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Addio a Emma Bonino, l’anima indomabile dei diritti civili

Redazione

Addio a Emma Bonino, l’anima indomabile dei diritti civili

Ven, 11/09/2026 - 10:03

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Emma Bonino è morta a 78 anni: la leader di +Europa, più volte ministra della Repubblica e storico volto del movimento radicale italiano, nel 2015 aveva rivelato di avere un tumore al polmone sinistro, che le aveva imposto una lunga cura. Nel 2023 aveva dichiarato di aver sconfitto la malattia, ma in seguito era stata ricoverata più volte per problemi respiratori e difficoltà metaboliche, ricevendo anche la visita di Papa Francesco. Ieri era uscita dalla terapia intensiva dell’ospedale Santo Spirito di Roma ed era stata trasferita in una clinica privata, prima del peggioramento fatale avvenuto nelle ultime ore. Dal diritto all’aborto alla liberalizzazione delle droghe, non c’è battaglia sui diritti civili che negli ultimi 50 anni non abbia contato Emma Bonino tra i suoi sostenitori, al fianco dell’altro grande pilastro dei radicali italiani Marco Pannella. Nata a Bra, in provincia di Cuneo, viene eletta nel 1976 a 28 anni alla Camera tra le fila del Partito Radicale; tre anni dopo diventa parlamentare europea e inizia a battersi per i diritti nei Paesi dell’Europa dell’Est, impegnandosi poi per la creazione di una Corte penale internazionale, divenuta realtà solo nel 2002. Scende in piazza alla fine degli anni Ottanta per supportare il Solidarność in Polonia, contro la dittatura di Wojciech Jaruzelski, un gesto che le costa l’arresto e l’espulsione dal Paese; da quel momento incontra l’arresto fuori dall’Italia anche a New York nel 1990, quando distribuisce siringhe sterili in opposizione alla legge americana sulle prescrizioni mediche, e a Kabul, in Afghanistan, per aver fotografato alcune donne: quando viene portata in carcere dai talebani la leader radicale è Commissaria europea in carica per la politica dei consumatori, la pesca e gli aiuti umanitari.

Per tutti gli anni Novanta sostiene con forza anche campagne internazionali contro i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia e in Ruanda e per la moratoria sulla pena di morte, sancita dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 2007. Da Commissaria europea lotta per aumentare l’attenzione sui massacri di Srebrenica e sostiene l’intervento militare in Bosnia e in Kosovo, compiendo una scelta dura che segna un’importante frattura con il movimento pacifista. Promotrice di diversi referendum nella sua carriera, a partire da quello sull’aborto, Bonino è sin dagli inizi un punto di riferimento del femminismo italiano ed europeo: nel 1975, prima del suo primo incarico parlamentare, fonda il CISA (Centro Informazione sulla Sterilizzazione e l’Aborto) e in seguito si consegna autonomamente all’arresto per sensibilizzare sulla questione dell’accessibilità a un aborto libero e sicuro in Italia. Battaglie, queste, che porta con sé lungo tutta la sua vita: nel 1998 sostiene “Un fiore per le donne di Kabul”, azione internazionale per contrastare la discriminazione delle donne nell’Afghanistan guidato dai talebani; nel 2003 lotta per la ratifica del Protocollo di Maputo sui “Diritti delle donne in Africa” alla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli; promuove inoltre la campagna internazionale “Stop FGM” per l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili. 

Dopo un’intensa stagione di missioni per l’affermazione dei diritti nel mondo, negli anni Duemila è ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel secondo Governo Prodi, durato dal 2006 al 2008; torna a ricoprire un ruolo simile dal 2013 al 2014 come ministra degli Esteri sotto il Governo Letta. Per sette volte eletta alla Camera e due al Senato, l’ex ministra ha sempre fatto parte di coalizioni di centro-sinistra, tranne quando nella XII legislatura (dal 1994 al 1996) si è seduta tra i banchi del centro-destra. Dopo una vita all’interno del Partito Radicale e dei Radicali Italiani, Emma Bonino prosegue la sua strada politica con la formazione di tipo federalista europea e liberale +Europa, lanciata alla fine del 2017 in vista delle elezioni del 2018, diventata un vero e proprio partito nel 2019. Il mondo della politica italiana ed europea si stringe intorno al ricordo di una delle sue più influenti figure, che per cinque decenni ha rappresentato nelle strade e nelle istituzioni una voce instancabile per la conquista dei diritti civili

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