SAN CATALDO. Durissima replica del capogruppo consiliare di RIPRENDIAMOCI LA CITTÀ, Giampiero Modaffari, alla risposta resa dal Sindaco all’interrogazione riguardante il cedimento della sede stradale di via Leonardo Sciascia, ex S.P. n. 6. Modaffari si dichiara «totalmente e profondamente insoddisfatto», contestando innanzitutto un dato: a fronte di quesiti estremamente precisi, la risposta dell’Amministrazione non avrebbe fornito altrettanto precise indicazioni su risorse, atti amministrativi, data di effettivo inizio dei lavori, conclusione dell’intervento, cronoprogramma, tavolo tecnico e possibili ristori per le imprese penalizzate.
«Dopo ventotto anni in Consiglio comunale – afferma Modaffari – ho imparato che quando mancano gli argomenti per spiegare il presente si comincia a parlare del passato dell’interrogante. E infatti il Sindaco arriva persino a contestarmi presunti “anni di silenzio”. Questa, francamente, era meglio risparmiarsela».
Il capogruppo ricorda infatti che, durante la propria esperienza amministrativa, vennero effettuati interventi di manutenzione della ex S.P. n. 6, la posa del manto di usura in conglomerato bituminoso nelle vie Maestri del Lavoro e Salvo D’Acquisto, la realizzazione della rete idrica e fognaria collegata all’impianto di sollevamento di contrada Bigini e il completamento dell’impianto di illuminazione. Ricorda inoltre i controlli sui ripristini degli scavi, le contestazioni e le sanzioni e il contenzioso per i danni provocati dagli scavi della fibra. Sono precisamente le opere richiamate nella replica del 25 agosto.
«Le strade si rompevano e si riparavano. Non si trasformavano le transenne in elementi permanenti dell’arredo urbano», sottolinea Modaffari, ricordando anche che fu la sua Giunta, nel 2018, a intitolare la ex S.P. n. 6 a Leonardo Sciascia. Successivamente, da consigliere comunale, sono state presentate interrogazioni e reiterazioni sulla mancata intitolazione, sui ripristini conseguenti agli scavi della fibra e, infine, sul cedimento della sede stradale.
«Altro che anni di silenzio. Semmai sono anni nei quali siamo stati costretti a ripetere le domande perché le risposte non arrivano». Riprendiamoci la Città richiama quindi la cronologia che considera politicamente più grave. Il 2 maggio 2025, ricorda Modaffari nella replica, il Sindaco annunciava pubblicamente in video ancora in rete l’immediata esecuzione dei lavori. Il 27 marzo 2026, dopo rassicurazioni ricevute dal Sindaco, il Presidente del Comitato di Quartiere comunicava pubblicamente lo stanziamento di circa 50.000 euro e l’avvio dei lavori immediatamente dopo Pasqua. «Siamo arrivati al 25 agosto – attacca Modaffari – e nella risposta del Sindaco la grande novità è il “disboscamento della vegetazione”». Ed è proprio su questo punto che la replica assume toni sarcastici.
«Se le erbacce raggiungono dimensioni tali da rendere necessario addirittura un “disboscamento”, mentre il gestore non effettua regolarmente lo scerbamento e l’Amministrazione non controlla e non sanziona, non siamo davanti a un successo: siamo davanti alla certificazione di un’altra omissione».
Da qui la battuta pronunciata dal capogruppo: «Prima lasciate crescere la giungla, poi tagliate l’erba e infine presentate il decespugliatore come l’inizio della ricostruzione della strada. Manca soltanto l’inaugurazione del decespugliatore e tutto è a posto!».
Al di là dell’ironia, per Riprendiamoci la Città rimangono però senza puntuale risposta le questioni sostanziali: dove sono i circa 50.000 euro annunciati? Qual è l’atto amministrativo che li impegna? Quando inizieranno concretamente i lavori di ripristino? Quando termineranno? Dov’è il cronoprogramma? Che fine ha fatto la richiesta del tavolo tecnico? E quali risposte sono state date sulla possibilità di ristoro per le attività imprenditoriali penalizzate?
Non si tratta, sottolinea il gruppo, di quesiti formulati successivamente: erano già contenuti nell’interrogazione consiliare, che chiedeva espressamente provvedimenti concreti, risorse finanziarie, tempi certi, trasparenza sugli stanziamenti, un tavolo con residenti e imprese e un «cronoprogramma dettagliato e vincolante per l’inizio e conclusione dei lavori». «Su questi punti – afferma Modaffari – nessun riscontro puntuale. E una risposta che replica all’interrogante ma non risponde ai quesiti non risolve certamente il problema dei cittadini».
La conclusione del capogruppo è particolarmente severa. «Dopo tutti gli annunci, le date disattese e le promesse trascorse invano, ANCHE SE DOMANI MATTINA DOVESSERO FINALMENTE INIZIARE I LAVORI, NESSUNO PROVI A PRESENTARLI COME UN SUCCESSO POLITICO. Sarebbero semplicemente l’adempimento tardivo di ciò che ai cittadini era stato promesso da tempo».
Per RIPRENDIAMOCI LA CITTÀ, quindi, la vicenda ha ormai superato il problema, pur gravissimo, della manutenzione di una strada. «Quando per anni si annuncia un intervento e i fatti arrivano eventualmente soltanto dopo proteste, interrogazioni, reiterazioni e continue sollecitazioni, significa che si è prodotto un danno ancora più difficile da riparare dell’asfalto: SI È ROTTO IL RAPPORTO DI FIDUCIA TRA AMMINISTRATORI E AMMINISTRATI».
Da qui la stoccata conclusiva: «IN VIA LEONARDO SCIASCIA NON È SPROFONDATA SOLTANTO LA STRADA. È SPROFONDATA ANCHE LA CREDIBILITÀ DI CHI QUELLE PROMESSE LE HA FATTE». Riprendiamoci la Città rivolge infine un messaggio ai residenti, agli imprenditori della zona e all’intera comunità sancataldese: «Conservate memoria delle date, degli annunci, delle promesse e soprattutto dei fatti. Perché le parole passano. Le transenne, purtroppo, sono rimaste. E la fiducia, una volta perduta, è molto più difficile da ripristinare dell’asfalto». Il giudizio finale sull’affidabilità di chi amministra – conclude Modaffari – spetta sempre e soltanto ai cittadini.

