Gli attentati dell’11 settembre hanno risvegliato l’Occidente dal suo sogno di pace e prosperita’, dando il via a una guerra al terrorismo che ha contribuito al declino dell’egemonia globale statunitense e ha coinciso con l’ascesa della Cina, plasmando in ultima analisi il mondo scettico verso il multilateralismo in cui viviamo oggi. Fino a quando le Torri Gemelle di New York non crollarono sotto gli occhi del mondo 25 anni fa, gli Stati Uniti e parte dell’Occidente avevano vissuto il decennio piu’ prospero e pacifico della loro storia. Si trattava di una parentesi post-Guerra Fredda in cui la crescita economica e la potenza americana sembravano illimitate, e in cui un mondo unipolare guidato da Washington appariva destinato a definire il XXI secolo.
Quell’illusione non svani’ immediatamente dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001: “il sostegno globale agli Stati Uniti in realta’ aumento’ dopo l’11 settembre”, persino nel mondo arabo, osserva Stacie E. Goddard, politologa americana, docente del Wellesley College in Massachusetts, “Ma cio’ che segui’ agli attentati la guerra evitabile in Iraq, le violazioni dei diritti umani che accompagnarono la guerra globale al terrorismo e il successivo ritiro dall’Afghanistan ha indubbiamente minato la posizione degli Stati Uniti e la loro promozione di un ordine mondiale liberale”. Sebbene l’invasione dell’Afghanistan del 2001 avesse il sostegno della Nato, la guerra in Iraq, lanciata due anni piu’ tardi dall’amministrazione di George W. Bush, divise gli alleati.
La maggior parte di essi nutriva scetticismo riguardo all’affermazione rivelatasi poi infondata secondo cui il regime di Saddam Hussein (che Bush aveva collegato agli attentati e ad Al-Qaeda) possedesse armi di distruzione di massa. Con le torture nella prigione irachena di Abu Ghraib, i centri di detenzione segreti della Cia e l’apertura del carcere di Guantanamo a Cuba, l’amministrazione Bush elaboro’ una politica estera incentrata sull’affrontare “la vulnerabilita’ degli Stati Uniti appena scoperta, a scapito di quasi tutto il resto”, dice Mathias Risse, docente di affari globali e diritti umani all’Universita’ di Harvard. “L’amministrazione Bush ha violato valori che gli Stati Uniti avevano cercato di esportare in altri Paesi per decenni”, sottolinea Risse.
Questa erosione della credibilita’ globale degli Stati Uniti raggiunse il picco a meta’ degli anni 2000 e fu arginata dalla storica elezione di Barack Obama nel 2008; tuttavia, il fiasco statunitense in Iraq non si concluse con il ritiro delle truppe nel 2011. Contribui’ invece alla successiva ascesa dello Stato Islamico, che terrorizzo’ l’Occidente e costrinse Washington e i suoi alleati a impantanarsi nuovamente in Medio Oriente. Parallelamente, tra il 1979 e il 2018, la Cina raddoppiava le dimensioni della propria economia ogni otto anni, compiendo passi graduali per superare il suo storico isolamento: nel 2001 lo stesso anno degli attentati dell’11 settembre il gigante asiatico aderi’ all’Organizzazione Mondiale del Commercio e, insieme alla Russia, istitui’ l’organizzazione multilaterale nota come Organizzazione per la cooperazione di Shanghai.
La sua crescita spettacolare e la nascente apertura commerciale trasformarono ben presto la Cina nella “fabbrica del mondo”, mentre crescevano le sue ambizioni territoriali e geostrategiche e si consolidava la sua influenza globale. Nel frattempo, distratti dall’instabilita’ in Medio Oriente, gli Stati Uniti lasciarono incompiuto il progetto del “pivot verso l’Asia” un obiettivo che Obama aveva fissato per il suo secondo mandato volto ad accrescere l’influenza statunitense nella regione del Pacifico e tra i vicini di Pechino. L’attuale mondo bipolare conteso tra Stati Uniti e Cina, e complicato dalla aggressivita’ militare della Russia e dalla crescente forza di altre potenze come l’India non puo’ essere compreso senza considerare l’ascesa al potere di Donald Trump nel 2017 e il suo ritorno nel 2025.
Questo fenomeno, secondo alcuni politologi, e’ difficile da cogliere appieno senza guardare alla “Guerra al terrore” scaturita dagli attentati dell’11 settembre. “Senza quelle ‘guerre senza fine’ (in Iraq e Afghanistan), non credo che Donald Trump avrebbe ottenuto il successo politico che ha raggiunto”, ha osservato di recente lo storico americano Nathan Citino, della Rice University. La sua promessa di porre fine al militarismo americano in Medio Oriente non ha retto durante il suo secondo mandato. Al contrario, la sua amministrazione e’ rimasta nuovamente invischiata in una guerra contro l’Iran

