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Tony Maganuco, il giorno dopo: una città commossa si interroga sulla solitudine degli ultimi anni, Nico il suo ultimo grande e leale amico

Redazione

Tony Maganuco, il giorno dopo: una città commossa si interroga sulla solitudine degli ultimi anni, Nico il suo ultimo grande e leale amico

Disposta l’autopsia per chiarire le cause della morte. Sui social una giornata di ricordi, affetto e riflessioni. Riaffiora la memoria dei grandi spettacoli, dei giovani cresciuti al suo fianco e degli ultimi anni vissuti più in disparte. E quella presenza fedele di Nico, il suo cane, trovato vivo nell’abitazione
Sab, 22/08/2026 - 02:59

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CALTANISSETTA – È stata una giornata di ricordi, fotografie, parole e tanta commozione. La scomparsa di Tony Maganuco ha profondamente colpito Caltanissetta, una città che nel giro di poche ore ha cominciato a ripercorrere, soprattutto attraverso i social, tanti momenti di una vita trascorsa tra spettacolo, musica, radio, televisione e una passione mai nascosta per la sua città.
Facebook si è riempito di messaggi di cordoglio e di vicinanza alla famiglia e al fratello Peppe Azzaro, ma anche di testimonianze di chi con Tony aveva condiviso un pezzo di strada: amici di una vita, ragazzi che avevano lavorato con lui nei grandi concerti, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e semplici cittadini.
Sono riemerse immagini di una Caltanissetta di altri anni, quella dei grandi spettacoli e degli artisti nazionali, dei palchi da costruire e delle squadre di giovani che Tony riusciva a coinvolgere. Ma accanto ai ricordi più belli è affiorata anche una riflessione più intima sugli ultimi anni della sua vita, diventati progressivamente più appartati rispetto a quelli vissuti sotto le luci dei palchi e davanti ai microfoni.
Una riflessione che merita rispetto e delicatezza, senza cercare responsabilità e senza pretendere di conoscere fino in fondo le ragioni personali di una solitudine che soltanto chi gli è stato veramente vicino può avere percepito.
Tony Maganuco è stato trovato senza vita nella sua abitazione di via San Giuliano, dopo che da alcuni giorni non dava più notizie. Quando la Polizia è entrata nell’appartamento, insieme al personale intervenuto, il corpo era già in stato di decomposizione. Secondo le prime valutazioni, il decesso potrebbe risalire a circa cinque giorni prima del ritrovamento.


Le condizioni nelle quali è stato rinvenuto il corpo non consentono di stabilire con certezza le cause della morte. Per questo sarà eseguita l’autopsia, che dovrà fornire gli elementi necessari per comprendere cosa abbia provocato il decesso.
Tra amici e conoscenti sono circolate in queste ore ipotesi su un possibile malore, anche di natura cerebrale. Restano però soltanto supposizioni, prive al momento di conferme: sarà esclusivamente l’esame autoptico a poter dare una risposta.


Nella storia più recente di Tony c’era stato anche un momento particolarmente difficile legato alla sua salute. Nel 2020 un aneurisma cerebrale aveva reso necessario il ricovero al Sant’Elia e un intervento neurochirurgico. Superata la fase più critica, Maganuco aveva lentamente ripreso la propria quotidianità e, con il tempo, aveva cercato di ritrovare anche uno spazio nella vita pubblica cittadina, tornando alla radio e a occuparsi dei temi di Caltanissetta. Quell’esperienza aveva inevitabilmente segnato un passaggio importante della sua vita. Oggi, tuttavia, non esiste alcun elemento che consenta di metterla in relazione con il decesso: saranno gli accertamenti medico-legali a stabilire cosa sia accaduto.


Nel corso della giornata sono stati soprattutto i ricordi a restituire il Tony degli spettacoli.
Per molti anni quella fu la sua professione e la sua grande passione: organizzare eventi, immaginare manifestazioni e riuscire a portare a Caltanissetta alcuni dei più importanti protagonisti della musica e dello spettacolo nazionale.
Attorno a quella macchina organizzativa crebbe anche un’intera generazione di ragazzi. Erano appena maggiorenni e lavoravano ai concerti, al Festival Città di Caltanissetta e alle tante manifestazioni curate da Maganuco. Per molti significava entrare per la prima volta nel mondo del lavoro e ritrovarsi, quasi improvvisamente, dietro le quinte di un grande spettacolo, a pochi passi da artisti che fino al giorno prima avevano visto soltanto in televisione.


