CALTANISSETTA – Primo ciak a Caltanissetta per “La notte piena di stupore”, il film scritto e diretto da Salvatore Riggi che porterà sul grande schermo i venticinque anni di storia di Progetto Luna.
Le riprese prendono il via il 27 settembre e proseguiranno per alcuni mesi, coinvolgendo diversi luoghi della città che, per l’occasione, si trasformeranno in set cinematografici. La prima nazionale del film è prevista per la metà di maggio 2027.

Il progetto nasce dall’incontro tra Salvatore Riggi ed Ersilia Sciandra, fondatrice di Progetto Luna, che da anni segue il percorso cinematografico del regista. Un rapporto di conoscenza e fiducia dal quale è maturata l’idea di affidare al cinema il racconto di un’esperienza che, in un quarto di secolo, ha accompagnato tante persone e famiglie.
«Probabilmente in me ha visto il mezzo per poter raccontare la storia di Progetto Luna – racconta Riggi –. Essere stato scelto mi inorgoglisce e mi carica di una responsabilità particolare. Un film, la storia che racconta, resta anche dopo di noi. Per questo è importante».
“La notte piena di stupore” avrà un impianto prevalentemente biografico e ripercorrerà l’esperienza di Ersilia Sciandra, la nascita e i primi passi di Progetto Luna e l’impegno delle volontarie che contribuirono a costruire quella realtà. Nel progetto saranno coinvolti anche ex pazienti oncologici, portatori di esperienze e testimonianze che hanno segnato il cammino dell’associazione.

Un racconto delicato, nel quale il regista ha scelto di muoversi con particolare attenzione. «Un regista dovrebbe avere sempre paura di sbagliare tono. Il confronto continuo con Ersilia è stato fondamentale. Anche l’esperienza diretta – mio padre ha affrontato un tumore – mi ha aiutato a trovare la sensibilità necessaria per raccontare una storia che, fortunatamente, parla anche di rinascita».
Caltanissetta non rappresenterà soltanto lo scenario delle riprese, ma sarà parte integrante della narrazione. Il film riporterà lo spettatore indietro di venticinque anni, in un periodo nel quale la prevenzione oncologica incontrava ancora paure e resistenze e per alcune terapie era necessario spostarsi fuori città.
Progetto Luna nacque anche con l’obiettivo di sostenere il diritto dei pazienti a ricevere cure adeguate sul proprio territorio e di costruire attorno alla malattia una rete fatta di informazione, prevenzione, ascolto e vicinanza. «Un paziente di Caltanissetta dovrebbe potersi curare esattamente come un paziente di Milano», sottolinea Riggi.

Per Ersilia Sciandra il venticinquesimo anniversario rappresenta soprattutto l’occasione per ricordare le tante persone che hanno contribuito a costruire questa storia, senza smettere di guardare al futuro.
«25 anni di Progetto Luna sono tanti. Sono 25 anni di persone, di storie, di incontri, di ascolto. Di momenti difficili, ma anche di tanti piccoli traguardi raggiunti insieme. Il mio desiderio è che Progetto Luna continui a crescere senza perdere la sua anima, continuando ad ascoltare, informare, fare prevenzione e aiutare chi ha bisogno. Non voglio pensare soltanto ai 25 anni che abbiamo alle spalle, ma a quelli che abbiamo ancora davanti. Perché questa non è la fine di una storia. È l’inizio di un nuovo capitolo».

E proprio il cinema diventa uno degli strumenti attraverso cui aprire questo nuovo capitolo, consegnando alla memoria collettiva un percorso nato a Caltanissetta e cresciuto attraverso l’impegno di volontarie, pazienti e cittadini.
«Ogni primo ciak è l’inizio di un nuovo viaggio – conclude Salvatore Riggi –. Questo film appartiene alla città, a chi raccoglierà il testimone di questa realtà e alle tante persone che Progetto Luna ha aiutato in questi venticinque anni».
Anche il titolo del film custodisce un significato particolare. “La notte piena di stupore”, così come lo stesso nome Progetto Luna, ha infatti un’origine pirandelliana che sarà svelata nel corso della pellicola.
Ed è proprio nella luna che Riggi individua l’immagine capace di racchiudere il messaggio dell’intero progetto: «Bisogna trovare la luna anche nella notte più scura, perché c’è e può essere una luce di speranza anche per gli altri».

