“Le parole del senatore Scarpinato nei confronti dei giudici di Caltanissetta non possono passare sotto silenzio. Non entro nel merito di vicende che spetta soltanto all’autorità giudiziaria valutare. Ma non è accettabile che un provvedimento giurisdizionale venga presentato come una sponda al ‘bullismo politico’, né che si lasci intendere che i giudici si prestino a ridurre al silenzio le voci critiche”.
Lo dichiara il prof. Felice Giuffrè, componente del Consiglio Superiore della Magistratura e ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Catania . Né si possono applaudire i giudici quando le loro decisioni coincidono con le proprie tesi e screditarli quando se ne discostano, contrapponendo un gip all’altro dello stesso ufficio. Anche per il senatore Scarpinato vale il principio, tante volte e quasi ossessivamente utilizzando in altre vicende giudiziarie, per cui ci si difende nel processo e non dal processo. contestano con gli strumenti che l’ordinamento prevede. Anche le questioni sulle garanzie dell’articolo 68 della Costituzione hanno le loro sedi istituzionali, ed è lì che vanno poste”.
“Tutti i cittadini – sottolinea – sono eguali davanti alla legge, anche da questo punto di vista, e lo deve essere anche il senatore Scarpinato. A maggior ragione da chi è stato a lungo magistrato ed è oggi parlamentare della Repubblica e, ancora adesso, componente della Commissione antimafia, ci si attenderebbe piena consapevolezza del peso che le sue parole possono avere su giudici chiamati a decidere con serenità e indipendenza. Ai magistrati di Caltanissetta, impegnati in indagini delicatessime sulle stragi del 1992-93, va la mia piena solidarietà”.

