Energia e geopolitica spingono i prezzi ma non per tutte le voci della spesa alimentare degli italiani: un chilo di pasta costa infatti oggi quasi un quarto di meno rispetto a due anni fa in media a 1,59 euro. A fare i conti il Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc) che, in occasione del World pasta day di domenica 25 ottobre, ha realizzato in collaborazione con Assoutenti un report sulla base dei dati Istat e Mimit. Nel 2023 i picchi record con il costo medio di un chilo di pasta di semola di grano duro a 2,13 euro, con punte di 2,4 euro.
A dicembre 2025, infatti, il prezzo medio di una confezione di pasta da 1 kg è stato in Italia di 1,63 euro e tra gennaio e settembre, secondo i dati Istat, i listini della pasta sono ulteriormente scesi del -2,3%. Una buona notizia per il paese leader di consumi e di produzione: nel 2025 quasi 4,2 i milioni di tonnellate prodotte con 2.456.940 di tonnellate esportate. Inoltre gli italiani ne consumano 23,1 chili annui pro-capite davanti a Tunisia (18,8 kg), Ungheria (17,1), Germania (16,8) e Turchia e Austria (12,5). Non solo. Secondo uno studio di The European House – Ambrosetti-Teha Group per Unione Italiana Food, la filiera completa del settore mette a segno un fatturato nel 2025 di 13,5 miliardi di euro e un valore aggiunto per il Paese di 3 miliardi di euro.
Sul fronte dei listini al dettaglio vi sono tuttavia forti differenze sul territorio. In base agli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio Mimit, infatti, la città col prezzo più alto della pasta è stata Udine, in media 1,91 euro al kg, seguita da Pescara (1,89 euro) e Cagliari (1,88 euro). Sul fronte opposto della classifica, la provincia più economica è risultata Siracusa, dove un chilo di spaghetti o di penne si è piazzato in media a 1,10 euro, seguita da Palermo (1,13 euro) e Messina (1,19 euro).
“Dal report emerge come in linea generale Sicilia, Calabria e Campania siano le regioni che vantano i prezzi più bassi, mentre Marche, Friuli e Veneto risultano quelle con i listini mediamente più alti. Differenze che rispecchiano in pieno l’andamento dei consumi degli italiani: i prezzi sono nettamente più bassi nelle regioni del Sud, quelle cioè dove il consumo pro-capite di pasta è più elevato, e dove quasi il 70% dei cittadini mangia pasta ogni giorno”, commenta il presidente del comitato scientifico del Crc, Furio Truzzi