Oggi quei ragazzi sono uomini. Sono diventati padri, mariti, professionisti, imprenditori. E tanti di loro hanno affidato ai social il ricordo di quella stagione e delle opportunità ricevute.
Tra questi c’è Calogero Palermo, oggi consigliere comunale e imprenditore, che con Tony visse alcune delle sue prime esperienze lavorative.
«Tony non ci dava soltanto un lavoro. Ci dava un’opportunità», ha ricordato Palermo, ripercorrendo idealmente gli anni in cui arrivavano a Caltanissetta artisti come Luca Carboni, Lucio Dalla, Gianni Morandi, Pino Daniele, Gino Paoli, Stadio, Ornella Vanoni, Litfiba, Pooh, Renzo Arbore, Giorgia, Antonello Venditti, Massimo Ranieri, Gigi D’Alessio e tanti altri.
Per quei ragazzi significava vivere qualcosa di straordinario. E il saluto di Palermo racchiude forse meglio di tante descrizioni quella stagione: «Ciao Tony, sei stato uno Spettacolo».
Ma raccontare Tony Maganuco soltanto attraverso i concerti significherebbe lasciare fuori una parte fondamentale della sua storia.


Il giornalismo Tony lo aveva respirato sin da bambino. Il padre, Egidio Maganuco, era giornalista. La madre Nuccia Grosso rappresentava per lui un riferimento costante, umano e professionale, al quale tornava frequentemente nei suoi racconti e nei suoi interventi.
E poi c’era lo zio Pippo Grosso, fratello della madre, anche lui giornalista e figura storica dell’emittenza locale, legato alla nascita di Radio CL1, un’emittente che per Tony avrebbe sempre rappresentato qualcosa di più di una semplice radio.


Tony non diventò mai giornalista e non fu mai iscritto all’Ordine. La sua professione principale rimase per lungo tempo quella dell’imprenditore e organizzatore di spettacoli. Eppure l’informazione continuò ad accompagnarlo.
Il suo rapporto con il giornalismo locale era particolare, a volte persino tormentato. Nei suoi post e nelle sue trasmissioni non risparmiava critiche. Rimproverava all’informazione cittadina, secondo la sua personale visione, di non riuscire più a raccontare, approfondire e denunciare i problemi della città con quella forza che lui associava al giornalismo conosciuto attraverso la propria famiglia.


E quasi paradossalmente, pur prendendo formalmente le distanze da quel mondo, continuava a fare informazione a modo suo.
Con “Tony Accesi”, la trasmissione che aveva ideato e conduceva su Radio CL1, parlava della città, raccoglieva segnalazioni, poneva domande, criticava e cercava di accendere i riflettori su ciò che riteneva non funzionasse.
Era il suo rapporto con Caltanissetta: intenso, a volte difficile. La amava e proprio per questo spesso la criticava.
Tra le tante testimonianze arrivate in queste ore c’è quella dell’ex sindaco ed ex parlamentare Rudi Maira, amico di Tony e della sua famiglia. Maira lo ha ricordato come «ragazzo e poi uomo di grande capacità e intelligenza» e protagonista di «una grande stagione» per Caltanissetta, quella caratterizzata dal fermento delle televisioni private e di Radio CL1.
Poi una frase che, letta oggi, assume inevitabilmente un significato particolare: «Questa città spesso dimentica i suoi figli».
Maira non ha escluso neppure se stesso da questa riflessione: «Poi ti sei abbandonato e ti sei messo da parte, e nessuno neanche io, siamo venuti incontro».
Infine l’auspicio e il saluto: «Mi auguro tanto che questa città sappia ricordarti. Ciao Tony».


Sulla stessa linea, quella di una commozione che inevitabilmente porta con sé anche qualche domanda, arriva il pensiero di Tilde Falcone, già assessore della Giunta Tesauro. Falcone ricorda Tony come «una voce brillante del panorama dell’informazione e dello spettacolo della nostra città» e sottolinea soprattutto la libertà delle sue scelte e il profondo amore per Caltanissetta.
Nel suo ricordo tornano il Festival Città di Caltanissetta, gli artisti portati in città, le lunghe telefonate e quel carattere che poteva farlo apparire, come scrive lei stessa, un «rompiscatole», quando forse «il più delle volte voleva essere solo ascoltato».
Ma anche Falcone, come Maira, non si sottrae a una riflessione personale: «Adesso assisteremo alla fila interminabile di messaggi di cordoglio, da chi avrebbe potuto fare di più per lui, a cominciare dalla sottoscritta!».
E da qui il suo invito a una città che, scrive, dovrebbe «diventare più solidale nei confronti degli altri, anche di chi mostra dissenso e va controcorrente».
Nel ricordo dell’ex assessore c’è anche il Tony orgoglioso della propria esperienza nel mondo dello spettacolo, quello che nelle interminabili telefonate ricordava di avere riempito lo stadio Tomaselli con i concerti degli artisti portati a Caltanissetta e rivendicava una conoscenza profonda dei meccanismi dell’organizzazione dei grandi eventi.
Falcone chiude con un pensiero rivolto alla madre di Tony: «Adesso Tony si è ricongiunto a Nuccia, la sua adorata madre», e con una considerazione che sintetizza il suo ricordo: «Nella sua vita, nonostante il suo talento, non ha avuto la fortuna che meritava».


