“Quanto accaduto a San Vito Lo Capo non è solo un fatto di cronaca che lascia sgomenti. È il sintomo drammatico di un degrado e di un disagio sociale profondi, che la scuola si trova ad affrontare ogni giorno in totale solitudine e abbandono da parte delle istituzioni”. È quanto dichiara Adriano Rizza, segretario generale della Flc Cgil Sicilia, commentando il gravissimo episodio verificatosi in un istituto comprensivo della provincia di Trapani, dove un undicenne ha tentato di accoltellare il proprio insegnante riprendendo il gesto con il cellulare.
“Di fronte a vicende del genere, la tentazione di invocare soluzioni repressive è forte, ma miope e pericolosa – prosegue Rizza –. Non è alzando muri o militarizzando le aule che si risolvono problemi che hanno radici sociali, culturali ed economiche profonde. La vera risposta, l’unica possibile in un paese civile, è un investimento educativo massiccio e strutturale, che parta dal riconoscimento del ruolo insostituibile della scuola pubblica come presidio di legalità, inclusione e crescita democratica”.
“Il personale della scuola – docenti, personale ATA, educatori – è quotidianamente in prima linea per arginare fenomeni di violenza, bullismo e devianza minorile, ma lo fa senza strumenti adeguati, in strutture spesso insicure e con retribuzioni che restano le più basse d’Europa. È inaccettabile – denuncia il segretario Flc – che chi ha il compito di formare i cittadini di domani sia sistematicamente umiliato non solo da episodi di aggressione, ma anche da classi sovraffollate e dalla cronica mancanza di personale specializzato come psicologi, pedagogisti e assistenti sociali”.
“Chiediamo con urgenza al Governo nazionale e alla Regione Siciliana un piano straordinario di investimenti per la scuola – conclude Rizza –. Risorse per mettere in sicurezza gli edifici scolastici, per potenziare gli organici, per introdurre stabilmente figure professionali di supporto psicopedagogico e per restituire finalmente una retribuzione dignitosa a chi lavora ogni giorno per tenere insieme un tessuto sociale sempre più lacerato. Senza una scuola forte, rispettata e finanziata, non c’è futuro per la Sicilia e per il Paese”.

