“Anche a causa dell’azione dei piromani gli ettari di boschi e terreni bruciati hanno superato i 66mila ettari nel 2026, oltre il triplo rispetto alla media storica degli ultimi vent’anni. Con una quota di incendi di origine dolosa che può arrivare fino al 60% è necessario dunque rafforzare la prevenzione, intensificare i controlli e valorizzare il ruolo degli agricoltori come presidio del territorio, investendo anche nell’educazione ambientale per difendere un patrimonio indispensabile per la biodiversità, la sicurezza idrogeologica e la qualità della vita delle comunità”. È quanto afferma la Coldiretti in relazione alla nuova ondata di incendi che sta interessando il Mezzogiorno, dalla Puglia alla Sicilia fino alla Basilicata, mentre brucia anche il resto d’Europa, dalla Francia alla Spagna.
Nel giro di una settimana gli ettari di boschi e terreni percorsi dalle fiamme hanno subito una vera e propria impennata, secondo un’analisi Coldiretti su dati Effis, il sistema di Copernicus che monitora i roghi di grandi dimensioni, e il ritorno del caldo record potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione.”Le temperature tropicali e la prolungata assenza di piogge – denuncia Coldiretti – stanno creando le condizioni ideali per la diffusione degli incendi, favorendo anche l’azione criminale di chi appicca volontariamente il fuoco. Decine di migliaia di ettari di boschi, macchia mediterranea, pascoli, oliveti e terreni agricoli sono già andati distrutti, con danni gravissimi alle produzioni, agli ecosistemi e alle economie locali. Dietro alcuni roghi si nascondono interessi speculativi che puntano al cambio di destinazione d’uso dei terreni o all’installazione di impianti fotovoltaici, fenomeni che richiedono la massima attenzione e controlli rigorosi”