Più lungo, personale e certamente più duro è invece il pensiero affidato a Facebook dall’avvocato Sergio Iacona, che conosceva Tony praticamente dall’infanzia.
Iacona ricorda la madre Nuccia che portava Tony, ancora piccolissimo, nella casa della propria nonna, un’amicizia diventata «simile ad una parentela», gli anni del liceo, i tornei calcistici all’oratorio Fascianella di San Cataldo, la comune passione per la Nissa e successivamente il percorso di Maganuco nel mondo musicale.
Nel suo intervento l’avvocato affronta anche gli anni successivi al grave problema di salute di Tony e ricorda di essere stato egli stesso destinatario di alcuni suoi duri attacchi sui social, ai quali scelse di non rispondere. Quando Maganuco provò successivamente a riproporre “Tony Accesi”, Iacona accettò il suo invito come se nulla fosse accaduto.
L’avvocato pone poi pubblicamente interrogativi molto severi sulla successiva esperienza politica di Tony e sul comportamento di quanti, a suo giudizio, lo avrebbero coinvolto in quella scelta per poi allontanarsi. Sono valutazioni personali di Sergio Iacona, espresse pubblicamente con parole nette e che rappresentano uno dei diversi punti di vista emersi in queste ore.
Alla fine, però, anche il suo pensiero torna all’amicizia e al ricordo più lontano: «Io sono tremendamente addolorato per la scomparsa del primo compagno di giochi della mia vita».
Ed è proprio attorno agli ultimi anni di Tony che sui social si è sviluppata anche la riflessione più delicata.


Accanto ai tantissimi messaggi di cordoglio, qualcuno si è chiesto perché tanto affetto emerga con una forza così grande soltanto adesso. È una domanda dolorosa, alla quale probabilmente non esiste una risposta semplice.
Anche questa redazione ha ricevuto qualche critica per avere sottolineato, raccontando la morte di Tony, la condizione di solitudine che aveva caratterizzato una parte degli ultimi anni della sua vita.
Accettiamo ogni critica.
Non abbiamo la presunzione di conoscere fino in fondo la vita di Tony. Lo conoscevamo attraverso incroci professionali, il comune mondo dell’informazione e dello spettacolo e attraverso amicizie e rapporti familiari che negli anni si erano intrecciati.
Sarebbe inoltre ingiusto rappresentarlo come un uomo completamente privo di rapporti. Non lo era. Tony aveva relazioni, continuava ad avere contatti e soprattutto alcuni amici, pochi e discreti, negli ultimi tempi hanno cercato di essergli vicini e di aiutarlo senza farne pubblicità.


Rimane però l’immagine di un uomo che negli ultimi anni appariva certamente più appartato rispetto al Tony che aveva vissuto circondato da artisti, collaboratori, tecnici, giovani e pubblico.
Non sappiamo fino in fondo perché. E non spetta a noi stabilirlo.
Forse questa giornata di commozione può lasciare semplicemente una riflessione, senza puntare il dito contro nessuno: una comunità dovrebbe provare ad accorgersi delle proprie persone anche nei momenti in cui fanno meno rumore, quando le luci si abbassano e diventa più difficile comprendere ciò che stanno vivendo.


E poi c’è Nico.
Il cane di Tony era diventato negli ultimi anni una presenza importante nella sua quotidianità, una compagnia semplice, silenziosa e fedele.
Quando la Polizia è entrata nell’abitazione, Nico era ancora lì, vivo.
Non sappiamo cosa abbia visto né per quanto tempo sia rimasto accanto al suo padrone.
C’è però una fotografia che abbiamo scelto di pubblicare e che oggi assume inevitabilmente un significato particolare.
Tony è seduto e guarda Nico. Nico gli appoggia una zampa sulla spalla.
È una fotografia semplice, uno dei tanti momenti di affetto tra una persona e il proprio cane. Guardata oggi, però, racconta con particolare dolcezza quella compagnia quotidiana, lontana dai grandi palchi, dalle televisioni, dagli artisti e dal clamore di un tempo.
In queste ore Caltanissetta sta ricordando Tony Maganuco. Ed è giusto che sia così.
È giusto ricordare l’uomo dei grandi concerti, il Festival, il manager capace di portare in città artisti nazionali, la televisione, Radio CL1, “Tony Accesi”, le polemiche, le battaglie e quella passione quasi tormentata per Caltanissetta.
È giusto ricordare soprattutto i tanti ragazzi ai quali diede un’opportunità e che oggi, diventati uomini, conservano quelle esperienze tra i ricordi della propria giovinezza.
Forse questa giornata può però lasciare alla città anche qualcosa che vada oltre la commozione del momento.
Ricordare una persona significa custodire ciò che ha lasciato. E qualche volta significa anche imparare a guardare con un po’ più di attenzione chi ci vive accanto, soprattutto quando le luci di un tempo si sono fatte più deboli.
E in quella fotografia di Nico, con una zampa sulla spalla di Tony, rimane forse una delle immagini più semplici e tenere per salutarlo.

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