(Adnkronos) – I professori Dennis Whyte e Andrew W. Lo del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno pubblicato uno studio sulla rivista scientifica Journal of Fusion Energy nel quale propongono una struttura analitica per valutare la redditività e la sostenibilità economica delle centrali a fusione nucleare su scala commerciale. L'analisi punta a definire un quadro metodologico in grado di considerare sia i fattori fisici ed ingegneristici necessari a sostenere la reazione controllata sia i costi operativi e di costruzione degli impianti energetici destinati a competere nei mercati globali. La ricerca estende al campo finanziario il celebre Criterio di Lawson sviluppato negli anni Cinquanta, il quale calcola il valore di "Q di plasma" per misurare il rapporto tra l'energia prodotta dalla fusione e quella esterna impiegata per alimentare il processo; i ricercatori hanno così formalizzato un valore di "Q economico", definibile come il rapporto tra il capitale generato e i costi complessivi sostenuti per la realizzazione e la gestione della centrale, indicando che tale parametro deve risultare superiore a uno per garantire la fattibilità finanziaria del progetto. Sulla necessità di analizzare la tecnologia sotto il profilo dei costi, Dennis Whyte, docente di ingegneria e scienze nucleari presso il MIT, ha dichiarato: “Dobbiamo necessariamente guardare all'aspetto economico. Se vogliamo che questa tecnologia sia effettivamente significativa nell'economia mondiale, dobbiamo iniziare ad essere chiari con noi stessi su questi temi”.
L'algoritmo sviluppato individua dieci parametri fondamentali, tra cui la densità di potenza dell'impianto, l'efficienza di conversione dell'energia in risorsa commerciale e la durata dei componenti sottoposti a usura, ed è formulato in modo da risultare scalabile e applicabile a qualsiasi tipologia di reattore, sia esso basato sul confinamento magnetico o sull'impiego di tecnologie laser. Andrew W. Lo, docente di finanza presso la MIT Sloan School of Management, ha evidenziato: “Sembra difficile ridurre requisiti scientifici e ingegneristici complessi a conseguenze economiche. Ma se non lo facciamo, non otterremo i finanziamenti necessari per raggiungere l'impatto che desideriamo. Non importa se la centrale a fusione è piccola o grande, il punto fondamentale è: in entrambi i casi è meglio che il denaro in uscita superi quello in entrata, altrimenti non rimarrà in circolazione per molto tempo”.
Il modello offre così un sistema matematico utile a quantificare l'impatto delle singole decisioni di progettazione industriale nell'ambito dei recenti investimenti privati diretti verso il settore della fusione nucleare, stabilendo parametri oggettivi per monitorare la progressiva riduzione dei costi di produzione energetica nel lungo periodo.
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di Redazione 3
Mer, 12/08/2026 - 12:46

