Salute

Cristiano Giamporcaro, il dolore della mamma Marina: «Impietriti e annichiliti, aveva una vita da costruire»

Redazione

Cristiano Giamporcaro, il dolore della mamma Marina: «Impietriti e annichiliti, aveva una vita da costruire»

Marina Castiglione racconta all’ANSA il dolore della famiglia dopo la tragedia di Lampedusa: «Una famiglia impietrita, annichilita da un dolore inaspettato e profondissimo». Domani l’autopsia, due turisti indagati per omicidio nautico
Lun, 10/08/2026 - 17:54

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Una vita piena di progetti, una casa appena comprata, una fidanzata e un momento professionale particolarmente importante, segnato anche dalla vittoria di un bando per la migliore sceneggiatura. Cristiano Daniele Giamporcaro, il giovane regista nisseno morto sabato a soli 29 anni durante un’immersione nelle acque di Lampedusa, aveva davanti a sé un futuro ancora tutto da costruire.


A raccontare il dolore di queste ore è la madre, Marina Castiglione, professoressa ordinaria di Linguistica italiana all’Università di Palermo ed ex vicesindaca di Caltanissetta, che in un’intervista rilasciata all’agenzia ANSA descrive lo stato d’animo di una famiglia travolta improvvisamente dalla tragedia.
Di quella felicità, dice la madre, oggi resta per la famiglia «una disperazione senza fine».
«Una famiglia impietrita, annichilita da un dolore inaspettato e profondissimo», racconta Marina Castiglione all’ANSA dopo avere dato l’ultimo saluto al figlio.


Insieme al marito, l’ingegnere Ruben Giamporcaro, la docente si è recata immediatamente nell’ospedale dove era stata trasferita la salma di Cristiano. Sono ancora pochi, spiega, gli elementi a disposizione della famiglia sulla dinamica di quanto accaduto.
«Abbiamo poche notizie, quelle che ci sono state date dalla Capitaneria all’interno dell’obitorio – racconta – sappiamo che Cristiano era a 20 metri dalla battigia. Era sempre prudentissimo, aveva cominciato ad andare sott’acqua quando aveva 8 anni e non faceva mai attività che potessero mettere in pericolo lui o gli altri».
La madre ricostruisce quindi all’ANSA quanto appreso sui momenti che avrebbero preceduto la tragedia. Poco prima, la fidanzata di Cristiano aveva fatto il bagno insieme a lui.


«Poco dopo è passato un motoscafo a forte velocità e lei non ha visto più riemergere Cristiano. Ha cominciato a gridare. Sono riusciti a recuperarlo soltanto dopo tre ore. Aveva regolarmente la boa, era segnalato, ma non è stato sufficiente».
Intanto proseguono le indagini della Procura di Agrigento. Nel registro degli indagati, per l’ipotesi di omicidio nautico, sono stati iscritti un uomo di 72 anni e una donna di 69, entrambi originari e residenti a Roma. Si tratta, naturalmente, di un atto nell’ambito degli accertamenti in corso e le eventuali responsabilità dovranno essere stabilite dall’autorità giudiziaria.
È stato conferito l’incarico per l’autopsia, che sarà eseguita domani all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Nei confronti dei due indagati è stato inoltre emesso, quale atto dovuto, un avviso di accertamenti tecnici non ripetibili. Nell’atto figurano come persone offese i genitori e la sorella di Cristiano. La famiglia Giamporcaro è assistita dall’avvocato Sergio Iacona.
Su chi siano le persone coinvolte nell’inchiesta, Marina Castiglione non intende soffermarsi e affida ogni accertamento alla magistratura.
«Non so chi siano i due turisti – dice la mamma del 29enne – e non riguarda noi avere questo genere di informazioni. Ci penserà la Procura».
Ma dalle parole affidate all’ANSA emerge anche il desiderio che la morte di Cristiano possa portare a una riflessione più ampia sulla sicurezza e sul rispetto delle persone che vivono il mare. Un tema che la madre lega direttamente al modo di essere del figlio.


«Cristiano era un’anima rispettosa della natura e delle persone. Quello che ci affligge è che questo stesso rispetto non c’è stato da parte di chi si stava divertendo. Questa situazione va affrontata perché il mare non è soltanto il divertimento di chi prende un gommone in affitto. Non è giusto».
Parole che, accanto allo strazio di una madre e di un’intera famiglia, pongono una questione destinata ad andare oltre questa tragedia: quella della sicurezza in mare e della necessità di una convivenza responsabile tra chi naviga e chi pratica attività subacquee.

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