La Somalia continua a occupare stabilmente gli ultimi posti negli indici globali sulla corruzione e sulla governance. In un Paese tormentato da un conflitto che si trascina da decenni e da una crisi umanitaria cronica — con milioni di sfollati interni che dipendono interamente dagli aiuti — la corruzione non è più un’anomalia, ma un sistema consolidato.
Secondo il rapporto 2026 di Transparency International, la drammatica situazione economica e umanitaria del Paese fa sì che “i fondi pubblici e gli aiuti umanitari sottratti a causa della corruzione abbiano un impatto diretto e devastante sulle condizioni di vita della popolazione”.
Sotto l’amministrazione del presidente uscente Hassan Sheikh Mohamud, le pratiche illecite continuano a prosperare. Tra queste figurano tangenti quotidiane richieste ai cittadini, casi di grande corruzione che coinvolgono alti esponenti politici e decisori pubblici, oltre alla distrazione sistematica di aiuti internazionali e al clientelismo diffuso nel settore pubblico.
La “mafia dei terreni” e lo smantellamento dell’Anticorruzione
Uno dei capitoli più dolorosi sollevati dagli analisti riguarda la gestione del territorio. Transparency International evidenzia come la corruzione fondiaria colpisca duramente la popolazione, con espropri illegali e sgomberi forzati che esasperano la vulnerabilità dei civili.
Questa situazione è alimentata dall’instabilità del conflitto, dalle reti di clientelismo tribale e dall’assenza di controlli interni. Un indebolimento strutturale accelerato nel 2022, quando il presidente Hassan Sheikh Mohamud, a pochi mesi dal suo insediamento per un secondo mandato, ha sciolto la Commissione Nazionale Anticorruzione indipendente, lasciando un vuoto di vigilanza che non è ancora stato colmato.
“A Mogadiscio non è stato risparmiato nemmeno un centimetro di terra”, denuncia la piattaforma informativa Al-Hadath Al-Somali su X (ex Twitter). “Il governo federale ha trasformato la sua influenza in uno scudo per saccheggiare le proprietà dei cittadini e svenderle. Il dossier della corruzione immobiliare è ormai fuori controllo.”
Al contempo, gli osservatori internazionali denunciano una stretta autoritaria su media indipendenti e società civile, volta a silenziare le inchieste sui temi più scottanti, come i recenti finanziamenti sauditi destinati alle forze somale nel centro del Paese.
L’ombra dell’Arabia Saudita: truppe somale destinate al Sudan?
Mentre Riad tenta di ridimensionare le indiscrezioni, diverse testate internazionali come PML Daily e Citizen Digital hanno documentato le attività all’interno dei campi di addestramento nel Galmudug. La visita di una delegazione militare saudita a Guri El alla fine dello scorso giugno sembrerebbe confermare l’esistenza di un piano geopolitico preciso.
Secondo i dati trapelati:
- Circa 5.107 soldati (tra cui circa 2.000 provenienti dal Puntland) sono attualmente inseriti nel programma di addestramento saudita.
- Residenti locali segnalano un’intensa attività militare a Guri El, con movimenti di veicoli blindati e la presenza di addestratori stranieri (mercenari provenienti da Romania, Colombia e Sudafrica).
- I fondi internazionali destinati allo sviluppo e alla lotta alla povertà verrebbero usati, secondo le denunce locali, per comprare fedeltà politiche e tribali.
La rivelazione più inquietante arriva però da una testimonianza raccolta dalla piattaforma Sahih Sudan. Un ufficiale somalo del Puntland ha dichiarato che la forza d’elite in fase di preparazione non è destinata a operare in Somalia:
“Questa forza viene addestrata per essere schierata in Sudan, a fianco dell’esercito sudanese e delle milizie alleate vicine ai Fratelli Musulmani.”
La presenza di battaglioni a ideologia jihadista legati ai Fratelli Musulmani rappresenta una grave minaccia securitaria non solo per il Sudan, ma per l’intero Corno d’Africa, già flagellato da gruppi terroristici come Al-Shabaab e lo Stato Islamico.
Un’instabilità esistenziale e il record di vittime
Dal collasso delle istituzioni statali nel 1991, la Somalia non è mai riuscita a liberarsi dal giogo della guerra civile e delle carestie. Come sottolinea la ricercatrice di Transparency International, Kounin Rahman, il vuoto di potere è stato colmato da alleanze tribali informali che surclassano l’autorità dello Stato, mentre il governo di Mogadiscio rimane incapace di fornire i servizi minimi essenziali.
L’attenzione del presidente Mohamud, focalizzata sulle dispute politiche interne piuttosto che sul contrasto al terrorismo, ha lasciato campo libero alle organizzazioni terroristiche.
Secondo i dati del database ACLED (Armed Conflict Location & Event Data Project):
- Nel 2025 la Somalia ha registrato un numero record di vittime dall’inizio del monitoraggio.
- Al-Shabaab rimane responsabile della stragrande maggioranza dei decessi legati al conflitto negli ultimi vent’anni.
- Durante i quattro anni dell’amministrazione Mohamud, decine di migliaia di civili hanno perso la vita, con picchi di violenza concentrati nelle regioni di Benadir, Basso Scebeli, Basso Giuba e Hiran.
Come riassume il professor Afyare Abdi Elmi dell’Università di Mogadiscio: “La difesa e la stabilità della Somalia non sono più una semplice disputa politica passeggera, ma una vera e propria prova esistenziale per lo Stato federale e per la sua capacità di generare legittimità democratica dall’interno delle proprie istituzioni.”

