La Pa ha ripreso ad assumere, ma oltre il 66% dei dipendenti pubblici ha più di 45 anni e nei prossimi dieci anni sarà da gestire un massiccio turnover generazionale. Sono alcuni risultati del rapporto Randstad Research “Pa-rtire dal futuro, la trasformazione della Pubblica Amministrazione italiana” presentato oggi al Forum Pa. La pubblica amministrazione
offre percorsi di carriera sempre più vicini al privato e tra i neoassunti il 47,7% è laureato, ma cresce anche la mobilità ed è difficile trattenere i talenti.
Per i vertici e le professioni specialistiche l’AI è soprattutto un potenziamento, ma amministrativi e tecnici sono vulnerabili alla sostituzione di attività routinarie.
Per la Pa quello che si profila è un passaggio epocale: dopo anni di contrazione del personale, a partire dal 2023 ha definitivamente superato gli effetti del blocco del turnover, tornando a un saldo occupazionale positivo (+12.707 unità), trainato da assunzioni di donne. Ora la sfida è gestire il passaggio di testimone tra pensionati e nuovi assunti, tutelando il know how costruito negli anni.
Secondo Randstad Research, la Pa italiana sta abbattendo i confini che storicamente la separavano dal privato: offre percorsi di carriera speculari, attrae professioni che prima le erano estranee, tra i neoassunti ha il 47,7% di laureati e il 49% di contratti a tempo indeterminato. Ma l’amministrazione è anche molto più “mobile” del passato e ha di fronte la sfida di trattenere i talenti: il tasso di turnover è raddoppiato in dieci anni, come la probabilità di abbandonare un contratto a tempo indeterminato entro tre anni nella coorte 2020-2022, segno di un’occupazione giovane e qualificata che si sposta facilmente verso posizioni più favorevoli. Cresce anche la quota di chi arriva dal privato (oggi il 16,6%) o entra per la prima volta nel mercato del lavoro (23%

