Salute

Covid: morti sottostimati, 55% governi ha fornito dati inesatti

Redazione

Covid: morti sottostimati, 55% governi ha fornito dati inesatti

Gio, 10/09/2026 - 15:48

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Tra il 45% e il 55% dei governi di 134 Paesi e territori ha riportato in modo inesatto la mortalita’ da Covid-19 durante il 2020 e il 2021, con la sottostima dei decessi molto piu’ frequente della sovrastima. Nei Paesi analizzati furono ufficialmente registrati 5,08 milioni di morti per Covid, mentre la mortalita’ effettiva stimata dai ricercatori raggiunge 12,47 milioni. A rilevare la discrepanza sono Ariel Karlinsky della Hebrew University of Jerusalem e Moses Shayo della Hebrew University e del King’s College London, che hanno utilizzato in larga parte l’eccesso di mortalita’ come termine di confronto indipendente. Lo studio, pubblicato sul Journal of Economic Growth, mostra inoltre che le differenze nella capacita’ dei singoli Stati di diagnosticare le malattie, registrare i decessi e mantenere sistemi statistici affidabili spiegano soltanto una piccola parte della variazione osservata.

Karlinsky e Shayo hanno raccolto dati sulla mortalita’ provenienti da uffici statistici nazionali, registri della popolazione, ministeri della Salute e altre fonti. L’obiettivo era confrontare i decessi ufficialmente attribuiti al Covid con stime basate principalmente sulla mortalita’ in eccesso, vale a dire il numero di morti registrate rispetto a quello che sarebbe stato normalmente atteso. Questo approccio permette di superare uno dei problemi legati ai dati ufficiali sui decessi Covid: l’attribuzione di una morte alla malattia dipende infatti dall’identificazione del Covid come specifica causa del decesso e puo’ quindi essere influenzata dalle pratiche di testing e di registrazione. L’eccesso di mortalita’ considera invece la differenza tra il numero complessivo di persone morte e quello previsto in condizioni normali. I ricercatori precisano che una discrepanza tra i due valori non viene automaticamente interpretata come il risultato di una manipolazione deliberata.

I Paesi presentano infatti capacita’ differenti di diagnosticare le malattie, registrare i decessi e mantenere sistemi statistici affidabili. L’analisi ha quindi verificato quanto la diversa capacita’ dello Stato potesse spiegare le differenze riscontrate, concludendo che questo fattore rende conto soltanto di una piccola quota della variazione. Una relazione piu’ forte emerge invece considerando i vincoli istituzionali ai quali sono sottoposti i governi. I Paesi caratterizzati da sistemi piu’ solidi di controlli e contrappesi istituzionali mostrano livelli molto inferiori di sottostima. Anche la comunicazione inesatta risulta minore dove i cittadini si trovano in condizioni migliori per valutare le informazioni ufficiali, misurate attraverso fattori che comprendono il livello di istruzione e l’accesso a Internet. 

Gli autori rilevano inoltre livelli piu’ elevati di discrepanza nei Paesi che hanno tenuto elezioni durante la pandemia e in quelli con un’eredita’ comunista. Sottolineano pero’ esplicitamente che queste relazioni sono descrittive e non dimostrano un rapporto causale. Il quadro delineato suggerisce che gli incentivi a presentare favorevolmente le informazioni possano esistere in differenti sistemi politici. Secondo l’interpretazione proposta nello studio, un elemento rilevante e’ la presenza di efficaci controlli istituzionali e sociali capaci di rendere piu’ semplice individuare e contestare informazioni inesatte.

Il Covid ha rappresentato da questo punto di vista un caso particolare per l’analisi, perche’ governi di tutto il mondo si sono trovati ad affrontare una crisi sostanzialmente comparabile nello stesso periodo. Le implicazioni indicate dagli autori vanno pero’ oltre la pandemia. I governi producono abitualmente statistiche che incidono sulle decisioni riguardanti crescita economica, disoccupazione, salute pubblica, aiuti internazionali e altre politiche. Durante la pandemia, inoltre, i dati comunicati dai singoli Paesi hanno influenzato anche decisioni internazionali, comprese le restrizioni ai viaggi. Informazioni ufficiali inesatte possono quindi produrre conseguenze anche al di fuori del Paese che le genera, complicando gli sforzi internazionali in settori quali aiuti esteri, azione climatica e campagne vaccinali.

Lo studio sottolinea inoltre l’importanza della questione nell’attuale ambiente informativo, nel quale affermazioni fuorvianti possono diffondersi rapidamente attraverso piattaforme digitali e contenuti generati dall’intelligenza artificiale. I risultati, precisano gli autori, non implicano che le statistiche ufficiali debbano essere automaticamente considerate inaffidabili. Evidenziano piuttosto il ruolo dei sistemi in grado di verificare indipendentemente, contestare e correggere le informazioni. L’analisi di Karlinsky e Shayo mostra che i governi sottoposti a maggiori vincoli istituzionali e sociali tendono a riportare i dati in maniera piu’ accurata, mentre quelli sottoposti a vincoli inferiori presentano discrepanze maggiori. La possibilita’ di verificare le informazioni ufficiali attraverso evidenze indipendenti emerge cosi’ come uno degli elementi centrali per valutarne l’affidabilita’

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