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Baby gang perseguita gli anziani e pubblica i raid sui social: indagati cinque minorenni tra i 14 e i 16 anni

Redazione

Baby gang perseguita gli anziani e pubblica i raid sui social: indagati cinque minorenni tra i 14 e i 16 anni

Ven, 19/06/2026 - 19:31

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Trascorrevano i loro pomeriggi e le loro serate tormentando e perseguitando gli anziani, lanciando pietre e prendendo a calci le porte delle abitazioni di persone fragili e invalide, filmando le loro bravate per poi pubblicare i video sui social. Cosa abbia spinto una gang di ragazzini a trasformare la vita di pensionati e disabili in un incubo saranno i carabinieri a doverlo chiarire.

Gli stessi militari che oggi hanno bussato alle porte di cinque ragazzini, di età compresa tra i 14 e i 16 anni, residenti nell’area della Città metropolitana di Cagliari, indagati dalla Procura per i minorenni per atti persecutori. I militari dell’Arma della Compagnia di Cagliari e della Stazione di Assemini hanno perquisito le loro abitazioni sequestrando telefonini, computer e supporti informatici. Le indagini sono partite alcuni mesi fa grazie alla denuncia di una delle vittime che si è presentata in caserma per raccontare cosa gli stava accadendo.

“Gli accertamenti hanno permesso di fare piena luce sull’operatività di una banda di adolescenti che, da circa un anno, avrebbe vessato sistematicamente persone in condizioni di particolare fragilità o vulnerabilità, tra cui anziani e invalidi, attraverso ripetuti episodi di cyberbullismo”, spiegano dall’Arma. Al vertice della baby gang, secondo quanto emerso dagli accertamenti svolti dall’Arma, c’erano i cinque minorenni indagati, ai quali si sarebbero uniti di volta in volta diversi altri coetanei.

“I giovani, muovendosi prevalentemente a bordo di biciclette o monopattini elettrici, avrebbero posto in essere condotte vessatorie volte a schernire e umiliare pubblicamente le vittime – precisano i carabinieri -. Le aggressioni, reiterate talvolta con cadenza quotidiana, sarebbero consistite in pedinamenti accompagnati da insulti e minacce, atti di vandalismo, come calci e colpi contro i portoncini d’ingresso delle abitazioni, e lanci di oggetti, tra cui sassi, bottiglie e rifiuti”.

I raid venivano documentati con videoriprese effettuate con i telefoni cellulari e successivamente diffuse sulle principali piattaforme social, in particolare TikTok e Instagram. Alcuni di questi filmati sono stati visti dagli stessi carabinieri che oggi hanno perquisito le abitazioni dei cinque. Nessuno di loro, da quanto si apprende, vedendo i carabinieri ha mostrato segni di pentimento o paura, nessuno ha spiegato le ragioni che li hanno spinti a tormentare gli anziani. Risposte potrebbero arrivare dalle analisi sui supporti informatici sequestrati oggi durante le perquisizioni. Le indagini proseguono per individuare tutti i ragazzini coinvolti

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