Tra i banchi svuotati dal tempo e dalla modernità, il ricordo d’infanzia si trasforma in un viaggio filosofico. La nostalgia per una città che si dissolve ed il ritratto di un venditore d’uova diventato simbolo di una sacralità perduta
Il quadro come varco dell’essere
Il dipinto acrilico e collage, 50×53 cm, non è soltanto l’origine del racconto: è la soglia ontologica attraverso cui il racconto prende forma. Non rappresenta il vecchio del mercato: lo fa apparire. Non ricostruisce la città: la fa emergere dal silenzio.
La luce dorata che scende dall’alto non illumina: fa essere. È una luce che non appartiene al mondo fisico ma alla regione dove la memoria diventa fenomeno e il fenomeno diventa rivelazione.
Il vecchio è seduto su uno sgabello che non è più oggetto: è asse del tempo, punto di equilibrio tra ciò che è stato e ciò che non è più. Le uova, trasformate in sfere luminose, non sono simboli: sono epifanie della dignità, frammenti di un mondo che resiste alla dissolvenza.
Il collage introduce la frattura: pezzi di realtà che non combaciano più, come la città stessa. L’acrilico introduce la continuità: la luce che tenta di ricucire ciò che il tempo ha separato.
Il quadro non è un’immagine: è un luogo dell’essere.
Il profumo che ritorna come ontologia della memoria
Ci sono memorie che non tornano come immagini, ma come sostanze. Il mercato Strata ’a foglia era una sostanza: odore di foglie, di legno, di mani che lavorano, di voci che s’intrecciano come fibre di un tessuto antico.
Oggi quel profumo non esiste più nel mondo. Ma esiste nel quadro. La materia pittorica sembra trattenerlo, come se la superficie fosse diventata pelle della città.
Quando mia nonna Ines Cornia, figlia del musicista Luigi, mi prendeva per mano, non mi portava in un luogo: mi portava in una forma del vivere. Attraversavamo la città come si attraversa un fiume: non per arrivare, ma per essere trasportati.
Oggi, quelle strade sono corridoi di silenzio. Il gigante nato nel 1500 è diventato un’eco. La Via Consultore Benintende è un luogo dove la memoria cammina da sola.
Il mercato come fenomeno del mondo
Il mercato non era un insieme di bancarelle: era un fenomeno del mondo. Un modo in cui la città appariva a se stessa.
Le voci erano venti. Le luci erano correnti. Le mani erano architetture. Le foglie erano preghiere.
Nel quadro, tutto questo ritorna come strato metafisico: non più rumore ma vibrazione; non più movimento ma presenza; non più vita quotidiana ma memoria ontologica.
I fogliamari, custodi di cinque secoli, non compaiono nel dipinto come figure: compaiono come verticalità, come monoliti che non parlano ma ricordano.
Il mercato era un archivio di vite. Oggi è un archivio di assenze.
Il vecchio delle uova: la dignità come apparire
Nel quadro, il vecchio non è ritratto: è chiamato dalla luce.La sua postura è un equilibrio tra fatica e grazia. Le sue mani dure trattano le uova come reliquie. Ogni gesto è un rito che non chiede nulla. Ogni movimento è una preghiera che non ha bisogno di parole.
Nel racconto, il vecchio è custode della dignità. Nel quadro, la dignità diventa forma visibile.
Le uova diventano stelle. L’umiltà diventa splendore. Il quotidiano diventa sacro.
Il vecchio non guarda più il mondo: lo ricorda. E nel suo ricordare, il mondo appare.
La città che si dissolve come fenomeno metafisico
Caltanissetta, nel quadro, non è rappresentata: è evocata. Una città crepuscolare, sospesa, che vive solo nella memoria di chi l’ha attraversata.
Il mercato reale è scomparso. Ma nel piano riflettente del dipinto, tutto ritorna: le voci, le mani, le foglie, le cassette, le rughe, la luce.
La città non è più luogo: è eco dell’essere. Una forma che non ricorda più la luce, ma continua a cercarla.
Il Transrealismo come ponte tra essere e memoria
Il transrealismo non è stile: è struttura dell’apparire.
Nel quadro, la realtà si trasfigura: le uova diventano stelle, la luce diventa rivelazione, il mercato diventa tempio, la città diventa sogno.
Nel racconto, la memoria si apre in una dimensione ontologica: il vecchio diventa archetipo, la nonna diventa guida, la città diventa ente, il mercato diventa archivio cosmico.
Il Transrealismo è il ponte che unisce ciò che è stato e ciò che non è più. È la lingua che permette alla città di continuare ad esistere anche quando non esiste più.
Epifania finale: la luce che non si spegne
E io, che guardavo il vecchio da ragazzo, oggi lo rivedo nel quadro come si rivede un antenato silenzioso. Rivedo mia nonna. Rivedo la mia infanzia. Rivedo la Caltanissetta che non c’è più.
Il mercato della Strata ’a foglia vive ancora, ma solo nella memoria. E nella luce dorata che scende dall’alto nel dipinto, come una promessa che non si spegne.
Il quadro è la città che non ricorda più la luce. Il racconto è la luce che prova a tornare. E insieme, quadro e racconto diventano un’unica epifania: la dignità umana che resiste alla dissolvenza del tempo.
Francesco Guadagnuolo

