Era la notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 quando il corpo del giornalista, regista e scrittore Pier Paolo Pasolini fu ritrovato all’idroscalo di Ostia. Per quell’omicidio il tribunale di Roma (sezione dei minorenni) condanno’ nel 1976 in primo grado Pino Pelosi a dieci anni di reclusione, poi la sentenza fu confermata in appello e divenne definitiva nel 1979. A meta’ degli anni’90 e poi nel 2005 durante la trasmissione televisiva Rai “Ombre sul giallo”, Pelosi ritratto’ piu’ volte la sua confessione, affermando di non aver partecipazione in prima persona all’aggressione del regista, ma che invece sarebbe stata effettuata da tre persone con accento siciliano che si sarebbero accanite con bastoni e catene contro Pasolini . Fu allora che l’avvocato di parte civile, Nino Marazzita, chiese per la prima volta la riapertura del caso alla procura di Roma, che pero’ fu subito archiviato.
Nel cinquantunesimo anniversario della morte, oggi, la procura di Roma ha riaperto le indagini e il fascicolo e’ affidato al pm Silvia Santucci. La svolta e’ arrivata grazie all’avvocato Stefano Maccioni, che assiste nel procedimento uno dei cugini della vittima, Guido Mazzon e l’ordine dei giornalisti del Lazio. Il legale gia’ nel marzo del 2009 aveva chiesto la riapertura delle indagini, in particolare che si procedesse a effettuare le necessarie indagini scientifiche sui reperti custoditi all’interno del museo criminologico di Roma. Il nuovo fascicolo di indagine in un primo momento venne affidato alla magistrata Diana De Martino. Per cinque anni il magistrato della procura di Roma, Francesco Minisci, svolse nuove indagini ma poi nel 2015 chiese l’archiviazione che fu disposta dal gip del tribunale, Maria Agrimi.
“Non nascondo la mia emozione e soddisfazione per la decisione assunta dalla procura della repubblica di Roma di svolgere nuove indagini, come evidenziato ormai da quasi 18 anni la verita’ giudiziaria che attribuiva la responsabilita’ esclusiva a Giuseppe Pelosi e’ stata spazzata via nel corso di questi anni in particolare dai risultati delle prove scientifiche da noi richieste”, ha commentato l’avvocato Stefano Maccioni. Dopo l’ordinanza di archiviazione, infatti, il legale ha svolto una instancabile attivita’ non solo a livello giudiziario ma anche politico, chiedendo più’ volte l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta, istanza raccolta dai parlamentari Serena Pellegrino e Paolo Bolognesi che avevano presentato anche due progetti di legge. Anche la senatrice Ilaria Cucchi aveva avanzato una richiesta per una Commissione parlamentare d’inchiesta al Senato, ma senza ottenere il risultato sperato.
“L’istanza presentata nel mese di novembre 2025 segnalava nuovi elementi emersi anche dalla visione delle immagini fornite dalla Rai del telegiornale dell’epoca, ma soprattutto fondata sulla elaborazione dei dati finora raccolti che devono necessariamente essere letti unitariamente e che conducono a un’unica conclusione: Giuseppe Pelosi non era con certezza da solo la sera dell’omicidio quindi e’ fondamentale accertare chi fosse con lui quella sera”, ha aggiunto l’avvocato. Nel frattempo, a quanto si apprende, c’e’ un nuovo testimone, mai ascoltato prima, che potrebbe aiutare a fare luce sulla morte dello scrittore Pier Paolo
Pasolini , ucciso all’idroscalo di Ostia il 2 novembre del 1975. E’ questo uno degli elementi al vaglio della procura di Roma che ha aperto una nuova indagine sull’omicidio del regista.

