Salute

La morte di Cristiano Gimporcaro, il racconto di una testimone: «Quel palloncino rosso era impossibile non notarlo»

Redazione

La morte di Cristiano Gimporcaro, il racconto di una testimone: «Quel palloncino rosso era impossibile non notarlo»

La morte del 29enne nisseno Cristiano Giamporcaro ha profondamente scosso Caltanissetta. A “Lampedusa in 2 minuti” la testimonianza raccolta da Tony Colapinto: «Avevo notato imbarcazioni passare molto vicine, troppo vicine e veloci»
Dom, 09/08/2026 - 13:56

Condividi su:

La tragica morte di Cristiano Giamporcaro, il 29enne nisseno che ha perso la vita nelle acque di Lampedusa mentre praticava attività subacquea in apnea, ha profondamente scosso Caltanissetta, dove la famiglia del giovane è molto conosciuta e stimata. Una tragedia che ha suscitato dolore e incredulità e sulla cui esatta dinamica sono in corso gli accertamenti delle autorità competenti.
A raccontare adesso quei drammatici momenti è una testimone oculare che si trovava nella zona, intervistata da Tony Colapinto per la pagina Facebook “Lampedusa in 2 minuti”. Le sue parole restituiscono una ricostruzione di quanto avrebbe osservato prima dell’allarme, delle concitate fasi dei soccorsi e dello stato d’animo della ragazza che si trovava con Cristiano.
La testimone racconta di avere visto inizialmente una ragazza entrare in acqua e, una decina di minuti dopo, Cristiano scendere in mare con quello che definisce il «classico palloncino segnaletico dei sub». I due si sarebbero poi allontanati leggermente dalla barca. Successivamente la ragazza sarebbe tornata a riva, mentre il giovane avrebbe continuato da solo la sua attività in apnea.

Per circa un’ora, secondo il racconto, la donna avrebbe continuato a vedere a intervalli Cristiano riemergere e la sua segnalazione galleggiare in acqua. Nella baia, riferisce, in quel momento erano presenti soltanto loro.
Poi, dopo le 16, la situazione sarebbe improvvisamente cambiata. La testimone racconta di avere visto la ragazza alzarsi di corsa, raggiungere un’estremità della baia e iniziare a gridare aiuto guardando verso il punto nel quale Cristiano si trovava.
«In prossimità c’era una barca, un gommone fermo con due persone a bordo che recuperano questo palloncino rosso e guardano verso l’acqua», racconta nell’intervista. La donna precisa, però, di non sapere cosa le due persone avessero visto né cosa fosse accaduto in precedenza.
La ragazza si sarebbe quindi gettata in mare cercando di raggiungere quel punto. La testimone, impossibilitata in quel momento a telefonare, avrebbe chiesto ad altre persone presenti nelle vicinanze di allertare i soccorsi.

Nel suo racconto c’è un particolare sul quale la donna insiste più volte: la visibilità della segnalazione utilizzata dal sub.
«Ho visto passare più di una volta più barche, gommoni – racconta –. Mi sono domandata solamente come facessero a passare con quella velocità e in prossimità di quel palloncino rosso». E aggiunge che, a suo giudizio, in quelle condizioni era «impossibile non notarlo», anche perché la zona era libera e la visibilità ottimale.
La testimone racconta quindi di avere cercato di raggiungere la ragazza con la propria imbarcazione, recuperandola sugli scogli e facendola salire a bordo. Pochi minuti dopo sarebbe arrivata la Guardia Costiera, che avrebbe iniziato a perlustrare la zona.
Particolarmente toccante è il racconto delle condizioni della giovane che si trovava con Cristiano. «Era molto, molto scossa, tremava, piangeva a tratti, era convinta che fosse successo qualcosa di grave», riferisce la testimone.
Nel tentativo di tranquillizzarla, la donna le avrebbe prospettato la possibilità che il palloncino si fosse sganciato e che Cristiano potesse trovarsi vicino alla scogliera. Mentre la Guardia Costiera effettuava le ricerche più al largo, le due donne avrebbero così percorso lentamente con l’imbarcazione il tratto vicino agli scogli fino a Punta Sottile nella speranza di individuarlo.
La testimone torna quindi su ciò che dice di avere osservato già prima che scattasse l’allarme: «Avevo notato altre imbarcazioni passare molto vicine, molto vicine, troppo vicine» alla segnalazione.
Nell’intervista a Tony Colapinto emerge anche una riflessione più generale sulla sicurezza in mare e sulla necessità che chi conduce un’imbarcazione, anche presa a noleggio, conosca almeno le segnalazioni fondamentali. «Se vuoi andare con una barca, vuoi guidare una barca, vuoi comunque andare in mare per conto tuo e divertirti un pomeriggio, se non altro almeno devi sapere cosa incontri per poter evitare tragedie», afferma.
Poi il racconto del trasferimento della ragazza verso il porto. Un’immagine che la testimone dice di non riuscire a dimenticare: «Era rannicchiata sulla panchina dietro le mie spalle, era diventata minuscola». La giovane, aggiunge, tremava e quasi non parlava.


Secondo quanto riferito dalla testimone, la ragazza avrebbe manifestato fin dai primi momenti il timore che un’imbarcazione potesse essere passata sopra Cristiano, osservando che il giovane, essendo in apnea e senza bombole, riemergeva frequentemente. La stessa testimone precisa tuttavia di non sapere se la ragazza avesse assistito direttamente a qualcosa o se quella convinzione fosse maturata sulla base di ciò che aveva osservato.
Una testimonianza drammatica che aggiunge elementi al racconto di quei minuti, ma che resta, appunto, la ricostruzione di una persona presente sul posto. Saranno gli accertamenti degli inquirenti a stabilire con esattezza la dinamica dell’accaduto e le eventuali responsabilità nella morte del giovane nisseno.

La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta per omicidio nautico. La salma del ragazzo, dopo il riconoscimento fatto dai genitori che sono giunti sull’isola stamani, è già in viaggio verso Porto Empedocle. Su disposizione del pm, nei prossimi giorni, verrà sottoposta ad autopsia.

banner italpress istituzionale banner italpress tv