Un risarcimento superiore al milione di euro, una rendita vitalizia per il ragazzo e una sentenza che riconosce la responsabilità dell’ospedale per una grave negligenza sanitaria. È quanto ha stabilito il Tribunale di Catania al termine della causa promossa da una famiglia di Lucca nei confronti del Policlinico San Marco di Catania, dove nel 2012 la madre era stata ricoverata per partorire. Secondo i giudici, durante il ricovero i sanitari non individuarono un feocromocitoma, raro tumore dell’area renale che provocava nella donna ipertensione e forti cefalee. La mancata diagnosi impedì di trattare correttamente la patologia e rese necessario un parto cesareo prematuro, con conseguenze devastanti per il bambino. Il piccolo venne alla luce con una leucomalacia periventricolare pluricistica, una gravissima lesione cerebrale che gli ha causato una disabilità permanente, rendendolo bisognoso di assistenza continua. Oggi è un adolescente e, oltre al risarcimento riconosciuto ai genitori, ai fratelli e alla nonna, beneficerà di una rendita vitalizia. La notizia è riportata oggi dal quotidiano “Il Tirreno”. Nella sentenza si evidenzia come, sebbene la gestione clinica iniziale della paziente fosse stata ritenuta appropriata, i medici non approfondirono adeguatamente l’origine dell’ipertensione persistente. I consulenti tecnici nominati dal tribunale hanno sottolineato che il quadro clinico avrebbe dovuto quantomeno far sospettare la presenza del feocromocitoma, patologia rara ma particolarmente pericolosa durante la gravidanza. “I medici internisti dell’azienda sanitaria hanno trascurato di somministrare un’adeguata terapia”, si legge nella decisione del tribunale riportata dal “Tirreno”. La mancata diagnosi e l’inefficacia del trattamento antipertensivo adottato costrinsero infatti i sanitari ad anticipare il parto con un cesareo, impedendo il proseguimento della gravidanza per il tempo necessario a garantire una più completa maturazione del feto. Per i consulenti, un corretto approfondimento diagnostico avrebbe consentito di individuare la reale causa dell’ipertensione, controllare la patologia materna e scongiurare il parto prematuro, evitando così le gravissime conseguenze neurologiche riportate dal neonato. Il Tribunale ha quindi riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria, affermando che la negligenza dei medici è stata la causa delle sequele patologiche che hanno determinato la grave disabilità del bambino. Da qui la condanna al risarcimento milionario e al pagamento di una rendita vitalizia destinata al ragazzo, chiamato a convivere per tutta la vita con una condizione di disabilità irreversibile. (Red-Cro/Adnkronos)
di Redazione 3
Dom, 19/07/2026 - 12:23

