legate all’ordinanza di chiusura. La richiesta cade nel vuoto.
- 5 giugno 2026: Di fronte al persistente silenzio dell’ente provinciale, viene presentata un’interrogazione formale con risposta scritta, indirizzata al Presidente del Libero Consorzio, per accertare la paternità del cartello, le precise ragioni tecniche o giuridiche e contestare il mancato riscontro alla nota del Sindaco.
- 10 luglio 2026: Persistendo l’assenza di trasparenza, l’imprenditore agricolo danneggiato, Angelo Giovanni Butticé, decide di procedere per vie legali. Deposita un’istanza di accesso agli atti (ai sensi della Legge 241/1990) indirizzata al Libero Consorzio e, per conoscenza, alla Stazione dei Carabinieri di Serradifalco. Con questo atto si richiedono formalmente le copie dell’ordinanza, le relazioni tecniche e l’indicazione di eventuali deroghe o scadenze del provvedimento, avviando il termine di legge di 30 giorni per ricevere riscontro.
Il comportamento del Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta, ente gestore e responsabile della viabilità sul tratto stradale, rappresenta l’aspetto politicamente e amministrativamente più grave. Il silenzio prolungato di fronte alle richieste informali, ma soprattutto il mancato riscontro alla nota ufficiale del primo cittadino del 7 aprile 2026, configura una palese violazione del principio di leale collaborazione tra istituzioni.
A oggi, nessuna motivazione tecnica o legata alla sicurezza stradale, come un’alterazione della carreggiata, la presenza di frane o la sopraggiunta pericolosità del fondo è stata resa nota per giustificare una chiusura così drastica e prolungata.
Quando un ente pubblico ignora il Sindaco di una comunità, non sta solo ignorando un rappresentante istituzionale, ma sta negando il diritto alla trasparenza a tutti i cittadini che egli rappresenta. Questo “silenzio-rifiuto” alimenta inevitabilmente il sospetto che si voglia evitare un dibattito pubblico su un’opera già fortemente contestata dal territorio.
Con molta probabilità, sebbene rimanga un’ipotesi, la motivazione del divieto riguarda l’area su cui sorge la costruenda discarica. Secondo comitati civici e tecnici, la zona risulta essere ad alto rischio idrogeologico e franoso, nonostante i pareri favorevoli precedentemente rilasciati dallo stesso ente provinciale.
Senza voler fare il processo alle intenzioni, viene da chiedersi se non siano veritiere le parole pronunciate qualche settimana fa dal Presidente della Commissione Antimafia Siciliana, Antonello Cracolici, quando ha sottolineato come molte amministrazioni abbiano
assunto un grado di impunità tale da permettere loro di ignorare persino le regole basilari della democrazia:
“In molti casi, ciò che dovrebbe tradursi in responsabilità, misura e servizio diventa invece delirio autoreferenziale, ostentazione di potere, difesa corporativa e distanza dal principio di realtà. La menzogna, la doppiezza e la riserva mentale sono diventate architravi strutturali della comunicazione contemporanea. Le logiche digitali, che premiano apparenza, visibilità e semplificazione aggressiva, amplificano questa deriva e alimentano un narcisismo patologico che non risparmia alcun ambito”.
Alla luce di quanto sta accadendo a Serradifalco, appare evidente come decisioni nazionali come l’abolizione del reato di abuso d’ufficio rischino soltanto di accentuare questo distacco e l’opacità dell’azione amministrativa.
Comitato TMB

