CALTANISSETTA. Riceviamo e pubblichiamo nota del vicepresidente regionale di Italia Nostra Sicilia Leandro Janni in merito al
Il villaggio UNRRA Casas sorgeva originariamente a circa 3 km dal centro storico ed è oggi inglobato nel tessuto urbano, presso l’estremità settentrionale di viale della Regione. L’insediamento, comunemente denominato quartiere UNRRA Casas, fu realizzato nell’immediato secondo dopoguerra nell’ambito degli interventi promossi dall’UNRRA-CASAS, organismo collegato alla United Nations Relief and Rehabilitation Administration e istituito per fornire assistenza abitativa alle popolazioni colpite dalla seconda guerra mondiale nei territori passati sotto il controllo degli Alleati Nel Piano urbanistico comunale il complesso è classificato come zona A2, relativa alla «città postunitaria o città del primo Novecento», ed è pertanto riconosciuto come insediamento di interesse storico sottoposto a specifiche limitazioni degli interventi edilizi.
L’UNRRA-CASAS, ovvero Comitato Amministrativo Soccorso Ai Senzatetto, è stato un ente italiano istituito nel 1946. Nato per gestire i fondi dell’organizzazione delle Nazioni Unite, ha realizzato complessi residenziali, villaggi rurali e quartieri per i senzatetto e le famiglie sfollate dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il programma si distinse per l’approccio all’avanguardia nell’urbanistica e nell’edilizia sociale, promosso da figure di spicco come Adriano Olivetti (vicepresidente dal 1951) e architetti del calibro di Mario Fiorentino. Caratteristiche principali dei Villaggi UNRRA-CASAS erano: l’integrazione con la natura (ogni alloggio, spesso unifamiliare o a schiera, era dotato di un orto-giardino per favorire l’autosostentamento delle famiglie) e l’innovazione sociale (oltre agli alloggi, venivano progettati servizi collettivi, scuole e spazi comunitari per ricreare un forte senso di appartenenza).
Tra gli interventi più significativi in Italia ricordiamo: il Quartiere San Basilio a Roma, progettato tra il 1951 e il 1954, uno degli esempi più celebri di villaggio a carattere semi-rurale, con villette e spazi verdi ancora oggi oggetto di studi architettonici; il Villaggio UNRRA in Calabria, costruito per ospitare i contadini colpiti dall’alluvione del 1951 (es. Villaggio Limina); il Villaggio UNRRA Casas di Caltanissetta, costruito tra il 1949 e il 1954 nell’ambito del programma internazionale UNRRA-CASAS del dopoguerra, per dare un’abitazione e dignità alle famiglie che avevano perso tutto durante il conflitto. Le case ricordano dei piccoli cottage con ingressi indipendenti e spazi verdi, differenziandosi nettamente dai classici palazzi popolari della città. Il villaggio UNRRA Casas sorgeva originariamente a circa 3 km dal centro storico ed è oggi inglobato all’interno dei nuovi quartieri residenziali della città realizzati a partire dagli anni ’60 in poi, connotati da edifici condominiali multipiano. Il villaggio è situato presso l’estremità settentrionale di Viale della Regione, nell’area compresa tra Via Aci e Via Malta. Nella Caltanissetta contemporanea, questo particolare frammento di “città giardino” andrebbe studiato e reinterpretato. Il Ministero della Cultura – Direzione Generale Creatività Contemporanea, Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi – ha dedicato una scheda relativa al Villaggio UNRRA Casas di Caltanissetta, riconoscendone il valore storico e culturale (VILLAGGIO UNRRA CASAS – Scheda Opera – Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi).
Non possiamo non sottolineare che l’acquisizione delle proprietà immobiliari del Villaggio UNRRA Casas di Caltanissetta da parte dei privati e la mancanza di controlli abbia determinato delle trasformazioni nelle unità abitative: alterazione delle volumetrie, modifiche degli elementi edilizi originali, riduzione degli spazi esterni destinati a orto-giardino. Come spesso, troppo spesso è accaduto nella nostra città, non siamo riusciti a tutelare l’integrità di un bene, di un luogo che ha connotato la sua storia più recente. In altri casi, siamo riusciti persino a cancellare un bene, un luogo dal nostro territorio. Ad esempio, abbiamo quasi del tutto perso le straordinarie ex miniere di zolfo che cingono la città; è stato cancellato l’ex mulino-pastificio Salvati, così come l’ex Fiat trattori di viale della Regione. E poi il villino Lomonaco e lo storico distributore di carburanti con peculiare copertura a sbalzo di via Sallemi. E, ovviamente, non possiamo dimenticare l’antenna RAI di colle Sant’Anna. Diciamolo ancora una volta: malgrado la consolidata presenza nel nostro territorio della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, malgrado il tenace attivismo di cultori di storia e tradizioni locali, alcuni luoghi emblematici legati alla Caltanissetta ottocentesca e novecentesca sono stati alterati o cancellati. Inesorabilmente”.
Prof. Leandro Janni, vicepresidente regionale di Italia Nostra Sicilia

