Il riscaldamento globale causato dalle attivita’ umane sta aggravando in modo diretto la malnutrizione infantile in Africa, aumentando i casi di ritardo della crescita nei bambini sotto i cinque anni. Lo indica uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences da ricercatori della Keough School of Global Affairs dell’Universita’ di Notre Dame, secondo cui ogni aumento di un grado Celsius delle anomalie termiche antropogeniche e’ associato a un incremento del 3,45 per cento dei casi di stunting infantile.
Lo stunting, o ritardo della crescita, rappresenta una delle principali conseguenze della denutrizione cronica nei primi anni di vita. Non riguarda soltanto l’altezza dei bambini, ma e’ associato anche a un maggiore rischio di mortalita’, malattie croniche, deficit cognitivi e riduzione delle opportunita’ economiche future. Secondo i dati citati nello studio, nel 2022 circa 149 milioni di bambini sotto i cinque anni nel mondo soffrivano di questa condizione.
Il gruppo di ricerca ha analizzato sedici anni di dati provenienti da 34 Paesi africani utilizzando un approccio in due fasi. Gli studiosi hanno combinato dati meteorologici osservati con modelli climatici avanzati capaci di separare gli effetti del riscaldamento globale causato dall’uomo dalle normali variazioni climatiche naturali. I risultati mostrano che la semplice variabilita’ meteorologica non presenta una correlazione diretta con il ritardo della crescita infantile, mentre il riscaldamento antropogenico mostra una relazione statisticamente significativa. “Un singolo grado di aumento della temperatura puo’ sembrare trascurabile nelle previsioni meteo quotidiane, ma su scala globale modifica le condizioni fondamentali per la sopravvivenza dei bambini”, ha spiegato Arun Agrawal, docente di Development Policy all’Universita’ di Notre Dame e coautore dello studio. “Stiamo osservando una traduzione fisica diretta delle emissioni globali in malnutrizione infantile”, ha aggiunto Agrawal.
“Quando il caldo estremo riduce la disponibilita’ di cibo e aumenta i prezzi alimentari, i bambini piccoli sono i primi a subirne le conseguenze biologiche”. Secondo gli autori, il cambiamento climatico agisce attraverso quelli che definiscono “fili invisibili”, alterando i cicli agricoli locali, riducendo i raccolti e provocando deficit nutrizionali nelle famiglie piu’ vulnerabili. Lo studio evidenzia inoltre che il riscaldamento globale e le disuguaglianze socioeconomiche non si sostituiscono a vicenda ma si sommano, aggravando ulteriormente il rischio di malnutrizione. Le comunita’ piu’ colpite risultano essere quelle rurali e con scarso accesso ai servizi essenziali come acqua potabile, igiene, reti sanitarie ed educazione materna.
“I gruppi che hanno contribuito meno alle emissioni globali sono esattamente quelli i cui figli vengono penalizzati strutturalmente dal ritardo della crescita”, ha osservato Nabin Pradhan, ricercatore della Keough School e primo autore dello studio. Gli autori sostengono che le politiche di adattamento climatico non possano limitarsi a interventi ambientali isolati ma debbano includere investimenti nella resilienza economica delle famiglie, nell’istruzione femminile e nelle infrastrutture idriche e sanitarie. Secondo i ricercatori, istruzione materna e accesso ad acqua pulita riducono direttamente le infezioni infantil

