Settant’anni, l’inizio della pensione, la fine di una carriera di 45 anni in magistratura, l’addio alla Procura di Roma. Tutto in un giorno. L’ultimo di servizio per Giuseppe PIGNATONE, nato a Caltanissetta, che il 19 marzo del 2012 raccolse l’eredita’ di Giovanni Ferrara a capo della Procura capitolina dopo 38 anni trascorsi a combattere la mafia la Palermo (fu lui a istruire i processi per i delitti politici, tra gli altri, di Piersanti Mattarella e Pio La Torre, a mettere sotto inchiesta l’ex sindaco Dc, Vito Ciancimino, e l’ex governatore Salvatore Cuffaro e a coordinare le indagini i che portarono nel 2006 all’arresto del boss di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano, l’11 aprile 2006) e la ‘ndrangheta a Reggio Calabria dal 2008 (in questo caso molto significativa fu l’operazione denominata ‘Crimine’ con oltre 300 arresti). Mafia e corruzione sono stati i due filoni su cui per gran parte si e’ snodata l’attivita’ di PIGNATONE a Roma. L’inchiesta ‘Mondo di mezzo’, ribattezzata ‘Mafia Capitale’ e scoppiata i primi giorni di dicembre 2014, e’ il simbolo del settennato capitolino di PIGNATONE: 37 arresti (nella prima tornata), tra i quali l’ex terrorista Nar, Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, uno dei massimi esponenti della cooperazione sociale a Roma, consiglieri comunali del Pd (tra i quali il presidente dell’Aula, Mirko Coratti), e l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, indagato insieme ad altre 99 persone (tra i quali anche consiglieri regionali). La sentenza di primo grado, arrivata dopo oltre due anni dall’inizio dell’inchiesta, vide l’impostazione della Procura drasticamente ridimensionata perche’ non venne riconosciuto il reato di associazione mafiosa che invece la Corte d’Appello ha affermato lo scorso 11 settembre.
Una mafia ‘atipica’ e ‘autoctona’ differente da quella piu’ tradizionale dei clan Casamonica, Fasciani e Spada colpiti duramente dall’azione dei magistrati, sotto la guida dell’uomo di Caltanissetta. Mafia ma non solo. Durante il mandato di PIGNATONE, tutti e tre i sindaci di Roma che si sono alternati sono stati coinvolti da inchieste della Procura, addirittura con una sentenza di condanna di primo grado. È il caso dell’ex primo cittadino Gianni Alemanno (alla guida della giunta di centrodestra dal 2008 al 2013), condannato lo scorso febbraio a sei anni di carcere nell’ambito di un processo stralcio dell’inchiesta Mondo di Mezzo. L’ex sindaco di centrosinistra, Ignazio Marino, e’ stato prima assolto, poi condannato a due anni, quindi nuovamente assolto in Cassazione per una vicenda legata ad alcuni scontrini, quindi l’attuale sindaca, Virginia Raggi, lo scorso novembre e’ stata assolta in primo grado nel processo sulla nomina del fratello di Raffaele Marra a capo del dipartimento Turismo. La lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione (fatta piu’ di consulenze e scambi di favori che di ‘bustarelle’) e’ stato l’altro grande filone di indagini ‘guidato’ da PIGNATONE ed emblematica in questo senso la recente indagine sulla costruzione del nuovo stadio della Roma che, tra gli altri, ha portato in carcere l’attuale presidente dell’Aula Capitolina, Marcello De Vito. Dalla politica ai presunti depistaggi, sono recenti le svolte nei casi della morte di Stefano Cucchi nel 2009, per il quale e’ stato chiesto il processo per otto carabinieri, e per quella di Giulio Regeni in Egitto nel 2016, con diversi esponenti dei servizi segreti egiziani iscritti nel registro degli indagati e una nuova recente richiesta di rogatoria da parte del pm, Sergio Colaiocco. Lo ‘scettro del comando’ passera’ ora a Michele Prestipino, attuale procuratore aggiunto e capo della Dda di Roma che PIGNATONE conosce dai tempi di Palermo, che assumera’ la reggenza fino alla nomina del nuovo procuratore capo, attesa dopo l’estate.

