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Midterm, è il giorno del referendum su Trump: guerra e caro benzina pesano sul voto Usa

AdnKronos

Midterm, è il giorno del referendum su Trump: guerra e caro benzina pesano sul voto Usa

Mar, 03/11/2026 - 00:06

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(Adnkronos) – Elezioni di metà mandato, ma anche un referendum sulla presidenza di Donald Trump. Negli Usa è il giorno delle midterm, una partita più aperta che mai dove in gioco c'è il controllo dell'intero Congresso. Mentre i sondaggi mostrano il gradimento più basso mai registrato dal presidente americano, con l'ultima rilevazione che delinea uno scenario da incubo per i repubblicani, la guerra in Iran e il conseguente caro benzina pesano come un macigno sul voto.  
E Trump lo sa bene, tanto da rassicurare su un possibile accordo con Teheran anche nelle ultimissime ore prima dell'apertura dei seggi. "I prezzi del petrolio stanno crollando come un sasso, quasi 10 dollari al barile, un record, perché la gente pensa che non ci sarà una guerra con l'Iran. L'Iran vuole una soluzione, il prima possibile. Potrebbe succedere", le parole su Truth social alla vigilia di quelle che il tycoon definisce "le elezioni di metà mandato più importanti della nostra storia". Intanto il presidente è passato all'attacco, accusando ancora una volta il Partito democratico per aver "nominato la lista di candidati più estremista e pericolosa della storia americana. Sono i candidati più pericolosi mai presentati".  Nonostante le rassicurazioni delle ultime ore, Trump ha continuato nei giorni scorsi a difendere l'operato della sua amministrazione sull'Iran definendo il rincaro della benzina provocato dalla guerra "un piccolo prezzo da pagare". Ma per gli automobilisti americani il conto è sempre più salato e rischia di diventare una batosta per i repubblicani, chiamati a difendere le maggioranze al Congresso.  Il presidente ha più volte minimizzato l'impatto dei rincari, sostenendo che l'intervento militare sia necessario per impedire all'Iran di ottenere un'arma nucleare. Durante una tappa elettorale in North Carolina, Trump ha sottolineato che "è un prezzo molto basso da pagare per quello che abbiamo fatto", aggiungendo che sarebbe stato disposto ad accettare aumenti anche più consistenti. Sabato scorso, a un comizio in Georgia, è tornato a rivendicare i vantaggi per l'industria energetica americana: "Stiamo facendo una fortuna", ha detto, ammettendo che i suoi collaboratori gli avevano suggerito di non insistere sui guadagni mentre i consumatori pagano di più. "Ma ho detto che non me ne importa un accidente. Lo dirò", ha aggiunto, promettendo che i prezzi alla pompa scenderanno. Già a settembre aveva previsto che il petrolio avrebbe cominciato a calare "subito dopo le elezioni".
 Dal canto loro i democratici contestano la linea della Casa Bianca e legano direttamente il caro carburante alla decisione di una possibile entrata in guerra. Il rincaro, sostengono, smentisce le promesse di Trump di abbassare il costo della vita e si somma alle difficoltà legate ai prezzi di alimentari e altri beni. L'opposizione insiste anche sul fatto che il costo del carburante non si ferma al distributore: quando aumentano benzina e diesel, crescono le spese per trasportare merci e produrre beni, con effetti che possono arrivare fino agli scaffali dei supermercati. La Casa Bianca replica che i prezzi torneranno a scendere quando il conflitto sarà finito e rivendica i risultati della propria strategia energetica. 
Le differenze tra gli Stati sono marcate. Secondo i dati diffusi dall'American Automobile Association l'8 ottobre, la California registrava il prezzo medio più alto del Paese, a 6,34 dollari al gallone, seguita dalle Hawaii a 5,63, dallo Stato di Washington a 5,46 e dal Nevada a 5,45. Si tratta di mercati in cui il pieno costa sensibilmente più della media nazionale, anche se potrebbe avere un peso particolare negli Stati in cui la competizione elettorale è più serrata, dove anche il malcontento per l'aumento delle spese quotidiane può incidere sulle scelte degli elettori. Sul piano politico, l'attenzione è puntata anche su Stati come Ohio, Texas e Iowa, dove i repubblicani devono affrontare sfide all'ultimo voto, almeno secondo i sondaggi, e il caro diesel colpisce settori importanti dell'economia locale. In Ohio, un elettore ha raccontato di essersi orientato maggiormente verso i democratici dopo essersi irritato per la scelta di Trump di entrare in guerra. "Dove sono i repubblicani al Congresso?", si è chiesto. "Perché non chiedono conto a Trump delle sue decisioni?". Anche tra alcuni sostenitori del presidente emergono dubbi: "A un certo punto bisogna chiedersi: ne vale la pena?", ha osservato un elettore del Michigan, parlando del costo del pieno.  Intanto l'ultimo sondaggio nazionale di Nbc News, condotto tra il 28 e il 30 ottobre, delinea uno scenario da incubo per il tycoon. I democratici registrano infatti un vantaggio di sette punti sui repubblicani nella corsa per il controllo del Congresso, mentre il tasso di disapprovazione del presidente raggiunge il livello record del 60%. Il 52% degli elettori registrati preferisce un Congresso controllato dai democratici, contro il 45% favorevole ai repubblicani e il 3% di indecisi. Il vantaggio democratico è aumentato di due punti rispetto alla rilevazione di settembre e sale a 21 punti tra gli indipendenti. Il gradimento di Trump si attesta invece al 40%, mentre il 64% degli intervistati ritiene che il presidente non abbia soddisfatto le aspettative, contro il 34% di giudizi positivi. Il 70% degli elettori giudica sbagliata la direzione intrapresa dal Paese, nove punti in più rispetto a un anno fa, e circa due terzi chiedono un cambiamento rispetto alle politiche dell'amministrazione. Il sondaggio evidenzia inoltre una diffusa insoddisfazione economica: circa tre elettori su quattro si dichiarano scontenti della situazione del Paese e, per la prima volta in trent'anni di rilevazioni Nbc, la percentuale di chi è insoddisfatto delle proprie condizioni finanziarie (51%) supera quella dei soddisfatti (49%). Inflazione e costo della vita restano le principali preoccupazioni. I democratici hanno un vantaggio di un punto sulla gestione dell'inflazione, mentre i repubblicani conservano un margine di due punti sull'economia e di cinque sulla corruzione. Nonostante il vantaggio nelle intenzioni di voto, soltanto il 29% degli intervistati esprime un giudizio positivo sul Partito democratico, contro il 38% per quello repubblicano. Elevata anche la mobilitazione elettorale: il 70% assegna un punteggio di 9 o 10 su 10 al proprio interesse per il voto, con i democratici avanti di 12 punti tra gli elettori più coinvolti. Tra i repubblicani, il gradimento di Trump raggiunge il 93% nell'area Maga, ma scende al 54% tra quanti non si riconoscono nel movimento.  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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