Un’analisi condotta su oltre 2.500 uomini tra 42 e 60 anni ha esaminato il possibile legame tra le fonti proteiche della dieta e alcuni indicatori della salute ormonale maschile. I risultati associano un maggiore consumo di proteine vegetali a valori leggermente più elevati di testosterone totale e SHBG, mentre le quantità più alte di proteine animali risultano collegate, in media, a valori inferiori. Si tratta però di associazioni e non di prove che dimostrino un effetto diretto degli alimenti sugli ormoni.
I partecipanti hanno compilato un diario alimentare di quattro giorni. I ricercatori hanno quindi stimato la quantità complessiva di proteine assunte e ne hanno distinto l’origine, animale o vegetale. Le informazioni sono state confrontate con i risultati degli esami del sangue, utilizzati per misurare il testosterone totale e la SHBG, la globulina che lega gli ormoni sessuali e contribuisce a regolare la disponibilità del testosterone nei tessuti.
Le associazioni osservate
Gli uomini che consumavano più proteine animali presentavano livelli mediamente più bassi sia di testosterone totale sia di SHBG rispetto a chi ne assumeva meno. Analizzando le singole categorie, i latticini risultavano associati a una riduzione di entrambi i parametri, mentre la carne era collegata a una concentrazione inferiore di SHBG, senza variazioni rilevate nel testosterone totale.
Lo scenario appariva opposto per le proteine vegetali, associate a valori leggermente più alti di testosterone totale e SHBG. Anche il testosterone libero, cioè la frazione immediatamente attiva, mostrava una relazione favorevole con le fonti vegetali non derivate dai cereali, come legumi e frutta a guscio. I valori risultavano invece più bassi tra gli uomini con una dieta fortemente orientata verso le proteine animali.
Perché servono prudenza e misura
La ricerca è uno studio trasversale: descrive la situazione dei partecipanti in un determinato momento e può individuare una coesistenza tra fattori, ma non stabilire un rapporto di causa-effetto. Non è quindi possibile dire se le scelte alimentari abbiano modificato i valori ormonali oppure se gli uomini che consumavano più vegetali avessero anche abitudini diverse, come parte di uno stile di vita complessivamente più salutare.
Inoltre, le differenze tra i gruppi erano contenute e il loro effettivo impatto clinico sulla vita quotidiana resta incerto. Le abitudini alimentari considerate risalgono ad alcuni decenni fa e, nonostante i calcoli abbiano tenuto conto di fattori come età e peso corporeo, altre variabili metaboliche o comportamentali potrebbero avere influito sui risultati.
Lo studio non suggerisce dunque di eliminare carne, uova o formaggi e non propone una ricetta per aumentare il testosterone. Un’indicazione ragionevole è piuttosto quella di alternare le fonti proteiche nel corso della settimana, inserendo con maggiore frequenza legumi, semi e frutta secca. Questa scelta può contribuire al benessere metabolico e cardiovascolare, senza basare l’alimentazione sull’obiettivo di modificare un singolo valore del sangue.
La ricerca è stata pubblicata sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition con il titolo Associations of dietary proteins with serum total testosterone and sex hormone-binding globulin concentrations in middle-aged men. Il DOI dello studio è 10.1080/09637486.2026.2731397.

